Musica e psiche

Musicologia

Il brano come mito, il timbro come simbolo, la melodia come rito

Una spiegazione della musica fatta con gli strumenti della Psicologia Ontologica. Ogni elemento, dal timbro al metro, dai modi alle parti di un coro, viene letto con i termini che uso per la psiche, cioè simbolo, rito, archetipo, funzione e mito. Dove la teoria è ancora una deduzione lo segnalo come ipotesi.

accordo, un simbolo armonico la melodia nel tempo, il rito ogni parte ha un timbro, il suo simbolo

Tutto insieme, il brano, è il mito.

La tesi in breve

Quattro corrispondenze e una formula reggono tutto il resto.

SimboloTimbro

Il suono nella sua forma elementare, riconoscibile prima di ogni melodia.

RitoMelodia

Il movimento che trasforma il simbolo nel tempo.

FunzioniQuattro parti

I personaggi, che l'armonia fa parlare insieme.

MitoBrano

La storia che nasce da rito, simbolo e funzioni.

senso musicale=melodia(grammatica biologica+timbro)
Lo scopo della musica è ricordarsi dei miti, perché ne è la voce.

La musica, un elemento alla volta

Tredici capitoli brevi. Ciascuno spiega un elemento della musica e rimanda al punto della Psicologia Ontologica da cui prende i termini.

1

Suono e silenzio

Il punto di partenza. Ogni suono esiste in rapporto a un altro, silenzio compreso.

Qualsiasi cosa esista reagisce a qualcos'altro. Due blocchi di marmo fermi nello spazio si respingono, e anche quando sembra che nulla accada c'è un trasferimento, una resistenza, un rapporto. L'essere è reazione, quindi tutto è dialettico. In musica la prima coppia dialettica è quella di suono e silenzio.

Il silenzio è l'insieme di tutte le note alla minore dinamica possibile. Una pausa è quindi un momento di indifferenziazione, in cui l'energia delle note smette di esprimersi in modo distinto. Corrisponde all'archetipo dell'uno, il cerchio, lo stato in cui nessuna funzione è ancora emersa. Ogni suono che esce dal silenzio è una prima differenziazione.

Da qui discende il resto. Due suoni possono procedere nella stessa direzione e rafforzarsi, oppure scontrarsi. La musica racconta questi accordi e questi scontri, e per questo la tratto come una narrazione.

2

Il timbro è il simbolo

con ipotesiUn suono dice qualcosa prima di ogni melodia. Quella carica è la sua simmetria.

Il pianto di un bambino, il clacson di un autotreno, il suono di un organo comunicano qualcosa prima che intervenga qualsiasi intenzione compositiva. Lo fanno grazie alla coerenza interna del suono, che lo rende riconoscibile e distinto da ciò che lo circonda. Questa coerenza è una simmetria. Un simbolo prende la propria carica dalla compressione in sé stesso, e il timbro è il simbolo sonoro.

Ogni timbro porta con sé un'affordance, cioè l'insieme delle trasformazioni che suggerisce. Un timbro grave e lento invita a melodie diverse da quelle di un timbro acuto e rapido. Per questo conoscere ciò che si suona viene prima di conoscere come lo si suona.

Il timbro è anche la dimensione più antica della musica. Nei rituali arcaici prevaleva su ritmo e melodia, come nel suono dello shofar. Una nota è una variazione del timbro sulla frequenza, quindi la melodia stessa è fatta di timbro.

La simmetria ha un costo. Un timbro ripetuto sempre uguale si cristallizza, viene scambiato per una cosa ferma e smette di dire qualcosa, come una parola ripetuta troppe volte. Questa attesa è la condizione da cui la musica parte.

Descrivere un timbro a parole resta difficile. Mozart associava clarinetti, corni e fagotti al transfert e li usava nelle scene amorose, come un suono che non si riesce mai a raggiungere. Altri chiamano il clarinetto suadente e grintoso. Sono aggettivi, e due ascoltatori possono sceglierne di opposti.

