Dieci argomenti. Tocca un titolo per aprirlo, se ne apre uno alla volta.
01Il quadro
La famiglia gallo-italica secondo Biondelli e la linea che divide il lombardo in occidentale e orientale.
Il primo a mettere ordine nelle parlate del Nord fu Bernardino Biondelli, che nel 1853 pubblicò a Milano il Saggio sui dialetti gallo-italici. Sono 759 pagine che descrivono, dialetto per dialetto, tutta la fascia compresa tra le Alpi e l'Appennino, e che portano in epigrafe una frase di Cattaneo, «i dialetti rimangono unica memoria di quella prisca Europa, che non ebbe istoria e non lasciò monumenti».
Tre famiglie tra Alpi e Appennino
Biondelli divide il territorio gallo-italico in tre parti, a cui dedica le tre sezioni del libro. Ogni sezione segue lo stesso schema in sei capitoli, che trattano nell'ordine la divisione e la posizione dei dialetti, la parabola del Figliuol prodigo tradotta in ciascuno di essi, un saggio di vocabolario, la storia della letteratura, un'antologia di testi e la bibliografia.
Dialetti lombardi
Due gruppi, occidentale e orientale. La parabola è data in venti versioni, dal milanese al cremonese passando per Bormio, Livigno, la Val Bregaglia e le valli ticinesi.
Dialetti emiliani
Tre gruppi, bolognese, ferrarese e parmigiano. Biondelli vi comprende il romagnolo, il mantovano, il piacentino e il pavese.
Dialetti pedemontani
Tre gruppi, piemontese, canavese e monferrino, con le versioni di Torino, Asti, Fossano, Cuneo e delle valli.
Il metodo
Lo stesso brano del Vangelo di Luca (capitolo XV) tradotto in ogni dialetto permette di confrontare suoni e forme parola per parola. La versione bergamasca è firmata da Pietro Ruggeri da Stabello.
La linea che divide il lombardo
Dentro il lombardo Biondelli riconosce due gruppi e traccia tra loro un confine preciso. La linea parte dalle Prealpi orobie, segue le creste che separano la Valsassina dalle valli confluenti della Val Brembana, raggiunge l'Adda poco sotto Lecco e ne segue il corso fino alla foce nel Po, deviando verso oriente solo nel tratto tra Cassano e Rubbiano.
Ogni gruppo ha un dialetto principale che raccoglie quasi tutte le proprietà distintive degli altri. Per l'occidente è il milanese, a cui si avvicinano lodigiano, comasco, valtellinese, bormiese, ticinese e verbanese. Per l'oriente è il bergamasco, a cui sono legati cremasco, bresciano e cremonese. L'affinità diminuisce con la distanza dal centro, e i dialetti più lontani segnano il passaggio verso il gruppo o la famiglia vicina.
| Dialetto | Gruppo | Territorio |
|---|---|---|
| Milanese | Occ. | Il più esteso. Provincia di Milano, parte della pavese fino a Landriano e Bereguardo, la Lomellina e il Novarese tra Po, Sesia e Ticino. |
| Lodigiano | Occ. | La breve zona tra Adda, Lambro e Po, più un lembo sulla riva orientale dell'Adda intorno a Pandino e Rivolta. |
| Comasco | Occ. | Quasi tutta la provincia di Como e la parte meridionale e piana del Canton Ticino fino al Monte Ceneri. |
| Valtellinese | Occ. | Le valli alpine dell'Adda, della Mera e del Liro, le Tre Pievi intorno a Gravedona e le quattro valli dei Grigioni italiani (Mesolcina, Calanca, Bregaglia, Poschiavo). |
| Bormiese | Occ. | L'estremità più alta della valle dell'Adda, cioè il distretto di Bormio con la valle di Livigno. |
| Ticinese | Occ. | Il Canton Ticino a nord del Monte Ceneri, con le parlate delle valli Maggia, Verzasca, Leventina, Blenio e Onsernone. |
| Verbanese | Occ. | Tra Lago Maggiore, Ticino e Sesia, dalle Alpi Lepontine fin presso Novara. |
| Bergamasco | Or. | Le valli del Brembo e del Serio e la pianura tra Oglio e Adda, fin sopra i Mosi di Crema. A nord le Prealpi orobie lo separano dal valtellinese. |
| Cremasco | Or. | Una breve continuazione del bergamasco verso sud, fino alla foce del Serio. |
| Bresciano | Or. | La valle dell'Oglio, quella del Chiese fin dentro il Tirolo e la riva destra del Garda fino a Desenzano. Una linea fino a Canneto sull'Oglio lo separa dal mantovano. |
| Cremonese | Or. | Tra lodigiano, cremasco e bresciano, lungo la riva sinistra del Po dalla foce dell'Adda a quella dell'Oglio. |
Che cosa distingue l'oriente dall'occidente
Queste sono le differenze che Biondelli giudica più generali e costanti. Gli esempi sono suoi e conservano la grafia ottocentesca.
| Fenomeno | Italiano | Occidentale | Orientale |
|---|---|---|---|
| La n finale. A occidente resta come suono nasale, a oriente cade e la vocale prende l'accento. | mano, pane, bene, fine, buono | man, pan, ben, fin, bon | mà, pà, bé, fì, bù |
| La n cade anche in mezzo alla parola. | quanto, contento, momento | quant, contént, momént | quat, cuntét, mumét |
| La z, frequente a occidente, a oriente diventa ss. | razza, azione, grazia, ozio | razza, azión, grazia, ozi | rassa, assiù, grassia, ossi |
| La v a oriente cade spesso, oppure diventa una forte aspirazione. | cavallo, dovere | cavàl, dovér | caàl, doér |
| La o a oriente passa spesso a u. | fiore, vapore, lontano | fior, vapór, lontàn | fiùr, vapùr, luntà |
| Le uscite italiane -iere e -aio. | barbiere, pollaio, sellaio | barbé, polé, selé | barbér, pulér, selér |
| L'infinito, che nella descrizione di Biondelli a oriente conserva la r. | leggere, ungere, dire | lég, óng, dì | lézer, ónzer, dir |
| Il participio. A oriente resta la t, che può mutarsi in c. | portato, fatto, finito | portà, fà, finì | purtàt, fac, finìt |
I quattro dialetti orientali
Il bergamasco possiede al massimo grado le proprietà del gruppo orientale e ne aggiunge alcune sue. Forma la prima persona plurale mettendo tra pronome e verbo la sillaba ma o am (nóter am turna, noi ritorniamo). Aspira le sibilanti, e nelle valli superiori l'aspirazione si fa così forte da prendere il posto della s anche accanto a una consonante, per cui castello, costa, pensare, grosso, rosso diventano cahtèl, cohta, penhà, groh, ruh. Muta la desinenza -ìa in -éa (cumpagnéa, ostaréa, malatéa). Al plurale chiude in -c palatale i nomi e i participi che gli altri dialetti affini terminano in -t e -d (gac, pianéc, scüc per gatti, pianeti, scudi), mentre al singolare dice ol gat, l'è andàt.
Il cremasco continua il bergamasco fin presso la foce del Serio e se ne allontana per le elisioni meno frequenti della v e della n. Conserva l'ordine delle lettere nelle uscite in -tre e -dre (mentre, dentre, padre, ladre) dove bergamasco e cremonese lo invertono (ménter, dénter, pàder, làder). In città, per la vecchia intimità delle famiglie più in vista con la nobiltà veneta, accolse parecchie voci veneziane.
Il bresciano ha quasi tutti i tratti del bergamasco in forma più attenuata. Le aspirazioni sono meno forti e mai al posto della s in mezzo alla parola, e la n cade meno spesso. Esteso dalla Val Camonica alla pianura mantovana, confina per oltre cinquanta miglia con i dialetti veneti e con il mantovano, e per questo ha un vocabolario più ricco degli altri. Le varietà di montagna conservano molte voci della pastorizia e dell'agricoltura, quelle della riviera del Garda parecchie voci della nautica e della meteorologia.
Il cremonese è tra gli orientali il più lontano dal bergamasco. Stretto tra emiliani e lombardi dei due gruppi, Biondelli lo considera un dialetto misto. Conserva v e n e usa suoni nasali, pronuncia aperta l'uscita in -òn e muta -ino in -én (padròn, razòn, spén, giardén, dove gli altri orientali dicono padrù, rasù, spì, giardì). Condivide questa proprietà con il lodigiano, ed è il segnale del passaggio verso l'emiliano.
