cd ../sorveglianza cybersecurity/sorveglianza
[ sorveglianza :: società ]

Il circuito mondiale della pedofilia

Reti di potere, impunità e mito: un tentativo di mettere in ordine i tasselli.

Sorveglianza & Società 2026-10-08

Tesi

Non esiste, allo stato delle prove, un’unica organizzazione che gestisce l’abuso di minori nel mondo. Esiste però uno schema che si ripete: un luogo chiuso, un sistema di reclutamento di persone vulnerabili, un materiale di ricatto, una protezione istituzionale e un patto di silenzio. Dove questo schema è documentato (Epstein) spiega molto. Dove è solo ipotizzato, è lo stesso schema a rendere credibile l’ipotesi, e anche a rendere credibili i miti che ci crescono sopra.

Nota di metodo

I materiali raccolti hanno pesi molto diversi. Nel testo li distinguo così:

Tenere separati i tre livelli non indebolisce l’argomento: è ciò che permette di capire dove finisce il fatto e dove comincia il racconto.


1. Lo schema

Prima dei casi, il modello. Leggendo le vicende una accanto all’altra emergono cinque elementi costanti:

  1. Il recinto: un’isola, un ranch, una villa, un club, una festa privata. Uno spazio sottratto allo sguardo esterno.
  2. Il reclutamento: ragazze e ragazzi poveri, istituzionalizzati, stranieri, o in cerca di una carriera. Spesso sono le vittime stesse a reclutarne altre.
  3. Il ricatto: registrazioni, fotografie, debiti, contratti. Chi partecipa diventa ricattabile, e quindi affidabile.
  4. La protezione: procuratori accomodanti, indagini archiviate, investigatori rimossi, accordi extragiudiziali.
  5. Il silenzio: chi sta nel giro agisce al di sopra della legge purché rispetti il patto.

Ogni sezione che segue va letta come una verifica di questo schema: quali elementi sono provati, quali mancano, quali sono stati aggiunti dall’immaginazione collettiva.

I cinque elementi dello schema e il modo in cui si richiudono su se stessi.

2. Chi abusa: cosa dice la ricerca

Parlare di “circuito della pedofilia” richiede prima di chiarire di cosa si parla, perché il termine copre due cose diverse.

Pedofilia e abuso non coincidono. La pedofilia è un’attrazione sessuale persistente verso bambini prepuberi; l’abuso su minori è un comportamento. Una parte consistente di chi abusa non è pedofila in senso clinico (agisce per opportunità, dominio, disponibilità della vittima), e non tutte le persone con attrazione pedofila commettono abusi. Le classificazioni attuali riflettono questa distinzione: il DSM-5 separa l’interesse pedofilico dal disturbo pedofilico, che richiede sofferenza soggettiva o il passaggio all’atto. È in questo senso che va inteso l’argomento, emerso in una conversazione privata che mi ha orientato su questi studi, secondo cui la parafilia in sé non andrebbe classificata come malattia: è una posizione presente nel dibattito, non un consenso. Della distinzione tra parafilia e disturbo parafilico, e del quadro clinico completo, mi occupo nella sezione sulla pedofilia del libro di Psicologia Ontologica.

L’ipotesi neuroevolutiva A. L’idea, più vecchia, che la pedofilia derivi essenzialmente da un trauma o da un apprendimento è stata affiancata dal 2002 in poi da una serie di studi, soprattutto del gruppo di Toronto (Ray Blanchard, James Cantor), che la descrivono come un’anomalia dello sviluppo, in parte prenatale. I correlati riportati sono:

Altri gruppi hanno invece trovato differenze nella sostanza grigia: amigdala e strutture limbiche (Schiltz et al., 2007), circuiti fronto-striatali (Schiffer et al., 2007). La rassegna critica di Mohnke et al. (2014) sottolinea proprio questo: i risultati non sono uniformi, i campioni sono piccoli e le sedi delle anomalie cambiano da studio a studio.

Il limite decisivo. Quasi tutti questi studi sono stati condotti su uomini condannati. Quando il consorzio tedesco NeMUP ha confrontato pedofili che hanno abusato con pedofili che non l’hanno mai fatto (Schiffer et al., 2017; Gerwinn et al., 2018), molte differenze, a partire dal QI più basso, sono risultate legate al reato più che all’attrazione. In altre parole: parte di ciò che era stato attribuito alla pedofilia descrive in realtà chi viene preso.

La mia ipotesi S. Vorrei collegare questi dati a due idee che restano da verificare:

Nella Psicologia Ontologica formulo questa seconda idea in termini di funzioni: il soggetto proietta sul bambino la propria funzione inferiore, spesso un Sentimento introverso represso che cerca espressione come «cura» per un essere percepito come puro, e scambia per empatia quella che è una sensazione generata interamente dal proprio sistema predittivo, non dalla realtà psicologica del bambino. È il motivo per cui le terapie lavorano sull’empatia verso la vittima. Se poi il Sentimento abbia davvero una controparte nella rete cerebrale della salienza, di cui l’amigdala è un nodo, è ciò che l’Esperimento prova a verificare con criteri falsificabili.