Ipotesi di lavoro, da verificare

Descrivere un timbro per ciò che permette di fare

Se il timbro è una simmetria con un'affordance, lo si può descrivere con quattro domande. Quanto è ordinato lo spettro degli armonici. Come entra il suono, con una rottura netta o con un'emersione graduale. Quanto resta fermo una volta entrato. In quale registro vive.

Le prime due dicono quanto il simbolo è compresso in sé stesso. Le altre due dicono in quali direzioni una melodia può muoverlo. Due timbri con risposte simili dovrebbero suggerire riti simili, e questo si può controllare su strumenti reali.

3

La melodia è il rito

con ipotesiLa melodia rompe la simmetria del timbro e, ripetendosi, gliene dà una nuova.

Un rito è un'azione che porta da un motivo a un fine spostando energia psichica. Chi prima della doccia si stende ad abbracciare il pavimento compie un rito. Analizzandolo emergono i simboli che contiene, la terra, l'acqua, il gesto di abbassarsi prima di purificarsi. Il mito è ciò che si ottiene mettendo insieme rito e simbolo.

In musica il rito è la melodia, con il ritmo che la scandisce. La melodia prende un timbro e lo muove. Rompe la sua simmetria seguendo le direzioni che il timbro stesso suggerisce, e in quel momento chi ascolta sente che il suono sta cambiando significato. Il percorso ha tre fasi, le stesse di ogni rito di passaggio.

SeparazioneLa melodia si allontana dal punto stabile e rompe l'attesa.
MargineLa tensione resta aperta. Il vecchio significato è caduto, il nuovo manca ancora.
IncorporazioneLa melodia si ripete e il timbro riceve una nuova configurazione.

La ripetizione fa quindi parte del rito. Un ritornello è una melodia resa riutilizzabile lungo il brano, come una porzione di codice richiamata più volte in un programma. Più un brano ripete, più quel rito si consolida.

Una melodia procede per moto congiunto, cioè per gradi vicini, oppure per moto disgiunto, cioè per salti. La melodia più piccola che contenga un rito completo ha quattro note e attraversa stabilità, conflitto e di nuovo stabilità. Per esempio tonica, dominante o sensibile, sottodominante, tonica.

Poiché la psiche differenzia in base quattro, considero il rito musicale una disposizione di quattro note scelte tra dodici. Da qui si ricava un tetto massimo, che lascia fuori pause e durate.

12 notein4 postidanno11.880 ritiper4 archetipifanno47.520 miti musicaliin30 classi di mitocioè1.584 riti per classe
Ipotesi di lavoro, da verificare

Quale nota scegliere

La scelta della nota dipende dalla fase del rito in cui ci si trova. Nella separazione servono i gradi di tensione moderata, cioè sopratonica, modale e sopradominante, che allontanano dalla tonica senza opporsi a lei. Nel margine servono i gradi di tensione piena, cioè dominante, sottodominante e sensibile. Nell'incorporazione si torna alla tonica o all'unisono.

Il moto congiunto rende il passaggio graduale, il salto lo rende una rottura. Il timbro decide quanto ampia può essere la rottura prima che il suono perda la propria identità.

4

La formula del senso musicale

Timbro, melodia e un catalizzatore che viene in parte dalla biologia e in parte dalla cultura.
senso musicale=melodia(grammatica biologica+timbro)

Il timbro è il materiale da trasformare. La melodia è il metodo. Tra i due serve un catalizzatore, cioè ciò che rende la trasformazione comprensibile a chi ascolta.

Il catalizzatore ha due strati. Il primo è biologico e viene prima di ogni cultura. Comprende la stabilità dell'ottava, della quinta e della quarta, la tendenza a raggruppare i suoni in schemi regolari, la risposta alla dissonanza. Il secondo è culturale ed è fatto delle abitudini che ogni tradizione deposita, per esempio quale scala suona naturale e quale progressione crea tensione.