Fonte · Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, Bernardoni, 1853. Parte I, capo I, §§ 1-3. L'opera è di pubblico dominio.
02Gli strati della lingua
Celtico, latino e germanico nel bergamasco, le prime carte e quattro secoli di letteratura.
Antonio Tiraboschi apre il suo Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni (seconda edizione, Bergamo 1873) con un saggio sulla storia del dialetto. Lo racconta come una serie di depositi lasciati uno sopra l'altro dai popoli passati per le terre comprese tra il lago di Como e il lago d'Iseo, l'antica Orobia.
Il fondo celtico
Sull'origine degli Orobi Tiraboschi riporta le opinioni antiche senza sposarne nessuna. Cornelio Alessandro li credeva greci perché in greco il nome vale «abitatori di monti», Catone confessava di ignorarne l'origine, Bullet li voleva celti. Il racconto vero e proprio comincia con i Galli, scesi dalle Alpi con Belloveso (Tiraboschi indica l'anno 587 a.C.) e seguiti dai Cenomani, che passarono l'Adda e si stabilirono nelle terre bergamasche.
Secondo Tiraboschi i Cenomani diedero nomi della loro lingua ai luoghi in cui si fermarono, e alcune parole celtiche sarebbero arrivate quasi intatte fino al dialetto dell'Ottocento.
| Voce | Dove | Significato | Confronto proposto |
|---|---|---|---|
| Berghem | toponimo | Bergamo | berg «monte» e hem «abitazione», cioè abitazione montana |
| Ada | idronimo | Adda | ab «acqua» e du «ceruleo» |
| Sère | idronimo | Serio | ser «rinchiuso», fiume che cammina rinchiuso, perché parte delle acque scompare tra Albino e Alzano e riappare verso Crema |
| Irna | Valle Imagna | edera | hirn «lungo, esteso» |
| Magos | Valle San Martino | giunco | mag-us «paglia che nasce nelle acque stagnanti» |
| Redusa | Valle San Martino | mulinello d'acqua | red «corre» e us «acqua» |
| Dase | Valle di Scalve | rami di abete e di pino | das «ciò che copre», perché servono a coprire le capanne di pastori e carbonai |
| Pós | comune | colostro | pos «grasso» |
| Garàs | Val Gandino | uomo storpio, sbilenco | gar-drös «gamba storta» |
| Bèrla | Valle Seriana | grande mucchio di paglia o fieno | ber «elevazione, montagna» |
| Bèna | comune | veicolo di vimini intrecciati | la benna che Festo dice gallica |
Tiraboschi nota anche che i pastori bergamaschi hanno parole in comune con quelli della Champagne. Barbisa è la pecora (in Champagne berbis), barèc in Val di Scalve è lo steccato in cui si chiudono le pecore (beric, ovile), mesèc in Val Gandino è il siero (mesgue), tendràc è l'agnello sotto i sei mesi (tendron, il vitello della stessa età). Le somiglianze più fitte le trova però con il Mezzogiorno della Francia, e ne ricava l'idea che i dialetti dell'Alta Italia e quelli della Francia meridionale siano gli anelli di congiunzione tra le due nazioni.
Il latino che resta
I Cenomani divennero soggetti a Roma circa due secoli prima di Cristo e il latino si impose presto. Per questo in varie parti della provincia si trovano parole che lo continuano da vicino, come àgher per campo (ager), albe per truogolo (alveus), càmos per laccio (camus), ilò per lì (illo), löcià per piangere (lugere), nöda per il segno che i pastori fanno alle orecchie delle pecore (nota). In Val Gandino il nesso latino pl si conserva intatto, e si sente dire pla, planta, plassa, plé, plö, plöf.
La Chiesa e i notai tennero vivo il latino fino a tempi recenti, e nel parlato sono rimaste formule intere come ad quid, circum circa, ibis redibis, gratis et amore Dei, non plüs ültra, talis et qualis.
Tiraboschi segnala poi un piccolo gruppo di voci che accosta al greco, tra cui ansés (narciso, da anthos, fiore), boló (bifolco, da bolos, zolla), cort (fieno del secondo taglio, da chortos, fieno) e drac (frana, da trachon, luogo sassoso).
L'apporto germanico
I Goti scesero con Alarico alla fine del IV secolo e dominarono per settant'anni. I Longobardi arrivarono nel 568 con le famiglie intere, occuparono Friuli, Vicenza, Verona, Padova, Mantova, Brescia, Bergamo e Milano e in meno di due anni furono padroni di quasi tutta l'Italia alta e media. Vi restarono duecentotrentadue anni. Queste sono le voci che Tiraboschi considera eredità di quelle dominazioni.
| Voce | Significato | Tedesco |
|---|---|---|
| besgià | il mordere delle cose di sapore frizzante (Val Gandino) | beissen, mordere |
| blac | pallido (Val Gandino) | bleich |
| colz | cenci | Kotze, grossa coperta di lana |
| schela | campanaccio (Valle Imagna) | Schelle, sonaglio |
| sbroià | scottare con acqua bollente | brühen |
| piz, puz | cima di una montagna | Spitze |
| pàissa | esca | Speise, cibo |
| sbregà | rompere | brechen |
| tocià | intingere | tauchen |
Il discorso sui Longobardi continua più sotto, nella sezione dedicata al Cremasco.
Le prime tracce scritte
Il volgare affiora presto nelle carte latine. Tiraboschi le raccoglie dal Codex Diplomaticus di Mario Lupo, dove parole e nomi di luogo bergamaschi compaiono già nell'VIII secolo.
| Anno | Che cosa si legge |
|---|---|
| 755 | Una casa tributaria «in loco qui dicitur Calcinate», retta da un massarius. |
| 774 | Un orto «in Bonnate». |
| 898 | «Una curtiva cum casa tegia». |
| 948 | Presso la città, un luogo «ubi dicitur Ca Susana». |
| 973 | «Cum curte et orto seu broilo». |
| 1021 | Un luogo «ubi dicitur Cadrega». |
| 1148 | «Si ripa rupta fuerit vel crodaverit». Lupo commenta che crodare è parola del tutto vernacola e mostra l'antichità del dialetto. |
| XIII sec. | Negli Statuti ricorrono brentatores, coppos, masnare, sedazzum, sgurare, zapellus. |
| 1253 | Due componimenti poetici in un volgare a base bergamasca, il Decalogo e la Salve Regina. |
A nomo sia de Crist ol dì present
Di des comandamenti alegrament,
I quay de De pader onnipotent
A Moises per salvar la zent.
Quattro secoli di letteratura
- XIV secolo. Raimondo da Bergamo volge in volgare il Tesoro di Brunetto Latini «con basso stile, ed uso frequente di voci prette bergamasche».
- 1550. A Venezia esce un Orlando Furius «novament compost in buna lingua de Berghem». Si conoscono altre due riduzioni del poema, una firmata «Zambo de Val Brombana».
- 1558. Nelle Piacevoli notti di Giovan Francesco Straparola da Caravaggio una favola è raccontata «alla bergamasca».
- Secondo Cinquecento e primo Seicento. Il bergamasco corre i teatri d'Italia con la commedia dell'arte. «Facendo il bergamasco e il veneziano n'andiamo in ogni parte, e il recitar comedie è la nostra arte».
- 1630 circa. Colombano Bressanini, monaco cassinese, volta in ottave bergamasche le Metamorfosi di Ovidio sotto il nome di Baricocol, dottor de Val Brembana.
- Seicento. Si traducono in bergamasco la Gerusalemme liberata e il Pastor fido.
- 1772-1775. Escono i Capitoli di don Giuseppe Rota, curato di San Salvatore, che Tiraboschi mette tra le opere classiche del dialetto. Vi si legge una lunga descrizione in terzine del filatoio da seta.
- 1834-1842. Pietro Ruggeri da Stabello pubblica le Rime bortoliniane. Biondelli lo chiama restauratore della poesia bergamasca, altri il Porta bergamasco. Morì nel gennaio del 1858, assistito da pochissimi amici.
Dalla traduzione di Bressanini viene l'ottava in cui il caos primordiale di Ovidio diventa una torta.