Nessuna di queste ipotesi è dimostrata dagli studi citati, che non misurano né la sensibilità emotiva né la funzione simbolica.

Perché questo conta per il resto dell’articolo. Il profilo che esce dalla letteratura (deficit cognitivi, anomalie dello sviluppo, marginalità) è l’opposto di quello dei protagonisti delle prossime sezioni: finanzieri, produttori, politici, accademici. Inoltre le vittime di Epstein erano in gran parte adolescenti, non bambine prepuberi: clinicamente non è nemmeno pedofilia in senso stretto. Ne segue che il circuito d’élite non si spiega con la parafilia. Si spiega con il potere: la disponibilità di corpi come privilegio, l’impunità come prova di appartenenza, il ricatto come collante. La neurologia spiega l’individuo isolato; i casi che seguono chiedono una spiegazione sociale.


3. Il caso modello: Jeffrey Epstein

È l’unico caso in cui tutti e cinque gli elementi dello schema sono documentati. Le fonti di questa sezione sono elencate in fondo, in Materiali e verifiche, punto per punto.

3.1 Il sistema A

Epstein, finanziere passato da Bear Stearns alla gestione in proprio di patrimoni di clienti ultra-ricchi, reclutava ragazze, anche minorenni, con la promessa di 200 dollari per un massaggio, e poi le spingeva a reclutarne altre. Nessuno ha mai chiarito del tutto l’origine della sua ricchezza. La sua vera competenza era intrecciare relazioni.

Ghislaine Maxwell, figlia del magnate dei media Robert Maxwell, non era una semplice compagna: reclutava, accompagnava, presentava, tranquillizzava. La sua condanna del 2021 per traffico sessuale di minorenni ha stabilito che il sistema era organizzato, premeditato e gestito da più persone.

I recinti erano più d’uno: Little St. James, isola di circa 30 ettari nelle Isole Vergini americane; la townhouse di New York; Zorro Ranch in New Mexico, circa 8.000 acri tra terreni di proprietà e in concessione, con pista d’atterraggio privata, dove nel 1996 Annie Farmer, allora sedicenne, fu costretta da Maxwell a un massaggio a seno nudo.

Little St. James, Isole Vergini americane. Foto del governo delle Isole Vergini, pubblico dominio (Wikimedia Commons).

3.2 La protezione A

Nel 2008 il procuratore Alexander Acosta negoziò in Florida un patteggiamento divenuto emblematico: 13 mesi in regime semiaperto, con permesso di lavoro diurno. Acosta diventò poi Segretario al Lavoro con Trump e si dimise nel 2019, quando il caso tornò alla ribalta.

Nel luglio 2019, dopo l’inchiesta del Miami Herald, Epstein fu arrestato a New York con accuse federali. Un mese dopo fu trovato impiccato in cella: guardie addormentate, telecamere non funzionanti, protocolli violati. La versione ufficiale è il suicidio; le circostanze spiegano da sole perché quasi nessuno ne sia rimasto convinto.

3.3 La rete AC

La distinzione tra frequentazione e complicità è rimasta spesso nebulosa, e la giustizia ha agito in pochi casi.

L’ampiezza dell’elenco è il dato: finanza, diritto, diplomazia, cultura, logistica, filantropia. Non un ambiente, ma il punto in cui gli ambienti si toccano.

3.4 Epstein e Diana C

Secondo Controversy di Ian Halperin, Epstein avrebbe avuto un’ossessione per Lady Diana: l’avrebbe fatta seguire, le avrebbe mandato regali anonimi, ne avrebbe conosciuto dettagli intimi, e sarebbe stato deriso quando si dichiarò. Di questo racconto non ho trovato riscontri indipendenti. Riscontrabili sono invece tre elementi. Michael Wolff, in Too Famous (2021), riferisce che Epstein gli disse di averla «accompagnata in qualche occasione», senza indicare dove e senza fotografie; in una bozza di profilo scritta da Wolff e mandata a Epstein perché la controllasse, Epstein siede accanto a Diana alla cena della Serpentine Gallery del 1994. Maria Farmer ha raccontato che Maxwell trovava divertente prendersi gioco di Diana e si vantava di averla fatta piangere. Tra gli oggetti di Epstein è stato trovato, incorniciato e chiuso in un armadio, un ritaglio del Times del 1994 con il revenge dress, indossato proprio a quella cena: le fonti lo collocano chi sull’isola, chi nella casa di New York. È l’unico oggetto fisico che lega i due nomi.

Il principe Harry, in Spare (2023), non collega la morte della madre a Epstein, ma nota che allo zio accusato di violenza sessuale nessuno pensò di togliere la scorta, e definisce «semplicistica e assurda» la conclusione delle indagini sull’incidente di Parigi. Oltre questo punto non ci sono prove: un collegamento tra Epstein e la morte di Diana resta S.