È la stessa formula dell'indagine conoscitiva, y = f(k + x). Una ricetta fa lo stesso con gli ingredienti e un metodo scientifico con un fenomeno. Se la melodia devia troppo dalle attese il senso si perde nel rumore. Se devia troppo poco il timbro resta fermo.

5

Metro e durata, l'archetipo

con ipotesiIl modo in cui una battuta viene divisa esprime un grado di differenziazione.

La battuta scandisce il significato di una frase musicale. La durata delle note al suo interno esprime un archetipo, cioè un grado di differenziazione della psiche. Si può ascoltare ogni divisione con il pulsante accanto.

Nella battutaArchetipoLettura
Una nota che la riempieUno, il cerchioIndifferenziazione, tutto è ancora insieme.
Due note ugualiDue, il triangoloDualità, compare una prima distinzione.
Tre note, terzina o metro ternarioTre, il rettangoloPotenza. Pesa di più la coscienza o l'inconscio a seconda di dove cade l'accento.
Quattro note ugualiQuattro, il quadratoIl fraseggio con il massimo di senso, un ciclo completo.

Un ritmo che si ripete marca il mito, come una penna che ripassa un segno sul foglio perché venga notato. Nella storia il ritmo è partito vincolato e si è via via liberato in sistemi più complessi. La melodia ha fatto il percorso opposto e si è legata sempre di più alla ripetizione.

Ipotesi di lavoro, da verificare

Ottavi, sincopi e divisioni oltre il quattro

Oltre il quattro la psiche entra nel secondo livello energetico, dove ogni funzione si sdoppia in una versione introversa e in una estroversa. Otto ottavi in una battuta di quattro quarti fanno la stessa cosa, perché ogni quarto si sdoppia in battere e levare.

Il battere sarebbe il lato estroverso della pulsazione, il levare quello introverso. Una sincope sposta il peso sul lato che di solito resta in ombra. Cinque, sei e sette note sarebbero i passaggi intermedi di questo secondo ciclo.

6

La dinamica, compressione ed espansione

Il volume è il sé che si comprime e si espande.

Il volume riguarda la compressione e la decompressione del sé. Sono i due archetipi ontologici da cui parte ogni movimento, prima fisico e poi soltanto pensato. Un crescendo espande, un diminuendo comprime, un accento concentra l'energia in un punto.

La dinamica è l'ultima dimensione comparsa nella storia della musica, intorno al barocco. Permette di dare al brano una struttura più ampia, perché raggruppa in blocchi collegati ciò che ritmo e armonia hanno già costruito.

Vale anche tra musicisti. In un gruppo ciascuno lavora per esprimere al meglio la propria parte, e una gara a chi suona più forte schiaccia le altre funzioni del brano.

7

I modi, ciò che il sé deve attuare

con ipotesiSette scale, sette compiti. Si possono ascoltare sulla stessa tonica.

Un modo sceglie quali note usare ed esclude le altre. Così indica che cosa il sé deve attuare lungo il brano, per esempio un'estroversione, un viaggio, un conflitto. Qui sotto i sette modi suonano tutti sul Si bemolle degli ottoni, così cambia soltanto il loro carattere.

più espansopiù compresso
Ipotesi di lavoro, da verificare

I modi in fila, dall'espansione alla compressione

I sette modi si possono ordinare abbassando una nota alla volta, dal Lidio al Locrio. Ogni passo stringe un intervallo, quindi la fila va dalla massima espansione alla massima compressione, e le descrizioni scuriscono nello stesso ordine.

Il Dorico sta esattamente al centro ed è l'unico modo simmetrico, con la stessa sequenza di intervalli in salita e in discesa. Questo si accorda con la sua lettura come viaggio. Il Locrio perde la quinta giusta, uno dei riferimenti biologici, e infatti è il modo dell'instabilità. Questa fila può fare da ponte tra intervalli, modi e classi di mito.