Do' gh'era erbe, formai, bütir e öf,
Lì gh'era öf, bütir, erbe e formai;
Formai, erbe, bütir composta coi öf,
Bütir coi erbe, e insèm i öf col formai.
Ol formai col bütir, i erbe coi öf,
No i era bütir, öf, erbe e formai.
Ol sguàter che compós questa mestüra
La ciamè Torta, e xì se ciama ancüra.
Fonte · Antonio Tiraboschi, Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni, seconda edizione, Bergamo, Fratelli Bolis, 1873, saggio introduttivo «Del dialetto bergamasco e della sua letteratura». L'opera è di pubblico dominio. Le etimologie celtiche e greche sono quelle proposte dall'autore e riflettono gli studi del suo tempo.
03Scrivere il lombardo orientale
Le due grafie LOS e LOF, con alfabeto, vocali e regole.
Il lombardo orientale non ha mai avuto una scrittura unica. Michele Consoli e Ghérman Ivanovschi ne hanno proposte due, pensate per lavorare insieme. La LOS (Lombardo Orientale Standard) unifica tutti i dialetti sotto una sola forma scritta. La LOF (Lombardo Orientale Fonetico) registra invece la pronuncia di ciascun luogo senza perderne le particolarità.
Quali dialetti comprende
- Bresciano, con le varianti parlate fuori dalla provincia di Brescia, cioè alto mantovano, trentino occidentale e gardesano.
- Bergamasco, con le varianti parlate fuori dalla provincia di Bergamo, cioè l'alto cremonese e alcune varianti minori.
- Camuno, che comprende tutte le varianti della Val Camonica.
Dal punto di vista linguistico rientrerebbero nel lombardo orientale anche alcune varianti del veronese. Gli autori rispettano l'autoidentificazione dei parlanti e le riconoscono come dialetti della lingua veneta di origine lombarda.
La grafia LOS
La LOS è costruita sull'etimologia e sulla fonetica, cercando tra le due un compromesso che porti a una forma comune per tutte le forme grammaticali e lessicali. Una parola scritta in LOS si legge quindi in modi diversi a seconda del dialetto di chi la pronuncia.
L'alfabeto
| Lettera | Nome | Lettera | Nome | Lettera | Nome |
|---|---|---|---|---|---|
| A | a | H | àca | P | pé |
| B | bé | I | i | R | èr |
| C | çé | J | i lónga | S | ès |
| D | dé | L | èl | T | té |
| E | é | M | èm | U | ü |
| F | èf | N | èn | V | vé |
| G | gé | O | ó | Z | zéta |
Le dieci vocali
Il lombardo orientale ha dieci vocali. La LOS le scrive con otto segni, perché alcune coppie di suoni variano da un dialetto all'altro e vengono unificate.
| Suono | a | å | è | é | i | ò | ó | ö | u | ü |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Grafia LOS | a | a | è | e | i | ò | o | œ | o | u |
- Le vocali E ed O non toniche si pronunciano sempre chiuse. Fanno eccezione l'ultima sillaba della parola, dove sono aperte, e la terminazione dei verbi in -er tipica del bresciano. corezer /corèzêr/ correggere
- La I semivocalica si scrive J. majà mangiare, tenaj tenaglia
- Lo iato non si segna, mentre nella LOF richiede la dieresi. pian /pià/ piano, pià /pïà/ morsicato, punto
Gli accenti
- La O tonica si accenta solo quando è aperta, con l'accento grave.
- La A tonica prende l'accento grave, la I tonica l'accento acuto.
- Œ e U non si accentano mai. Fa eccezione la U tonica nelle parole tronche. Gesù, zoventù /gesü, zoentü/ gioventù
- Le parole piane e le sdrucciole non si accentano.
- Si accentano le tronche che terminano in vocale, mentre quelle che terminano in consonante restano senza accento. insé così, canton angolo
- Si accentano il verbo fare e i pronomi di possesso. Il suffisso -ent resta senza accento.
Le consonanti in fine di parola
In fine di parola le consonanti sonore si pronunciano sorde. La LOS scrive la consonante etimologica, che riappare nei derivati.
- I suoni /p/, /t/, /f/ finali si scrivono B, D, V quando queste sono etimologiche, altrimenti P, T, F. vòrb /òrp/ cieco, crud /crüt/ crudo, cativ /catìf/ cattivo, purtròp purtroppo
- Il suono /k/ finale si scrive GH o CH secondo l'etimologia. lagh /lach/ lago
- Il suono palatale finale si scrive CC oppure GG secondo l'etimologia. gacc gatti, scorbacc corvo, œgg /öcc/ occhio
- Il grafema S'C indica la pronuncia separata di /s/ e della palatale. In fine di parola si preferisce S'CC.
C, G e i nessi con U
- C e G hanno suono duro davanti ad A, O, Œ, U e davanti a HE, HI. Hanno suono palatale davanti a E ed I.
- CU seguito da vocale vale [kw], GU seguito da vocale vale [gw]. cuand quando, âgua acqua
- LI rappresenta il suono dell'italiano gli. botilia /butiglia/ bottiglia, liò /gliò/ lì
S e Z
| Suono | Posizione | Grafia | Esempio |
|---|---|---|---|
| /s/ | in principio di parola | S | sèmper, sempre |
| tra consonante e vocale (tranne E, I) | S | canson /cansù/, canzone | |
| tra consonante ed E, I | Ç | çervèl /servèl/, cervello | |
| tra vocali | SS | caròssa /caròsa/, carrozza | |
| in fine di parola, se i derivati hanno /z/ | S | cros, crosèta /crus, cruzèta/, croce e crocetta | |
| in fine di parola, se i derivati tengono /s/ | SS | gèss, ingessà, gesso e ingessare | |
| /z/ | in principio di parola | Z | zener, gennaio |
| tra consonante e vocale | Z | ranza, falce | |
| tra vocali | S | sposa /spuza/, sposa |
I verbi riflessivi hanno sempre il suono /s/, che si scrive S, come in divertì's (divertirsi).
Una sola forma per tante pronunce
Il cuore della LOS sta qui. Dove i dialetti oscillano tra due o più vocali, la grafia ne sceglie una che le rappresenta tutte.
| Variazione | Si scrive | Esempio e pronunce |
|---|---|---|
| /ó/ e /u/ | O | bora per /bóra/ e /bura/, tronco |
| /ö/ e /ü/ | U | zust per /zöst/ e /züst/, giusto |
| /i/, /ö/ e /ü/ | I | fastide per /fastide/, /fastöde/, /fastüde/, fastidio. prim per /prim/, /pröm/, /prüm/, primo. Sono ammesse le forme dialettali fastude e prum. Fanno eccezione tœt (tutto) e sœ (su). |
| /ò/ e /ó/ | Ò | stòria. Fanno eccezione so (io so) e gh'ho (io ho). Sono accettate le forme dialettali sò (su) e vòle (voglio), accanto alle standard sœ e vœle. |
| /é/ lunga e /i/ | Ê, E | Ê se accentata, E se atona. sêra per /séra/ e /sira/, sera. paês per /paés/ e /paìs/, paese. serada, serata. nêgher, nero. vêrd, verde. |
| /é/ e /i/, con I etimologica | I | grafia per /graféa/ e /grafia/. poesia, fassista. |
| /é/ e /è/ | E | mej per /mèj/ e /mej/, meglio |
| /a/, /é/ e /i/ per neutralizzazione | A | vargun per /ergü/, /argü/, /irgü/, qualcuno. ancœ per /'ncö/, /ancö/, /encö/, /incö/, oggi. |
| /a/ e /è/, da A lunga | Â | âgua per /àgua/ e /ègua/, acqua. ârbor, albero. |
| /z/, /g/, /zz/ e /ð/ | Z | bazol per /bàzol/, /bàgiol/, /bàzzol/, /bàðol/, bilanciere |
L'alternanza tra /é/ lunga e /i/ viene dall'antica pronuncia /éi/ (per esempio /séira/), che sopravvive in piemontese come /èi/ e in emiliano come /ai/. Le forme nêgher e vêrd risalgono alle radici del latino volgare nēgr- e vērd-, e solo indirettamente ai latini nigrum e virdum.
La stessa coerenza vale per i derivati, che conservano la vocale della parola da cui vengono. Si scrive vegnid (venuto) perché viene da vegner, e ufiçial perché viene da ufiçe. L'unica eccezione è possibel con i suoi derivati.