3.5 L’eugenetica A

È il filone più documentato e, per me, il più rivelatore, perché mostra che cosa quel potere pensava di sé.

La residenza di Zorro Ranch, New Mexico, in una foto aerea dagli atti. Dipartimento di Giustizia USA, pubblico dominio (Wikimedia Commons).

Il nesso con la sezione 2 è diretto: chi tratta i corpi altrui come materiale di consumo tratta la specie come materiale di progetto. L’abuso e l’eugenetica sono due espressioni della stessa idea di gerarchia tra esseri umani.


4. Il filo del denaro: IOR, JP Morgan, Emanuela Orlandi

Qui lo schema si sposta dal sesso alla finanza. Il collegamento non è che Epstein abbia rapito Emanuela Orlandi: non c’è alcuna prova, né che abbia mai messo piede nel cimitero Teutonico. Il collegamento è una banca.

I punti fermi A.

Il Campo Santo Teutonico visto dalla basilica di San Pietro: il piccolo cimitero è il giardino al centro. Foto di Johannes Müller, CC BY-SA 3.0 (Wikimedia Commons).

Le parti controverse C.

La lettura S. Messa in fila, la sequenza è questa: febbraio 2013, Epstein si interessa alla banca vaticana; luglio 2013, Francesco crea COSEA; 2013-14, dentro COSEA si parla di far sparire la «cosa della Orlandi»; 2019, si aprono le tombe e si arresta Epstein, mentre Bannon gli scrive di abbattere il Papa che sta aprendo quel cassetto. Poi i coperchi si richiudono: Epstein muore, le tombe vengono richiuse, JP Morgan paga un accordo extragiudiziale. È una teoria fredda: un archivio finanziario, una banca che serve entrambi i lati, e una ragazza scomparsa nel punto in cui le due piste si sfiorano. Le coincidenze di date non sono una prova; sono il motivo per cui la domanda resta aperta.


5. L’industria dell’intrattenimento: il caso Combs

I fatti A. Sean Combs (Puff Daddy, P. Diddy), rapper e produttore, fondatore della Bad Boy Records, è stato arrestato nel settembre 2024. Nelle perquisizioni delle sue case sono state sequestrate oltre mille bottiglie di olio per bambini e lubrificante, usate nelle feste che lui chiamava freak off, che venivano filmate. Nel luglio 2025 una giuria lo ha assolto dalle accuse più gravi (associazione a delinquere e traffico sessuale) e condannato per trasporto di persone a fini di prostituzione; la pena, inflitta il 3 ottobre 2025, è di 50 mesi più 500.000 dollari di multa.

Le accuse C. Nell’ottobre 2024 l’avvocato Tony Buzbee ha annunciato di rappresentare 120 presunte vittime (60 uomini e 60 donne), 25 delle quali minorenni all’epoca dei fatti, la più piccola di 9 anni, selezionate tra 3.285 persone che lo avevano contattato. Il numero di tremila che circola online è quindi quello delle segnalazioni, non delle denunce. A ottobre 2025 le cause civili depositate erano oltre settanta; alcune sono già state ritirate o respinte (tra queste, nel febbraio 2025, quella che coinvolgeva anche Jay-Z). Combs nega tutto. L’ex detective di Los Angeles Greg Kading sostiene che Combs avrebbe offerto un milione di dollari a Duane “Keffe D” Davis, membro dei Crips, per uccidere Tupac Shakur e Suge Knight, e che l’omicidio di Notorious B.I.G. sarebbe stata la vendetta commissionata da Knight. Davis è stato arrestato nel 2023 per l’omicidio di Tupac; Combs non è mai stato incriminato.

Il racconto virale S. Sui social il caso si è gonfiato ben oltre gli atti: Combs avrebbe trafficato e fatto rapire bambini, ucciso chi rifiutava, avuto un ruolo nelle morti di Michael Jackson e Lady Diana; alle premiazioni gli artisti ringrazierebbero Beyoncé per paura; Justin Bieber in Baby canterebbe «baby oil»; Michael Jackson avrebbe tenuto i bambini a Neverland per proteggerli dall’isola di Epstein. Nessuno di questi elementi ha riscontri, e alcuni sono impossibili per cronologia (Baby è del 2010; Jackson fu processato e assolto nel 2005; il legame con la famiglia reale passa per Epstein, non per Combs). Li riporto perché mostrano il meccanismo: quando un fatto vero conferma lo schema, il pubblico estende lo schema a tutto.

La mia ipotesi S. La faida tra East Coast (Bad Boy: Combs, Notorious B.I.G.) e West Coast (Death Row: Suge Knight, Tupac, Dr. Dre) è alle radici del rap commerciale. Mi chiedo se dietro gli interessi delle etichette non ci fosse il traffico di droga: artisti partiti dalla povertà che, diventati famosi, offrivano un canale di espansione ai trafficanti, dentro una gerarchia tenuta insieme da contratti, ricatti e abusi. Sullo sfondo ci sono le Rockefeller Drug Laws del 1973 nello Stato di New York, che riempirono le carceri di afroamericani e ispanici poveri: è un fatto che abbiano prodotto il contesto sociale da cui il rap è nato; che questo fosse un obiettivo è un’ipotesi, non un piano documentato. Quanto a Tommy Mottola, ex capo di Sony Music e poi titolare del marchio Casablanca Records con Universal, non conosco prove di un suo ruolo sovraordinato a Combs.