8

L'armonia, il mito tutto insieme

Un accordo è un patto, una dissonanza è un conflitto che chiede di essere risolto.

Più suoni insieme possono stringere un patto oppure entrare in conflitto. Un'armonia consonante è una struttura stabile, delle note e del sé. Un'armonia dissonante è una struttura instabile che chiede una risoluzione. Nel mito di Crono la ribellione di Zeus è la dissonanza e il suo regno sull'Olimpo è la risoluzione.

Come in un combattimento corpo a corpo, la tensione si carica e poi si scarica. Ogni grado della scala ha un proprio peso in questo gioco.

GradoEffetto
Tonica, unisonoConclusione, stabilità
SopratonicaTensione moderata
ModaleTensione moderata, decide il carattere maggiore o minore
SottodominanteTensione
DominanteTensione
SopradominanteTensione moderata
SensibileTensione che deve tornare alla tonica

Un accordo è a sua volta un simbolo. Si somma al timbro di chi lo suona e forma il simbolo sonoro complessivo. La sequenza di questi simboli nel tempo è la melodia in senso pieno, cioè il rito del brano. L'armonia è la dimensione totale del mito, il momento in cui tutte le parti raccontano insieme la stessa storia.

La relazione tra un accordo e la sensazione che suscita descrive quindi il modo in cui il rito procede, verso la coscienza o verso l'inconscio.

9

Le quattro parti sono le funzioni

con ipotesiSoprano, contralto, tenore e basso ricalcano la struttura della psiche.

La scrittura a quattro parti ricalca la struttura della psiche. Ogni parte è un personaggio del mito e si comporta come una funzione.

ParteFunzioneCome si comporta
SopranoDominanteLa melodia che si ricorda. Chi ascolta ci si proietta come nel protagonista di una storia.
ContraltoAusiliariaLa parte di secondo. Orienta l'insieme verso l'ascolto oppure verso il giudizio.
TenoreTerziariaAncora da descrivere.
BassoInferioreLa più vicina all'inconscio. Può prendere la connotazione di anima o di animus.

Un solo timbro senza parti distinte resta un mito senza personaggi, perché chi ascolta trova una fonte troppo poco differenziata per proiettarvi le proprie funzioni. Con le parti i personaggi compaiono.

In una prima versione avevo assegnato le funzioni ai gradi della scala, con la tonica come inferiore e la dominante come dominante. Oggi leggo i gradi come tensione e leggo le funzioni nelle parti.

Ipotesi di lavoro, da verificare

Quale funzione canta in ciascuna parte

La posizione dice il rango della funzione. Quale delle quattro sia si può leggere da ciò che la parte fa. Una parte che tiene il ritmo, il pedale e la concretezza del suono lavora come Sensazione. Una parte che procede per salti, modulazioni e aperture lavora come Intuizione. Una parte costruita su imitazione, contrappunto e simmetrie lavora come Pensiero. Una parte cantabile, che pesa le dinamiche e il valore di ogni nota, lavora come Sentimento.

In questo modo ogni brano avrebbe un tipo psicologico, dato dalla funzione che sta al soprano e da quella che sta al secondo.

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Voce e strumento

Il coro agisce da fuori verso dentro, lo strumento da dentro verso fuori.

La voce verbalizza l'inconscio. Porta un giudizio, verbale e simbolico insieme, e per questo affonda nel mito di Adamo, che ruota attorno al problema del giudizio. Un coro crea un'atmosfera che arriva dall'esterno e si introietta, quindi è un mezzo introversivo. Gli strumenti fanno concentrare su un timbro e su simboli più specifici, creano un'atmosfera che parte dall'interno del sé e si estende, quindi sono un mezzo estroversivo. Per questo nei film funziona meglio la musica strumentale.