Lettere scritte e non pronunciate
- La V. Si scrive sempre in principio di parola, dove la pronuncia dipende dalla parola che precede, e tra vocali. vaca /vàca, àca/ mucca, caval /caàl/ cavallo
- La N. Le parole tronche che terminano in /u/ e /ó/ si scrivono con -ON, quelle in /i/ con -IN, quelle in /a/ con -AN. canton /cantù/ angolo, picinin /picinì/ piccolino, man /mà/ mano, can /cà/ cane
- Fanno eccezione ca (casa), che mantiene la desinenza in -A, e an (anno), dove la N si pronuncia e che al plurale diventa agn.
- Nelle tronche in -EN la N si pronuncia. zoven giovane, coren corno
- Le sillabe che oscillano tra /-np/ e /-p/, o tra /-nt/ e /-t/, si scrivono -NP e -NT. tenp /tép, ténp/ tempo, zent /zét, zént/ gente
La lettera J
- Rende l'esito dei latini -(i)li- e -(i)lli-, che in italiano danno gli, anche se nella maggior parte dei dialetti orientali il suono è caduto. fameja /famea/ famiglia, sumeja /sömea/ assomiglia
- Rende la I semiconsonantica, che in alcuni dialetti a volte cade. fòje /fòie/ foglie, a Brembilla /fòe/. tajà /taià/ tagliare, che dove agisce la neutralizzazione vocalica diventa /teà/
- Il grafema etimologico sarebbe IJ. Gli autori hanno scelto una grafia più vicina al parlato perché in questi casi la /i/ passa a /é/ o anche a /è/ (a Dossena), e dove la /i/ resiste convive con la forma in /é/ (nella Bassa bresciana /famìå/ e /faméå/).
- Rende la /i/ finale nata da un suono che in italiano è di solito g. formaj formaggio, maj maggio (forma bresciana)
- Segna l'oscillazione tra /j/ e /dʒ/. jer ieri
- Si usa in poche parole in cui /dʒ/, o il più raro /z/, vengono da una /j/ latina. just giusto, jòbia e juvedé giovedì, jun e juna uno e una, major maggiore, Julia, Julian
La grafia LOF
La LOF parte dalla sola fonetica. Ogni segno corrisponde a un suono, così da rappresentare ogni dialetto con le sue caratteristiche. È lo strumento con cui in queste pagine sono indicate le pronunce locali.
| Segno | IPA | Descrizione |
|---|---|---|
| A, À | [a] | vocale anteriore aperta non arrotondata (À quando tonica) |
| Å | [ɑ] | vocale posteriore aperta non arrotondata, mai tonica |
| B | [b] | occlusiva bilabiale sonora |
| C | [t͡ʃ] [k] | affricata postalveolare sorda davanti a E, I. Occlusiva velare sorda davanti ad A, O, Ö, Ü |
| CH | [k] | occlusiva velare sorda |
| CC | [t͡ʃ] | affricata postalveolare sorda |
| D | [d] | occlusiva dentale sonora |
| Ð | [ð] | fricativa dentale sonora |
| E, É | [e] | vocale anteriore semichiusa non arrotondata (É quando tonica) |
| È, Ê | [ɛ] | vocale anteriore semiaperta non arrotondata (È tonica, Ê atona) |
| F | [f] | fricativa labiodentale sorda |
| G | [d͡ʒ] [g] | affricata postalveolare sonora davanti a E, I. Occlusiva velare sonora davanti ad A, O, Ö, Ü |
| GH | [g] | occlusiva velare sonora |
| GL | [ʎ] | laterale approssimante palatale |
| GN | [ɲ] | nasale palatale |
| H | [sʰ] [fʰ] | aspirazione della S e della F |
| I | [i] [j] | vocale anteriore chiusa non arrotondata, oppure approssimante palatale |
| Ï | [i] | la stessa vocale, con la dieresi che indica la separazione dello iato |
| L | [l] | laterale approssimante alveolare |
| M | [m] | nasale bilabiale |
| N | [n] [ŋ] [ɱ] [m] | nasale alveolare. Velare davanti a [k] e [g], labiodentale davanti a [v] e [f], bilabiale davanti a [p] e [b], anche tra parole diverse |
| O, Ó | [o] | vocale posteriore semichiusa arrotondata (Ó quando tonica) |
| Ò, Ô | [ɔ] | vocale posteriore semiaperta arrotondata (Ò tonica, Ô atona) |
| Ö | [ø] | vocale anteriore semichiusa arrotondata |
| P | [p] | occlusiva bilabiale sorda |
| R | [r] | vibrante alveolare sonora |
| S | [s] | fricativa alveolare sorda |
| SC | [ʃ] | fricativa postalveolare sorda |
| SG | [ʒ] | fricativa postalveolare sonora |
| T | [t] | occlusiva dentale sorda |
| U, Ù | [u] [w] | vocale posteriore chiusa arrotondata (Ù quando tonica). Approssimante labiovelare dopo /k/ o /g/ e davanti a vocale |
| Ü | [y] | vocale anteriore chiusa arrotondata |
| V | [v] | fricativa labiodentale sonora |
| Z | [z] | fricativa alveolare sonora |
| ZZ | [ʦ] | affricata alveolare sorda |
| Suono | Pronuncia | Esempio |
|---|---|---|
| a | come la A italiana | cap, campo |
| å | via di mezzo tra A e Ò | màmå, mamma |
| è | come la E aperta italiana | spècc, specchio |
| é | come la E chiusa italiana | mé, io |
| i | come la I italiana | ài, aglio |
| ó | come la O chiusa italiana | tóss, tosse |
| ò | come la O aperta italiana | gròss, grande |
| ö | come il francese œuf | öle, olio |
| u | come la U italiana | culùr, colore |
| ü | come la U francese | mür, muro |
Regole proprie della LOF
- La I semivocalica si scrive I. maià, tenai
- Lo iato si segna con la dieresi sulla vocale interessata. pià piano, pïà mordere, pìå piva
- E ed O atone si pronunciano chiuse. Quando sono aperte si scrivono Ê e Ô.
- E ed O toniche portano sempre l'accento, grave o acuto secondo l'apertura. A, I e U toniche prendono sempre il grave. Ö e Ü non si accentano mai. Ogni parola ha così un solo accento sulla vocale tonica, monosillabi compresi.
- In fine di parola [k] si scrive CH e la palatale si scrive CC, senza guardare all'etimologia. lach lago, gacc gatti
- SC davanti a E, I vale [ʃ] e SG vale [ʒ]. I grafemi S-C e S-G indicano la pronuncia separata dei due suoni, e in fine di parola si preferisce S-CC. sciurå signora
- [s] si scrive sempre S e [z] sempre Z. spuzå sposa, spöså puzza
Come cambia la parola dentro la frase
Nel parlato i suoni si adattano a quelli vicini. La LOF registra questi fenomeni, la LOS non li rappresenta mai.
| Fenomeno | Quando avviene | Esempio |
|---|---|---|
| I prostetica | Dopo una parola che termina in consonante, davanti a S seguita da consonante si inserisce una I, che a volte suona E. | póer is-cèt, povero ragazzo. i'è töcc istèss, sono tutti uguali. |
| F finale in S | In alcuni casi, davanti a una parola che comincia per consonante. | ché bif chi fa diventa ché bis chi fa, quanto bevono! |
| CC finale in I | In alcuni casi, davanti a consonante. | soldàcc dé armadå diventa soldài dé armadå, soldati d'armata. |
| Caduta della V | Spesso in principio di parola, anche senza una consonante che precede. | vif diventa if, vivo. vì diventa ì, vino. |
| Caduta della consonante finale | Davanti a consonante la finale può cadere, e la consonante che segue si raddoppia. | bröt müs diventa brö' mmüs, antipatico. quàt lacc diventa quà' llacc, quanto latte! |
| Caduta della D | Può avvenire senza raddoppiamento. | grànt brao diventa gràn' brao, molto bravo. |
| L'articolo ol | Perde la L davanti a S seguita da consonante. Può perdere la O dopo una parola che termina in vocale. | ol stòmêch diventa o' stòmêch. crumpà ol salàm diventa crumpà 'l salàm. |
| L'articolo la | Diventa l' davanti a vocale. | la orégiå diventa l'orégiå, l'orecchia. |
| V anteposta | In alcuni casi tra una consonante finale e una vocale iniziale, in modo evidente con il numero otto. | èss 'n òt diventa èss 'n vòt, essere in otto. |
| Caduta di I ed E iniziali | Le parole che cominciano per IM-, IN-, EM-, EN- perdono la vocale. | impiaster diventa 'mpiaster, impiastro. intréch diventa 'ntréch, intero. |
Fonte · Michele Consoli e Ghérman Ivanovschi, Regolamentazione della grafia LOS e Regolamentazione della grafia LOF.