Rispetto allo schema: recinto, reclutamento e materiale filmato sono documentati; il ricatto sistematico e la rete di protezione sono sostenuti dalle accuse ma non dalla sentenza.


6. La variante italiana

Berlusconi e il caso Ruby A. Karima El Mahroug, nata il 1° novembre 1992, frequenta nel 2010, a diciassette anni, le serate di Villa San Martino ad Arcore. Le ragazze arrivano attraverso tre figure: Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti. La notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 Ruby viene fermata a Milano per furto; Berlusconi telefona in questura sostenendo che sia la nipote di Mubarak, e la ragazza viene affidata a Minetti.

È accertato che ad Arcore si svolgessero serate con prostituzione e che Ruby fosse minorenne; non è accertato che Berlusconi abbia avuto con lei rapporti a pagamento sapendone l’età.

Lo schema qui è presente in scala ridotta (villa, reclutatori, telefonata in questura) ma senza la dimensione internazionale. È un circuito parallelo, non un nodo della rete Epstein.

Quanto a un legame diretto con Epstein, i file contengono soprattutto rassegne stampa sulle vicende giudiziarie di Berlusconi e tracce di incontri che persone vicine a Epstein avrebbero voluto organizzare, mai avvenuti. La battuta secondo cui Berlusconi avrebbe declinato un invito rispondendo che le sue feste erano migliori circola sui social senza alcun documento a sostegno, e non la uso.

Briatore A. Compare nei file con email tra il 2005 e il 2010; Epstein lo chiamava «Italian friend». Una foto del 2001 lo ritrae sulla sua barca con Epstein, Maxwell, Giuffre e Naomi Campbell. Non è accusato di reati.


7. I precedenti: lo stesso schema prima di Epstein

La ricorrenza che mi interessa non è il crimine, ma ciò che accade dopo: l’indagato fugge o muore, l’investigatore muore o viene rimosso, le prove spariscono, l’inchiesta si chiude sul singolo. È il quarto elemento dello schema, la protezione, ed è quello che si ripete con più regolarità.


8. Il recinto senza muri: i social media

Tutti i casi visti finora richiedono un luogo fisico e un intermediario: un’isola, una villa, una reclutatrice. Le piattaforme social hanno reso superflui entrambi. È il punto in cui questo tema smette di riguardare le élite e tocca chiunque abbia un figlio con uno smartphone.

8.1 L’esposizione dei minori A

Chiunque usi Snapchat lo vede: molti profili sono di minorenni, e una parte di loro si espone nelle storie e nei contenuti pubblici in modi che un adulto malintenzionato sa leggere benissimo. L’età minima dichiarata è 13 anni, ma la verifica è una data di nascita autodichiarata. I dati misurano il fenomeno meglio delle impressioni:

Il meccanismo è quello della ricompensa: visualizzazioni, risposte, attenzione. Un’adolescente che scopre che un certo tipo di storia raccoglie più reazioni non sta prendendo una decisione sessuale; sta rispondendo a un sistema progettato per massimizzare il coinvolgimento. La responsabilità di ciò che ne segue non è sua. Nel libro tratto questa dinamica come parte di un fenomeno più largo, la sessualizzazione sistematica dei minori nei media e la dissoluzione dei tabù che proteggevano l’infanzia (4.1.6.3.3).

8.2 Perché proprio Snapchat AC

Non è l’unica piattaforma coinvolta (nei dati sulla sextortion Instagram la precede), ma il suo disegno riunisce le condizioni ideali:

Sono le stesse funzioni che ne hanno fatto il successo tra i giovanissimi. Nel settembre 2024 il procuratore generale del New Mexico ha fatto causa a Snap; nella versione non oscurata dell’atto compaiono documenti interni secondo cui, a fine 2022, l’azienda riceveva circa 10.000 segnalazioni di sextortion al mese, considerate «una piccola frazione» dei casi reali; un account segnalato 75 volte era rimasto attivo; e, secondo un’analisi interna, il 70% delle vittime non segnalava perché convinto che non sarebbe successo nulla. Sono accuse dello Stato, non accertamenti di un tribunale; Snap risponde di avere progettato il servizio per rendere difficile agli sconosciuti trovare i minori.

Nel 2025 Snap ha inviato al NCMEC, il centro statunitense per i minori scomparsi e sfruttati, circa 752.000 segnalazioni, di cui 19.000 per sextortion e oltre 86.000 per adescamento. Nell’analisi di Thorn sui dati NCMEC, tra le segnalazioni che indicano dove è avvenuto il primo contatto, Instagram compare nel 45% dei casi e Snapchat nel 32%.