Nella storia i cori hanno preso soprattutto due forme. Nel coro di stregoni i coristi sono indifferenziati e danno voce all'inconscio collettivo di chi ascolta, come quando parla un sogno. È tanto più efficace quanto più rispecchia le esigenze dell'inconscio storico del pubblico. Nel coro di sacerdoti il gruppo si istituzionalizza in una gerarchia, con un capo e sezioni divise per parte, come avviene nelle orchestre.

Quando alle note si aggiungono le parole, le parole agiscono sulla coscienza e la musica continua ad agire sull'inconscio. Un testo intrecciato alla musica trasforma il mito in una fiaba da cui trarre conoscenza.

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Ascoltare ed eseguire

Chi ascolta si proietta. Chi esegue può stare nel brano in quattro modi.

Chi ascolta si proietta. Di solito ricorda la melodia e dimentica bassi e controcanti, così come ci si immedesima nel protagonista e meno nell'aiutante.

L'ascolto ha un limite che somiglia al principio di indeterminazione. Finché si resta a livello inconscio si partecipa alla musica come a teatro. Appena la si analizza coscientemente quella partecipazione scompare. Per questo è così difficile attribuire a un brano un significato mitico preciso mentre lo si ascolta.

Chi esegue può stare nel brano in quattro posizioni.

  1. Si identifica col brano e, proiettandosi, cerca di personalizzarlo.
  2. Trova nel brano un riflesso del proprio sé, e questo gli permette una proiezione.
  3. Si attiene al brano sapendo quale mito sta eseguendo.
  4. Suona in modo soltanto tecnico, una scena tolta al sé, e diventa un operaio della musica.

Due capacità reggono tutte le altre. Conoscere sé stessi, per sapersi muovere, e saper ascoltare, per saper riprodurre. Chi sa cantare una nota sa poi suonarla.

In Psicologia Ontologica Proiezione Funzioni cognitive
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Generi, scene e storia

con ipotesiIl genere è una moda, il mito sta sotto. Generi e scene si dispongono sulla mappa dei miti.

Il genere dipende dalla tecnologia disponibile e dalla moda. Il mito sta sotto. Chi oggi scrive musica corale nello stile del Quattrocento scrive miti in una forma acustica che è sempre stata possibile. Un brano può non piacere perché non piacciono i miti che racconta.

Con cautela, e verificando sempre sul singolo brano e sui suoi timbri, i generi si possono disporre sulla mappa dei miti.

  • Coro. Connotazione divina, con poco di umano.
  • Rock, metal, punk, rap. Il mito dell'eroe e quello del sacerdote, questioni più umane.
  • Jazz. Un passaggio dai miti più arcaici a quelli più umani, da Adamo a Edipo, come narrazione personale senza eroismo.
  • Musiche folkloristiche. La zona di Adamo, arcaica e spersonalizzata.

Anche una scena musicale ha i suoi livelli.

  1. Innovazione. Chi innova viene visto come uno stregone, in contatto con l'inconscio collettivo che genera miti nuovi.
  2. Restaurazione. Tributi e fedeltà a un genere riprendono un mito del passato per renderlo attuale.
  3. Tecnica. Chi esplora i generi con metodo e dedica la vita all'esecuzione.
  4. Istituzione. La musica ridotta a prodotto, ripetuta in serie.
  5. Recupero dell'essere. Un'analisi globale della storia e delle dinamiche musicali, perché la musica venga compresa per ciò che è.

Chi lascia un gruppo per mettersi in proprio attraversa una sequenza riconoscibile. Prima il profeta, poi il sacrificio, poi il mostro divoratore quando il gruppo lo demonizza, infine l'eroe. I progetti musicali di rado vanno oltre.

Le quattro dimensioni della musica sono comparse una dopo l'altra. Prima il timbro, poi ritmo e melodia, dal Cinquecento l'armonia con il basso continuo, dal barocco la dinamica. Sono sempre presenti tutte e quattro, e in ogni brano una può emergere sulle altre.