04Appunti di grammatica
Articoli, nomi, aggettivi, numeri, preposizioni e congiunzioni.
Le schede che seguono descrivono il lombardo orientale nella forma standard LOS. Dove i dialetti si allontanano dallo standard, la forma locale è indicata accanto.
Gli articoli
| Maschile singolare | Maschile plurale | Femminile singolare | Femminile plurale | |
|---|---|---|---|---|
| Determinativi | el | i | la | li |
| Indeterminativi | un | una | ||
| Partitivi | dei | de li |
- Il femminile plurale li è la forma standard, in uso per esempio a Borno in Val Camonica e in parte dell'alto mantovano. In bergamasco si può usare la forma dialettale i, anche nelle preposizioni articolate. de li vache diventa dei vache
- Il maschile singolare standard è el. In bergamasco è ammessa la forma dialettale ol.
- In alcune espressioni fisse e ricorrenti l'articolo si omette. mé mader la m'ha dicc mia madre mi ha detto, me lavore de e nòcc lavoro di giorno e di notte
- Al contrario dell'italiano, l'articolo è necessario davanti ai nomi propri. el Tone Antonio, la Maria Maria
I nomi
I generi sono due. I nomi che al maschile finiscono in consonante formano il femminile aggiungendo -a (gròss, gròssa). Quelli che finiscono in vocale atona la sostituiscono con -a (nono, nona). Alcuni hanno due forme del tutto diverse, come om e fomna, uomo e donna.
| Singolare | Plurale | Esempio | Traduzione |
|---|---|---|---|
| -a | -e | ava, ave | ape, api |
| -ca | -che | vaca, vache | mucca, mucche |
| -cia | -cie | bòcia, bòcie | ragazzo, ragazzi |
| -d, -t | -cc | mond, moncc | mondo, mondi |
| -ga | -ghe | braga, braghe | pantalone, pantaloni |
| -gia | -gie | smagia, smagie | macchia, macchie |
| -l | -i | gal, gai | gallo, galli |
| -n | -gn | an, agn | anno, anni |
| -o | -i | madro, madri | mezzadro, mezzadri |
| -e | -e | dube, dube | dubbio, dubbi |
| vocale tonica finale, anche seguita da N etimologica non pronunciata | ca, ca; can, can; canton, canton | casa, cane, angolo (invariati) | |
Restano sempre invariate al plurale le terminazioni -ch, -gh, -b, -p, -r, -s, -f, -v, -cc, -gg, -gn, -s'cc. Fa eccezione nono e nona, che al plurale fanno entrambi none.
| Maschile | Femminile | Esempio | |
|---|---|---|---|
| Accrescitivo | -on | -ona | gat, gaton, gatona |
| -aç | -aça | can, cagnaç, cagnaça | |
| -òt | -òta | ||
| Diminutivo | -in | -ina | |
| -èl | -èla | ||
| -èt | -èta |
Gli aggettivi
Seguono le stesse regole dei nomi per il genere e per il plurale. Gli esempi delle schede sono bèla, bèle (bella, belle), loca, loche (insulsa, insulse), còcia, còce (cotta, cotte), brœt, brœcc (brutto, brutti) e bèl, bèj (bello, belli). È molto frequente l'uso di nomi come aggettivi. Per gli alterati valgono gli stessi suffissi dei nomi, con -àss, -assa al posto di -aç, -aça.
Comparativi e superlativo relativo
| Forma | Traduzione | |
|---|---|---|
| Comparativo di maggioranza | piœ bèl de | più bello di |
| Comparativo di uguaglianza | bèl compagn de | bello come |
| Comparativo di minoranza | manch bèl de | meno bello di |
| Superlativo relativo | el piœ bèl, el manch bèl | il più bello, il meno bello |
Il superlativo assoluto
Il suffisso -issimo in lombardo non si usa praticamente mai. Oggi si sente a volte -issèm, che è scorretto. Al suo posto esistono diverse costruzioni, che cambiano da un aggettivo all'altro.
| Costruzione | Esempi |
|---|---|
| Un vocabolo che rafforza | tut content contentissimo, pròpe alegher allegrissimo, magher afacc magrissimo, brut fiss bruttissimo, cativ assé cattivissimo |
| L'accrescitivo | contenton, bruton |
| Grand prima dell'aggettivo | grand dolç dolcissimo, grand bèl bellissimo |
| La ripetizione con il suffisso -ent | biot biotent nudo del tutto, succ sucent asciuttissimo, nœv nœvent nuovo di zecca |
| Espressioni proprie di un solo aggettivo | stuf pecet molto seccato, ros foghet rosso come il fuoco, strach mort stanco morto, strach sderenad stanchissimo, content de mat contento da matti |
| En fin anch tròp | en fin anch tròp magher magrissimo, alla lettera «anche troppo magro» |
Possessivi e dimostrativi
| Masch. sing. | Masch. plur. | Femm. sing. | Femm. plur. | |
|---|---|---|---|---|
| mio | mé | mé | mé | mé |
| tuo | tò | tò | tò | tò |
| suo | sò | sò | sò | sò |
| nostro | nòst | nòs'cc | nosta | nos'ce |
| vostro | vòst | vòs'cc | vosta | vos'ce |
| loro | sò | sò | sò | sò |
| questo | chest | ches'cc | chesta | cheste |
| quello | chel | chei | chela | chele |
Tra gli indefiniti si trovano cuach (qualche) e tucc (tutti), tra gli interrogativi cuai? (quali?) e cuacc? (quante?), tra gli esclamativi che bèl!. Le espressioni distributive sono fisse, come un per un e un ala vœlta (uno per volta).
I numeri
| 1 | un, una | 11 | undes | 21 | vintun | 40 | cuaranta |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 2 | do, dò | 12 | dodes | 22 | vinte-do | 50 | çincuanta |
| 3 | tri, tre | 13 | tredes | 23 | vinte-tri | 60 | sessanta |
| 4 | cuater | 14 | cuatòrdes | 24 | vinte-cuater | 70 | setanta |
| 5 | çinch | 15 | cuindes | 25 | vinte-çinch | 80 | votanta |
| 6 | ses | 16 | sedes | 26 | vinte-ses | 90 | novanta |
| 7 | sèt | 17 | dessèt | 27 | vinte-sèt | 100 | çent |
| 8 | vòt | 18 | desdòt | 28 | vintòt | 200 | dosent |
| 9 | nœv | 19 | desnœv | 29 | vinte-nœv | 1000 | mila |
| 10 | des | 20 | vinte | 30 | trenta | 10⁶, 10⁹ | un milion, un miliard |
- Per il numero uno a livello dialettale esistono le forme bresciane e camune jun e juna /giü, giünå, giönå/, che vengono probabilmente da influssi retoromanzi.
- I numeri 1, 2 e 3 hanno una forma maschile e una femminile. Lo stesso vale, dal 22 in poi, per tutti i numeri che contengono il 2 e il 3. vinte-do e vinte-dò, vinte-tri e vinte-tre, trenta-do e trenta-dò
- La forma dosent rappresenta le pronunce /dosént/ e /dusént/. Per le pronunce /düsént/ e /dösént/ è possibile la forma dusent.
| Forma | Perifrasi | Forma | Perifrasi | ||
|---|---|---|---|---|---|
| 1° | prim | 11° | undesesem | chel dei undes | |
| 2° | segond | 12° | dodesesem | chel dei dodes | |
| 3° | ters | 13° | tredesesem | chel dei tredes | |
| 4° | cuart | 14° | cuatordesesem | chel dei cuatòrdes | |
| 5° | cuint | chel dei çinch | 15° | cuindesesem | chel dei cuindes |
| 6° | sèst | chel dei ses | 16° | sedesesem | chel dei sedes |
| 7° | sètem | chel dei sèt | 17° | dessetesem | chel dei dessèt |
| 8° | otav | chel dei vòt | 18° | desdotesem | chel dei desdòt |
| 9° | nœvesem | chel dei nœv | 19° | desnœvesem | chel dei desnœv |
| 10° | desem | chel dei des | 20° | vintesem | chel dei vinte |
| 30° | trentesem | chel dei trenta | 100° | çentesem |
Dal quinto in poi l'ordinale si può sostituire con la perifrasi «quello dei cinque», «quello dei sei» e così via. Per prim è ammessa la forma dialettale prum /prüm, pröm/.