8.3 Dall’adescamento al ricatto A

La sequenza tipica è breve: contatto su una piattaforma aperta, spostamento su una chat privata, richiesta di un’immagine, e poi la minaccia di diffonderla. Le forme sono due. Quella sessuale mira ad altre immagini o a un incontro. Quella finanziaria, in forte crescita, colpisce soprattutto ragazzi adolescenti ed è gestita da gruppi organizzati che chiedono denaro: nel 2025 il NCMEC ha ricevuto circa 80.000 segnalazioni di sextortion su minori. In diversi casi documentati la vittima si è tolta la vita nel giro di poche ore.

Letto con gli strumenti della psychosecurity, l’adescamento è un attacco di ingegneria sociale a tutti gli effetti. L’adulto si presenta come l’unico che capisce, offre attenzione e consigli, e induce un transfert in cui la vittima comincia a vederlo come figura di riferimento: da quel momento il suo giudizio è compromesso, e nessun avvertimento razionale basta da solo. Un adolescente è il bersaglio ideale perché le funzioni con cui dovrebbe validare quell’input sono ancora in formazione. Quali leve espone ciascun tipo psicologico, e con quali difese si chiudono, è ciò che mappa lo strumento sulle vulnerabilità psicologiche, insieme al framework di difesa del libro.

In Italia la Polizia Postale ha trattato nel 2025 2.623 casi di pedopornografia online (224 arresti, 1.085 denunce), 434 casi di adescamento, con vittime sempre più giovani, e 223 di sextortion. Sono i casi emersi: per la natura del fenomeno, il sommerso è molto più grande. A questo si aggiunge l’intelligenza artificiale, che permette di generare immagini di abuso a partire da fotografie comuni: per essere ricattati non serve più nemmeno avere inviato qualcosa.

Primo contatto nei casi di sextortion per piattaforma e casi trattati in Italia nel 2025. Elaborazione su dati Thorn/NCMEC e Polizia Postale.

8.4 Lo schema, automatizzato

Riletti con i cinque elementi della sezione 1, i social non sono un caso in più: sono lo stesso schema senza i suoi costi.

Elemento Nel circuito d’élite Sulle piattaforme
Recinto Isola, villa, club La chat privata, il messaggio che scompare
Reclutamento Una persona di fiducia L’algoritmo che suggerisce contatti e premia l’esposizione
Ricatto Registrazioni nascoste L’immagine inviata dalla vittima stessa
Protezione Procuratori, avvocati, accordi Segnalazioni ignorate, anonimato, giurisdizioni diverse
Silenzio Il patto tra potenti La vergogna della vittima

La differenza è di scala e di classe. Epstein aveva bisogno di un jet e di una rete di complici; oggi basta un account. E qui i dati della sezione 2 tornano utili al contrario: l’autore tipico dei reati online non è il potente protetto, ma l’individuo isolato, o il gruppo criminale che del sesso non si interessa affatto e vuole solo denaro. Il circuito d’élite e quello delle piattaforme hanno la stessa forma e protagonisti diversi.

8.5 Il nodo della sorveglianza

C’è un ultimo aspetto, ed è quello che lega questo articolo al tema della sorveglianza. La tutela dei minori è l’argomento più forte a favore della scansione generalizzata delle comunicazioni private: è la logica della proposta europea nota come Chat Control, in discussione dal 2022, e di ogni richiesta di indebolire la cifratura. Ma i documenti della causa del New Mexico raccontano altro: le segnalazioni c’erano, a migliaia, fatte dagli utenti stessi, e non venivano lavorate. Il problema non era l’impossibilità di vedere, ma la scelta di non intervenire su ciò che si vedeva già, perché intervenire costa e riduce il coinvolgimento.

Ne esce un paradosso: piattaforme che non agiscono sugli abusi segnalati, e Stati che in nome di quegli abusi chiedono di leggere i messaggi di tutti. Si può prendere sul serio il primo problema senza accettare la seconda soluzione: moderazione obbligatoria delle segnalazioni, impostazioni protettive predefinite per i minori, limiti ai contatti tra adulti sconosciuti e minorenni, responsabilità civile delle aziende per i difetti di progettazione. Sono misure mirate, e nessuna richiede una sorveglianza di massa.


9. I recinti del potere

Qui non si parla più di abusi, ma dell’infrastruttura sociale che rende possibile la protezione: luoghi dove l’élite si incontra senza testimoni.

Bohemian Grove A. Club privato fondato a San Francisco nel 1872, con un campo di 2.700 acri tra le sequoie dove ogni luglio si ritrovano circa 1.500 uomini: presidenti, banchieri, generali. Il motto «Weaving Spiders Come Not Here» vieta di parlare d’affari, ma nel settembre 1942 vi si tenne, organizzata da Ernest Lawrence, una riunione preparatoria di quello che diventerà il Progetto Manhattan. Il rito d’apertura, la Cremation of Care, consiste nel bruciare un’effigie davanti a un gufo di pietra alto circa dodici metri. Per il sociologo G. William Domhoff è teatro goliardico; per Alex Jones, che vi si infiltrò nel 2000, è un sacrificio a Moloch.