Ipotesi di lavoro, da verificare

Le quattro dimensioni come i primi quattro archetipi

L'ordine storico delle dimensioni ricalca la differenziazione delle funzioni. Il solo timbro è lo stato indifferenziato dell'uno. Ritmo e melodia sono la prima distinzione. L'armonia affianca più voci come l'ausiliaria affianca la dominante. La dinamica chiude il ciclo, perché permette di vedere il brano come un insieme di parti.

Se regge, un brano si può collocare su un archetipo guardando quale dimensione lo governa.

Per questa epoca vedo due registri. La gloria, quella di Bach. E il dramma della fine della storia, fatto di voci corali, suoni elettronici ed echi di suoni antichi. Organo e sintetizzatore, voci e ottoni sono la tavolozza che mi sembra più adatta.

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Scrivere musica

Il brano produce la teoria, lo spartito lo consegna alla storia.

La teoria si ricava dai brani attraverso l'analisi. Nessuna teoria ristretta a un contesto basta a spiegare un brano, mentre ogni brano resta disponibile per un'analisi ontologica.

Una grammatica esiste per poter riconoscere l'errore, quindi l'espressione viene prima del linguaggio. Anche la teoria musicale funziona così. L'armonia ammette l'errore e proprio per questo permette di esprimersi.

Un brano resta nella storia se ha uno spartito, perché lo spartito permette a chiunque di replicarlo. Una registrazione da sola tiene la musica per chi l'ha fatta.

Lo studio della composizione parte dal contrappunto, che è il fondamento della musica occidentale e il luogo in cui le parti imparano a convivere.

Comporre somiglia a programmare. Il compositore scrive, lo strumento esegue, il genere fa da linguaggio. Con un'ontologia per proprietà si può pensare un brano in cui il ritornello diventa una proprietà delle note stesse.

Per scrivere un mito musicale passo da sei punti, ciascuno trattato in un capitolo.

  1. Timbri, cioè i simboli (capitolo 2).
  2. Metro, cioè l'archetipo (capitolo 5).
  3. Volume e dinamiche (capitolo 6).
  4. Modo (capitolo 7).
  5. Durata delle note (capitolo 5).
  6. Sequenza delle note, ancora allo stato di ipotesi (capitolo 3).

Che cosa manca

La teoria ha dei vuoti. Alcuni si possono colmare per deduzione dal resto e restano ipotesi finché un brano reale le conferma. Altri aspettano ancora una risposta.

Dedotto dal resto, da verificare

  • Descrivere un timbroQuattro domande su spettro, attacco, stabilità e registro al posto degli aggettivi.Capitolo 2 →
  • Quale nota scegliereI gradi distribuiti sulle tre fasi del rito.Capitolo 3 →
  • Ottavi e sincopiBattere e levare come i due versi di una funzione nel secondo livello energetico.Capitolo 5 →
  • I modi in filaDal Lidio al Locrio per compressione, con il Dorico simmetrico al centro.Capitolo 7 →
  • Quale funzione in ciascuna parteSi legge da ciò che la parte fa, e dà al brano un tipo psicologico.Capitolo 9 →
  • Dimensioni e archetipiTimbro, melodia, armonia e dinamica come i primi quattro gradi di differenziazione.Capitolo 12 →

Ancora senza risposta

  • Dal rito al mitoQuale combinazione di timbro, modo, metro e fasi corrisponde a ciascun mito della mappa. Serve analizzare un brano per ogni mito.
  • La parte terziariaIl tenore ha un posto nello schema e nessuna descrizione di come si comporta.
  • I livelli energetici in partituraCome si riconosce in un brano il passaggio a un livello superiore, oltre alla divisione ritmica.
  • Fuori dalla tradizione tonaleCome cambia la lettura con scale non temperate o in musiche senza armonia, dove lo strato culturale del catalizzatore è un altro.
  • La prova sugli ascoltatoriNessuna di queste corrispondenze è stata ancora misurata su persone che ascoltano.