Le preposizioni
| Italiano | Semplice | + el | + la | + i | + li |
|---|---|---|---|---|---|
| di | de | del | dela | dei | deli |
| a | a | al | ala | ai | ali |
| da | de, da | da el | da la | da i | da li |
| in | end | end el | end la | end i | end li |
| con | cond | cond el | cond la | cond i | cond li |
| su | sœ | sœl | sœla | sœi | sœli |
| per | per | per el | per la | per i | per li |
| tra, fra | en tra de | en tra del | en tra dela | en tra dei | en tra deli |
Le congiunzioni
| Tipo | Forme |
|---|---|
| Copulative affermative | e, anch, a', a'pò, a'pò a', pò a', pò anch |
| Copulative negative | gna', gnanch, gne |
| Correlative | o… o…, o che… o che…, gne… gne… |
| Disgiuntive | o, opur |
| Avversative | ma, però, anse, envece, enveçe |
| Conclusive | donca, doncà, sichè |
| Esplicative | per esempe |
| Tipo | Forme |
|---|---|
| Dichiarative | che, coma, comè, come |
| Di tempo | cuand, cuand che, coma che, comè che, apena che, apene che, subit che, entant che, fin a cuand, enfina a cuand |
| Di causa | perché, za che |
| Finali | perchè |
| Condizionali | se |
| Concessive | siben, ancasiben, inseben, cond tœt che |
| Di modo | coma, comè, come, cuase, scuase, scuas, sensa che |
| Di eccezione | oter che |
| Consecutive | insé… che…, tant… che… |
| Comparative | coma, comè, come, compagn, compagn che, compagn de, conforma |
| Lombardo | Italiano |
|---|---|
| a condission che | a condizione che |
| end el moment che | nel momento in cui |
| d'altronde, d'otra banda, d'oter cant | d'altronde, d'altra parte, d'altro canto |
| de manera che | in modo che |
| en considerassion che | considerato che |
| di vòlte mai che, di vœlte mai che | casomai |
| come che la sies | comunque sia |
| miga doma… ma en piœ, miga doma… ma per de piœ | non soltanto… ma in più. Al posto di doma si trovano domà, domusta, noma, nomà, nomusta. |
Fonte · Schede Gli Articoli, I Nomi, Gli Aggettivi, I Numeri, Le Preposizioni e Le Congiunzioni della grammatica LOS, che segue la regolamentazione di Michele Consoli e Ghérman Ivanovschi. Le traduzioni italiane delle espressioni congiuntive mancano nelle schede e sono aggiunte qui.
05Mesi e giorni
I nomi dei mesi e dei giorni, tra le lingue romanze e da un paese all'altro.
I nomi dei mesi e dei giorni sono un buon banco di prova, perché tutti li usano e ogni paese li pronuncia a modo suo. Messi in fila mostrano insieme la parentela con le altre lingue romanze e la variazione interna al lombardo orientale.
I mesi dell'anno
Il mese, in LOS mês (pronunciato /més/ nel Bresciano e in Val Camonica, /mìs/ nel Bergamasco), dura all'incirca una lunazione. Secondo alcuni studi archeologici l'uomo avrebbe cominciato a contare i giorni sulle fasi lunari già nel Paleolitico. In lombardo i nomi dei mesi vengono tutti dal latino.
| LOS | Latino | Forme ammesse |
|---|---|---|
| Zener | Ianuarius | Zenar (cremasca) |
| Fevrer | Februarius | Febrar (cremasca) |
| Mars | Martius | |
| Avril | Aprilis | |
| Mas | Maius | Maj (dialettale) |
| Zugn | Iunius | |
| Luj | Iulius | Lugn (dialettale bresciana) |
| Avost | Augustus | |
| Setember | September | |
| Otover | October | |
| November | November | |
| Desember | December | Diçember (cremasca) |
Nel calendario romano l'anno cominciava a marzo, e luglio e agosto si chiamavano in origine quintilis e sextilis. Per questo da settembre in poi i mesi portano il nome di un numero.
Tra le lingue romanze
| Italiano | Lombardo | Romagnolo | Piemontese | Occitano | Catalano | Friulano | Francese | Veneziano |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gennaio | Zener | Znar | Gené | Genièr | Gener | Zenâr | Janvier | Zenaro |
| Febbraio | Fevrer | Fevrar | Fërvé | Febrièr | Febrer | Fevrâr | Février | Fevraro |
| Marzo | Mars | Mars | Mars | Març | Març | Març | Mars | Março |
| Aprile | Avril | Avril | Avril | Abriu | Abril | Avrîl | Avril | Avril |
| Maggio | Mas | Maz | Magg | Mai | Maig | Mai | Mai | Mazo |
| Giugno | Zugn | Zogn | Giugn | Junh | Juny | Jugn | Juin | Zugno |
| Luglio | Luj | Loj | Luj | Julhet | Juliol | Lui | Juillet | Lujo |
| Agosto | Avost | Agòst | Agost, Òst | Aost | Agost | Avost | Août | Agosto |
| Settembre | Setember | Setember | Stèmber | Setembre | Setembre | Setembar | Septembre | Setenbre |
| Ottobre | Otover | Otòber | Otóber | Octòbre | Octubre | Otubar | Octobre | Otobre |
| Novembre | November | November | Novèmber | Novembre | Novembre | Novembar | Novembre | Novenbre |
| Dicembre | Desember | Dzember | Dzèmber | Decembre | Desembre | Dicembar | Décembre | Dixenbre |
Da un paese all'altro
Le tabelle che seguono usano la grafia fonetica LOF. Si vede bene la H che in Val Trompia, a Lumezzane e a Bienno prende il posto della S.
| Valle Brembana | Leffe | Isola alta | Bassa | Treviglio e Gera d'Adda |
|---|---|---|---|---|
| Zenér | Genér | Sgenér | Zenér | Zenàr |
| Fevrér | Fevrér | Fevrér | Fevrér | Febrér |
| Màrs | Màrs | Màrs | Màrs | Mars |
| Avrìl | Avrìl | Avrìl | Aprìl | Aprìl |
| Màs | Màsc | Màsc | Màj | Maj |
| Zögn, Zöin | Giögn | Zögn | Giögn | Giögn |
| Löi | Löi | Löï | Löi | Lüi |
| Óst | Agóst | Aóst | Óst | Agóst |
| Setèmbêr | Setèmbêr | Setèmbêr | Setèmbêr | Setèmbêr |
| Otóêr, Utùêr | Otóêr | Utùêr | Utùêr | Utùêr |
| Noèmbêr | Noèmbêr | Nuèmbêr | Noèmbêr | Novèmbêr |
| Desèmbêr | Desèmbêr | Desèmbêr | Desèmbêr | Disèmbêr |
| Cremasco di Romanengo | Cremasco di Crema | Bresciano della Bassa | Bresciano di Val Trompia | Bresciano di Lumezzane | Camuno di Borno | Camuno di Bienno |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Genàr | Zenàr | Zenér | Zenér | Ðenér | Zenér | Zenér |
| Febràr | Febràr | Febrér | Fevrér | Fevrér, Feurér | Hevrér | Fevrér, Febrér |
| Màrs | Màrs | Màrs | Marh | Marh | Màrs | Màrs |
| Aprìl | Aprìl | Brìl | (A)vrìl | Aprìl, Avrìl, Aurìl | Avrìl | Avrìl |
| Màcc | Màcc | Màgio, Maj¹ | Magio¹ | Màh | Màs | Màh |
| Giögn | Zögn | Zögn | Zögn | Ðögn | Zögn | Zügn |
| Löï | Löi | Löi, Lögn² | Löi | Lüï | Löi, Lüi | Lüi |
| (A'g)óst | (A'g)óst | Óst, Agóst³ | Óht | Óh, Óht | Óst | Aóht |
| Setémbêr | Setémbre | Setèmbêr | Hetèmbêr | Hetèmbêr | Setèmbêr | Hetémbêr |
| Otóbêr | Utóbre | Utuêr | Utùêr | Utùêr | Otóêr, Utùêr | Utùêr |
| Nuémbêr | Nuémbre | Noèmbêr, Nuèmbêr | Noèmbêr | No(v)èmbêr | Noèmbêr | Noémbêr |
| Dicémbêr | Desémbre | Desèmbêr | Desèmbêr | Deðèmbêr | Desèmbêr | Desémbêr |
- La forma màgio è probabilmente un italianismo o un venetismo. La forma maj viene dal latino maius e si scrive con la J, perché il suono /j/ è probabilmente l'evoluzione di un /dʒ/, come in formaj e relòj.