Il gufo di pietra del Bohemian Grove, davanti al quale si svolge la Cremation of Care. Foto di Aarkwilde, CC BY-SA 3.0 (Wikimedia Commons).

La sovrapposizione è però sbagliata in partenza: Moloch è una divinità cananea raffigurata con testa di toro, a cui secondo il Levitico si sacrificavano bambini; il gufo è l’animale di Minerva. Non esiste prova che nel Grove si sacrifichi qualcuno. Resta il fatto che la segretezza rende impossibile la verifica, ed è questo, più del gufo, a generare sospetto.

Skull and Bones A. Società segreta di Yale fondata nel 1832: tre presidenti, John Kerry, generazioni di dirigenti di Wall Street. Il rito prevede la confessione ai compagni della propria biografia intima: di nuovo, un legame fondato su ciò che gli altri sanno di te.

Bilderberg A. Forum fondato nel 1954 nei Paesi Bassi dal principe Bernhard. Circa 130 partecipanti, Chatham House Rule, nessun comunicato. Negli ultimi anni è cresciuta la componente tecnologica e militare. L’edizione 2026 si è tenuta a Washington dal 9 al 12 aprile, con 128 partecipanti da 23 paesi: tra loro il segretario generale della NATO Mark Rutte, la direttrice dell’MI6 Blaise Metreweli, il segretario dell’Esercito USA Daniel Driscoll, il re e la regina dei Paesi Bassi, Eric Schmidt, Alex Karp (Palantir), Demis Hassabis (Google DeepMind) e Jack Clark (Anthropic). In agenda, tra l’altro: «Future of Warfare», «Trans-Atlantic Defence-Industrial Relationship», «Arctic Security», «AI», «Digital Finance». Il consenso informale non ha bisogno di decisioni formali: può diventare un programma e apparire poi come corso naturale degli eventi.

La sovrapposizione con Epstein. Non esiste un collegamento organizzativo, né prova che Epstein fosse membro del Grove. Esiste una sovrapposizione di persone: Børge Brende, Eric Schmidt, Reid Hoffman, Peter Thiel, Larry Summers compaiono sia nelle liste Bilderberg sia nei file. E una somiglianza di forma: sull’isola Epstein fece costruire un padiglione a strisce con cupola dorata, labirinti di pietra, statue. Il conto bancario intestato a «Baal», invece, non esiste: nel documento del 2009 la dicitura «Baal. name» sta sulla riga dove dovrebbe esserci «Bank name» (segue «Wachovia Bank») ed è un errore di riconoscimento del testo su un fax scansionato; l’intestatario del conto è la società One Clearlake Centre LLC. È un buon esempio di come nasce un indizio simbolico.

Il nesso è quindi strutturale, non genealogico: uomini di potere che si ritirano in un recinto sigillato e si riconoscono in ciò che vi condividono.


10. Dove il fatto diventa mito

Un caso vero come quello di Epstein ha un effetto collaterale: rende plausibile tutto ciò che gli somiglia. Questa sezione riguarda quel margine.

Le email “cannibali”. «Cream cheese baby» è, letta per intero, una battuta sulla crema di formaggio vegetale per i bagel. L’email del neurologo Mark Tramo sui neonati e il ciuccio cita uno studio sulla voce materna; resta legittimo chiedersi perché ne scrivesse proprio a Epstein. L’unico riferimento a bambini smembrati viene da una deposizione anonima del 2019 basata su ricordi recuperati sotto ipnosi, che l’FBI non ritenne indagabile. Chi crede a queste letture risponde che un’accusa del genere non potrebbe comunque essere perseguita senza travolgere troppi nomi: è un argomento che non si può confutare, e proprio per questo non prova nulla.

Pizzagate. Nato nel 2016 dalle email di John Podesta pubblicate da WikiLeaks, lette come codice pedocriminale, e concentrato sulla pizzeria Comet Ping Pong, che non ha nemmeno un seminterrato. Nel dicembre 2016 Edgar Welch vi entrò armato per «salvare i bambini», non trovò nulla e fu condannato a quattro anni. Nessuna accusa è mai stata formalizzata. La teoria però sopravvive, perché Epstein ha dimostrato che la categoria (élite, abuso, protezione) era reale. Ciò non rende vero il caso specifico: conferma lo schema, non la pizzeria.

Sosia, cloni, ologrammi. I sosia dei capi di Stato sono pratica documentata; gli ologrammi anche (Tupac a Coachella nel 2012, i comizi di Modi nel 2014). Da qui alla teoria del sosia di Epstein all’obitorio, smentita, o a quella su Jim Carrey ai César 2026, smentita dagli organizzatori, il passo è breve. Questi casi indicano che il vuoto di credibilità istituzionale aperto dalla morte di Epstein viene riempito con qualunque cosa.

Gli Illuminati. L’Ordine degli Illuminati di Baviera fu fondato a Ingolstadt nel 1776 da Adam Weishaupt: circa duemila intellettuali anticlericali, sciolti dal governo bavarese nel 1785. Il mito nasce dopo: Barruel e Robison attribuiscono loro la Rivoluzione francese; negli anni ’20 Nesta Webster li trasforma in una setta ebraico-massonica padrona della finanza, e i suoi testi vengono ripresi dai movimenti fascisti e antisemiti. Nel 1975 la satira The Illuminatus! Trilogy li consegna alla cultura pop, e molti lettori non colgono la satira.

A questo filone appartiene anche il racconto esoterico su Nimrod, che arriva dalla letteratura antimassonica dell’Ottocento (Hislop, The Two Babylons) e non dalla Bibbia né da fonti storiche: Nimrod, signore di Babilonia, ucciso e smembrato da Sem, con i pezzi del corpo inviati ai sacerdoti; i segreti dei gradi massonici, fino al 33°, custodirebbero i luoghi di quelle reliquie. Lo cito come mito di origine, perché spiega da dove vengono molte letture simboliche di oggi, comprese quelle sul Grove e sull’isola.

Le carte e la felpa. Il gioco Illuminati: New World Order (Steve Jackson Games, 1994) contiene carte che sembrano anticipare l’11 settembre, la pandemia, l’assalto al Campidoglio. Con oltre trecento carte su ogni scenario distopico, alcune coincidenze sono statisticamente inevitabili, come per i Simpson. Nel 2010 Mark Zuckerberg, sudando sul palco di AllThingsD, apre la felpa e mostra uno stemma interno; Kara Swisher scherza: «It’s like a secret cult». Era un gadget aziendale. Entrambi gli episodi mostrano come nasce la lettura cospirativa: un simbolo nascosto, un imbarazzo, una coincidenza. È la proiezione all’opera su scala collettiva: un contenuto psichico (la paura di un potere invisibile) viene collocato su un oggetto esterno, e il simbolo smette di rimandare a qualcosa per essere preso alla lettera. I miti di Moloch, di Baal e di Nimrod funzionano perché danno forma a configurazioni che l’inconscio storico conosce già; quale di esse sia attiva in ciascuno è ciò che misura il Test dei Miti.

Il punto che tengo fermo è questo: la rete di potenti che emerge dai casi documentati non ha bisogno degli Illuminati per esistere. Attribuire tutto a un’organizzazione occulta millenaria è un modo di sottovalutare come funziona il potere reale, che non è un gruppo ma una rete.


11. Le correlazioni

Caso Recinto Reclutamento Ricatto Protezione Esito
Epstein Isola, ranch, townhouse Massaggi pagati, vittime reclutatrici Sospettato, non provato in giudizio Patteggiamento 2008 Morte in cella, Maxwell condannata
IOR / Orlandi Vaticano (non pertinente) Pista del sequestro come ricatto finanziario Archivi, tombe richiuse Irrisolto
Combs Ville, hotel Carriere, contratti Feste filmate Non provata Condanna parziale
Arcore Villa privata Fede, Mora, Minetti Non emerso Telefonata in questura Assoluzione, condanne dei reclutatori
North Fox Island Isola privata Finto campo per ragazzi Materiale fotografico Fuga all’estero Mai processato
Franklin Feste private Orfanotrofi, istituti Sostenuto da Bryant Grand jury: «hoax» Investigatore morto
Dutroux Scantinato Rapimento Sostenuto dall’imputato Giudice rimosso Condanna del singolo
Social media Chat privata, messaggi effimeri Algoritmi, contatti suggeriti Immagini inviate dalla vittima Segnalazioni non lavorate Fenomeno di massa, in crescita
Grove, Bones, Bilderberg Campo, “Tomb”, hotel Cooptazione Segreti condivisi Riservatezza Nessun reato accertato

Tre correlazioni mi sembrano solide:

  1. Le persone. Gli stessi nomi attraversano finanza, politica, accademia, tecnologia e forum riservati. È una sovrapposizione di reti, verificabile.
  2. Il denaro. JP Morgan è il punto in cui la storia di Epstein e quella dello IOR si toccano materialmente.
  3. La protezione. In quasi tutti i casi l’indagine si ferma al singolo, e chi prova ad andare oltre viene rimosso.

E una è debole: il simbolismo. Gufi, cupole e scacchiere collegano i casi solo per somiglianza, e l’unico indizio che sembrava documentale, il conto «Baal», si è rivelato un errore di scansione. È il livello più suggestivo e il meno dimostrabile.

11.1 La piramide sociale

Le correlazioni si possono disporre anche in verticale. Non è l’organigramma di un’organizzazione, che allo stato delle prove non esiste: è la distribuzione dei ruoli che ricorrono nei casi, ordinati per potere e per numero. Sei livelli, dal vertice alla base.