- La forma lögn è forse dovuta alla confusione con zögn.
- La forma agóst è probabilmente un italianismo.
I giorni della settimana
Anche i nomi dei giorni vengono dal latino. Come l'italiano, il lombardo segue il modello francese. I primi cinque giorni uniscono il nome di un pianeta dell'astronomia classica alla parola dé (giorno, dì) usata come desinenza.
| LOS | Origine |
|---|---|
| Lunedé | giorno della Luna |
| Martedé | giorno di Marte |
| Mercoldé | giorno di Mercurio |
| Zuvedé, Zovedé | giorno di Giove |
| Venerdé | giorno di Venere |
| Sabet | dall'ebraico šabbāt, giorno di riposo, attraverso il latino sabbătum |
| Duminica, Domenica | dal tardo latino dominĭca (dies), giorno del Signore. Forma dialettale Dumenica |
In Val Saviore sopravvive per il giovedì la forma zòbia o zœbia, che la LOS accetta a livello dialettale.
Tre modelli nell'area gallo-romanza
Le lingue gallo-romanze formano i nomi dei giorni in tre modi. Nel modello francese la parola «giorno» sta in fondo, in quello occitano sta in testa, in quello veneziano manca.
| Lombardo orientale | Lombardo occidentale | Francese |
|---|---|---|
| Lunedé | Lunesdì | Lundi |
| Martedé | Mardì | Mardi |
| Mercoldé | Mercoldì | Mercredi |
| Zuvedé, Zœbia | Giœubia | Jeudi |
| Venerdé | Venerdì | Vendredi |
| Sabet | Sabet | Samedi |
| Duminica | Domenega | Dimanche |
| Catalano | Occitano | Arpitano |
|---|---|---|
| Dilluns | Diluns | Delon |
| Dimars | Dimars | Demârs |
| Dimecres | Dimècres | Demécro |
| Dijous | Dijòus | Dejô |
| Divendres | Divendres | Devendro |
| Dissabte | Dissabte | Dessando |
| Diumenge | Dimenge | Demenge |
| Piemontese | Veneziano | Friulano | Ladino (badiòt) |
|---|---|---|---|
| Lùn-es | Luni | Lunis | Lönesc |
| Màrtes | Marti | Martars | Dedolönesc |
| Merco, Mèrcol | Mércore | Miercus | Mercui |
| Giòbia | Zobia | Joibe | Jöbia |
| Vënner | Vénere | Vinars | Vëndres |
| Saba | Sabo | Sabide | Sabeda |
| Dumìnica | Doménega | Domenie | Domënia |
I modelli non sono rigidi e si trovano situazioni intermedie. Il bolognese, per esempio, dice lonedé, martedé, giovedé secondo il modello francese e mêrcuel, vèner secondo quello veneziano, con sâbet e demanndga per il fine settimana.
Da un paese all'altro
| Valle Brembana | Isola alta | Bergamo città | Bassa | Treviglio e Gera d'Adda |
|---|---|---|---|---|
| Lönedé | Lünedé | Lönedé | Lönedé | Lünedé |
| Martedé | Martedé | Martedé | Martedé | Martedé |
| Mêrcoldé | Mêrculdé | Mêrcoldé | Mêrcoldé | Mêrculdé |
| Giöedé (Zöedé) | Sgiuedé | Gioedé | Giöedé | Giuedé |
| Enerdé | Enerdé | (V)enerdé | Enerdé | Inerdé, Inirdé |
| Sabêt | Sabat | Sabat | Sabêt | Sabat |
| Düminica, la Fèsta¹ | Düminica | Düminica | Düminica | Düminica |
| Bresciano della Bassa | Bresciano di Val Trompia | Camuno di Capo di Ponte | Camuno di Borno | Camuno di Bienno |
|---|---|---|---|---|
| Lönödé | Lönedé | Lünedè | Lünedè | Lünedé |
| Martedé | Martedé | Martedè | Martidè | Martedé |
| Mêrcordé² | Mêrcoldé | Mêrcoldé | Mêrcoldé | Mêrcoldé, Mêrcoledé |
| Giöedé, Zöedé | Gioedé, Zoedé | Giüedè, Zòbia³, Zöbia³ | Giöedè, Zöedè | Giöedé, Gioedé |
| (V)enerdé | (V)ênêrdé | (V)enerdè | (V)enerdè | Enerdé |
| Sabot | Habët, Habôt | Sabet | Sabêt | Habet |
| Duminica | Duminica | Duminica | Dümènica | Dümènica |
- La fèsta e ol dé de la fèsta valgono come sinonimi di domenica solo in alcune espressioni, come ol sabet e la fèsta per il fine settimana. Per dire «domenica scorsa» non si può usare la fèsta passada.
- Mercordé con la R è la forma etimologica, ormai caduta in disuso. La conservano il bresciano della Bassa e l'alto mantovano.
- Queste due forme sono ancora in uso in Val Saviore.
Altre forme che si incontrano nel lombardo orientale sono züadé, giüadé, giuedé ed enardé.
Fonte · Schede I mesi dell'anno e I giorni della settimana della grammatica LOS.
06Un testo in LOS
«La rassa bergamasca» in grafia LOS con traduzione a fronte e note.
«La rassa bergamasca» di Martino Vitali, trascritta nella grafia standard. Le note mostrano come una sola scrittura riesca a contenere le pronunce di luoghi diversi, e dove la LOS ammette una forma locale accanto a quella comune.
Carater de la rassa bergamasca:
Fiama de rar, sota la çender brasca.
Ma, pur1 en mes a un mond de barlafus,
La gh'ha tante otre robe che i2 sberlus.
Prima de tœt, l'è zent che la lavora,
Che la parla pòch3, ma franch e sensa pora4,
Che la ghe da fiduça al forester,
Basta che el righe drecc sœl sò senter.
La sies de mont, de colina o de pianura
Le la ghe ten de fà bela figura.
Se gh'è de vutà-ga a vargun, tira fò ol5 borsel,
Se un cuach momencc gh'è de ris'cià la pel
Se tira miga endré: col cœr en man
La da ol sò esempe de fraternità.
Fiama de rar… ma cuand la s'empia6
L'è mej che i gh'have7 a sinsigà-la miga…
Che el pœl suceder che entant che ol fœgh el brusa
Vargun el se scòte e pò… el domande a' scusa!
Carattere del popolo bergamasco:
Fiamma di rado, sotto la cenere brace.
Ma, anche in un mondo pieno di sciocchi,
Ha anche tante altre virtù che risplendono.
Innanzitutto, è gente che lavora,
Che parla poco, ma duramente e senza paura,
Che dà fiducia al forestiero,
Basta che stia sul suo sentiero.
Sia di monte, di collina o di pianura
Ci tiene a fare una bella figura.
Se c'è da aiutare qualcuno, tira fuori il borsello,
Se in qualche momento c'è da rischiare la pelle
Non si tira mai indietro: col cuore in mano
Dà il suo esempio di fraternità.
Fiamma di rado… ma quando si accende
È meglio che non la si provochi
Perché può succedere che mentre il fuoco brucia
Qualcuno si scotti e poi… domandi anche scusa!
Note al testo
- pur è la forma standard per le pronunce /pür/ e /pör/. È un esempio della tipica oscillazione tra /ü/ e /ö/ che colpisce la U breve. In parole come rud e barlafus l'oscillazione non avviene, perché la U è lunga.