↑ salgono: corpi, immagini, materiale di ricatto, denaro↓ scendono: denaro, protezione, silenzio
1 · GarantiC
2 · FrequentatoriAC
3 · OrganizzatoriA
4 · Reclutatori e intermediariA
5 · Piattaforme e predatori comuniA
6 · VittimeA
In alto pochi e protetti, in basso molti ed esposti. La prova e la pena si assottigliano salendo.
Livello Chi Funzione nello schema Cosa è provato Come finisce
1. Garanti Finanza, apparati giudiziari e istituzionali, ambienti riservati Protezione Singoli atti (il patteggiamento del 2008, l’accordo di JP Morgan); nessun sistema unitario Nessuna condanna
2. Frequentatori Politici, reali, magnati, accademici Domanda e legittimazione; sono anche i ricattabili La presenza quasi sempre, la complicità quasi mai Dimissioni, accordi civili
3. Organizzatori Epstein, Combs, Shelden, King Gestiscono il recinto e l’archivio Sentenze e atti Morte in cella, fuga, condanna parziale
4. Reclutatori e intermediari Maxwell; Fede, Mora, Minetti; le vittime spinte a reclutarne altre Reclutamento Sentenze definitive Le condanne più certe
5. Piattaforme e predatori comuni Social media e i loro algoritmi; adescatori isolati, gruppi di sextortion Recinto e reclutamento automatizzati Atti e dati ufficiali (752.000 segnalazioni di Snap nel 2025; 2.623 casi in Italia) Arresti dei singoli, cause contro le aziende
6. Vittime Minori poveri, istituzionalizzati, stranieri; adolescenti online Sono la materia dello scambio Un minore su undici ha condiviso proprie immagini Vergogna, silenzio, raramente un risarcimento

Letta così, la piramide dice tre cose.

La prova e la pena si assottigliano salendo. Le condanne certe colpiscono il quarto livello e, in parte, il terzo. Al secondo arrivano dimissioni e accordi economici; al primo niente. Si può leggere in due modi: o in alto la responsabilità è davvero minore, o è in alto che la protezione funziona meglio. I casi della sezione 7, dove l’indagine si ferma sempre al singolo, fanno propendere per la seconda lettura, ma è un’inferenza e non una prova.

I flussi vanno in direzioni opposte. Dal basso salgono corpi, immagini, materiale di ricatto e denaro; dall’alto scendono denaro, protezione e silenzio. Il ricatto è ciò che tiene insieme i livelli: chi sta al secondo è al tempo stesso cliente e ostaggio del terzo, ed è per questo che il sistema non ha bisogno di un capo.

I social hanno tagliato il mezzo. Nel circuito d’élite servono organizzatori e reclutatori; sulle piattaforme il terzo e il quarto livello sono sostituiti da un algoritmo, e il predatore comune raggiunge la base da solo. La piramide si allarga e si abbassa: meno potere al vertice, molte più vittime alla base.

È anche una piramide di classe. Alla base stanno i minori che nessuno difende, in cima chi può permettersi avvocati, accordi e discrezione; e la ricerca della sezione 2 descrive, non a caso, soprattutto chi sta al quinto livello: quelli che vengono presi.


12. Conclusione

Chi sta nel giro internazionale del potere può agire al di sopra della legge purché rispetti il silenzio e i patti, come in una loggia. Questo è ciò che i casi documentati mostrano, e non riguarda una parte politica: nella stessa rete compaiono il repubblicano Trump e il democratico Clinton.

I social media mostrano l’altra faccia: lo stesso schema, privato dei suoi costi, è alla portata di chiunque, e le aziende che lo ospitano hanno scelto a lungo di non vedere le segnalazioni che ricevevano.

La ricerca scientifica aggiunge un tassello che di solito manca in questi discorsi: l’abuso praticato in questi ambienti non è la manifestazione di una patologia rara, ma l’esercizio di un privilegio. Per questo non si cura; si protegge.

Da qui in avanti è interpretazione mia, non un dato S. Incrociando i tasselli (l’eugenetica di Epstein, il transumanesimo, il peso crescente di tecnologia e apparati militari nei forum riservati, la sorveglianza di massa) leggo una direzione comune: una società in cui la tecnica regna sovrana, il dio viene costruito fisicamente e ogni uomo può essere sorvegliato e controllato; una forma di collettivismo spiritualista perseguita attraverso la globalizzazione e la dissoluzione delle appartenenze etniche e nazionali, di cui l’Agenda 2030 sarebbe l’espressione attuale. I documenti non provano questo disegno. Provano una rete, i suoi interessi e la sua impunità. Se quella rete abbia anche un progetto, o soltanto delle abitudini, è la domanda con cui questo lavoro resta aperto.


Materiali e fonti

Video raccolti

Studi citati nella sezione 2

Fonti sul caso Epstein (sezione 3)

Fonti verificate (8 ottobre 2026)

Articolo di analisi e opinione. Le persone citate che non sono state condannate vanno considerate estranee ai reati: comparire in un documento o in un'accusa non equivale a una responsabilità accertata.

↑ cd ../sorveglianza cd ~/portfolio