- L'articolo femminile plurale standard è li. In bergamasco è ammessa la forma dialettale i, usata qui.
- L'oscillazione tra /ò/ e /ó/ si scrive ò.
- L'oscillazione tra /ó/ e /u/ si scrive o.
- L'articolo maschile standard è el. In bergamasco è ammessa la forma dialettale ol.
- empià (pronunciato 'mpïà) è una forma dialettale del verbo empissà, accendere.
- (che la) gh'have è la forma standard del congiuntivo presente di vì-ga (avere) alla terza persona singolare. Le pronunce più diffuse sono /la gàe(s), la gàbe(s), la gàbie, la gàvie/.
Il congiuntivo in -s
Per le forme con desinenza -s, tipiche del bresciano, la LOS prevede una coniugazione dialettale. La desinenza è poco diffusa e la forma standard non la contiene.
| Persona | Forma |
|---|---|
| che me | gh'haves |
| che te | te gh'havet |
| che lu | el gh'haves |
| che noter | en gh'haves, gh'homes |
| che voter | gh'havev, gh'hiev |
| che lor | i gh'haves |
Nel tema del verbo la consonante oscilla tra V e B, a volte anche P, come accade nel verbo savì (sapere), il cui congiuntivo (che'l) save si pronuncia /ché'l sàpe(s), ché'l sàbe(s), ché'l sàe(s), ché'l sìbes/. La LOS scrive V perché rappresenta meglio il sistema fonetico lombardo, dove la P latina passa spesso a V e poi cade tra vocali. La parola ava (ape), pronunciata /àå/, ha seguito proprio questo cammino, da apa ad ava fino ad aa.
Due immagini del testo vanno lette in senso figurato. «Fiamma di rado, sotto la cenere brace» dice che i bergamaschi si infuriano di rado, e che sotto la calma apparente la brace resta pronta a riaccendersi. Basta che el righe drecc sœl sò senter significa tenere un comportamento adeguato.
Fonte · Martino Vitali, La rassa bergamasca, con trascrizione in LOS, note linguistiche e traduzione dalla grammatica LOS.
07L'eredità longobarda
Leggi, usanze, toponimi e 129 parole rimaste nel dialetto cremasco.
I Longobardi hanno dato il nome alla regione e hanno lasciato nel dialetto più parole di quante si creda. Walter Venchiarutti le ha cercate nel Cremasco con gli strumenti dell'antropologia, guardando insieme al lessico, alle usanze nuziali, al cibo, alle devozioni e ai racconti delle stalle.
Un popolo in marcia
Nella primavera del 568, tredici anni dopo la fine del regno gotico, i Longobardi lasciarono la Pannonia e passarono le Alpi dal Predil. Venivano in origine dalla Scandinavia e dalla regione dell'Elba inferiore. Erano guerrieri con mogli e figli, accompagnati da nuclei di altri popoli alleati o sottomessi, tra cui Sassoni, Gepidi, Bulgari, Sarmati, Turingi e Svevi. Le stime li collocano tra 150.000 e 300.000 persone, circa il cinque per cento della popolazione della penisola.
La conquista seguì il tracciato delle strade romane ancora in uso.
| Anno | Via | Città occupate |
|---|---|---|
| 568 | Postumia | Cividale, Aquileia, Treviso, Vicenza, Verona |
| 569 | Gallica | Brescia, Bergamo, Milano (caduta il 3 settembre) |
| 570 | Emilia | Parma, Modena, Bologna, Imola |
| 572 | Pavia | |
| 588 | Isola Comacina | |
| 601-602 | Padova, Mantova | |
| 603 | Cremona, porto bizantino, presa e distrutta da Agilulfo |
Paolo Diacono racconta che durante la migrazione l'antico nome di Winnili fu sostituito con quello di Longobardi, le «lunghe barbe», dopo la vittoria sui Vandali. Con il nomadismo il culto di Frea, legato al mondo agricolo, cedette il passo a quello di Wotan, dio della guerra. La capigliatura aveva valore magico. Chi abbandonava i compagni in battaglia veniva punito con la decalvatio, e il duca di Bergamo Rotarit, dopo la sconfitta, fu umiliato con il taglio dei capelli e della barba prima dell'esilio. La ragazza che dopo la tonsura si preparava al matrimonio prendeva il nome di tosa.
Le parole delle leggi
Buona parte dei vocaboli longobardi arrivati fino a noi viene da contratti e testi giuridici. L'editto di Rotari mise per iscritto, in latino, consuetudini che fino ad allora si tramandavano a voce.
| Termine | Significato |
|---|---|
| fara | Gruppo familiare in armi, la cellula che presidiava il territorio. Stabilizzandosi divenne la curtis. |
| arimanni | Gli uomini liberi, poi proprietari fondiari. |
| aldi | I semiliberi. |
| skalk | Servi, poveri, rustici. |
| gairethinx | L'assemblea generale degli uomini liberi, che eleggeva il re. |
| sculdahis | Il capo del villaggio. |
| marphais | Custode della cavalleria regia. |
| gasindi, gastaldi | Funzionari di corte e amministratori dei beni reali. |
| sala | La casa padronale, l'interno di torri e castelli. |
| faihida | La vendetta familiare. |
| widergeld | Il prezzo del sangue, che sostituì la vendetta con un pagamento. |
| mundio | La tutela di un maschio a cui ogni donna libera doveva sottostare. |
| meta | Il prezzo fissato agli sponsali per la futura sposa. |
| faderfio | Il versamento in denaro o bestiame dato dal padre. |
| scherpa | Il corredo di beni mobili. Nel cremasco è rimasto come stirpa, la dote data dalla madre della sposa. |
| masca | La strega, che le leggi emarginano insieme a ogni forma di incantesimo. |
| gahagium | Il terreno o bosco riservato. Venchiarutti vi accosta Gagèt, la maschera cremasca del contadino che viene in città. |
Dalla fara alla cascina
Il passaggio dalle bande in movimento alle corti stabili è per Venchiarutti la prima tappa di un processo lungo, che arriva fino alla famiglia contadina della cascina. I due gruppi hanno gli stessi caratteri. Sono complessi, perché raccolgono più generazioni e più famiglie di fratelli. Sono patriarcali, governati da un capofamiglia che nella tradizione locale è al regiùr. Sono isolati, autonomi sul piano economico, solidali nei momenti di calamità, e tengono in comune campi, attrezzi e animali.
Fino al Novecento nei paesi del Cremasco si stendeva la lista dei beni che accompagnavano la sposa nella casa del marito, con ogni oggetto stimato da un mediatore. Il documento era firmato dall'estensore, dal marito, dal padre e dai testimoni, e mai dalla sposa. Si ricordano anche le rescàde, righe tracciate con calce, pula o segatura sulla strada tra la casa della fidanzata e la chiesa, parenti degli scherzi nuziali che le leggi di Astolfo già punivano.
Santi guerrieri, pani e racconti
- Le dedicazioni delle chiese. San Giorgio e San Michele, santi guerrieri, ebbero tra i Longobardi una fortuna immediata. L'arcangelo armato di lancia e pesatore di anime ricordava da vicino Odino. La fitta distribuzione di chiese e sacelli a loro dedicati è una prova della longobardizzazione del territorio tra Adda e Serio.
- Le necropoli. Siti longobardi sono accertati a Castelgabbiano, Camisano, Sergnano, Bottaiano, Ricengo, Offanengo, Palazzo Pignano, Madignano e Ripalta Arpina. Da Offanengo vengono le crocette in lamina d'oro oggi al Museo Civico di Crema.
- Il pane. Al bisulà, dolce povero a forma di ciambella, ricorda la scutella de cambio, il pane a corona che si usava come mezzo di scambio e che il foro permetteva di portare infilato al braccio o a un bastone.
- I pronostici. La barchèta da San Peder, il bicchiere d'acqua e albume lasciato nel campo la sera del 28 giugno, e i dodici giorni di gennaio letti come i mesi dell'anno continuano l'arte del vaticinio che le leggi condannavano.
- Le pastòce. Il racconto di stalla più diffuso nel Cremasco è la pastòcia da la cagnulina. Il lupo robusto, vorace e credulone finisce bastonato, la cagnolina astuta si salva. Venchiarutti vi legge la parodia dell'aristocrazia longobarda e l'ascesa di un ceto nuovo, più furbo che valoroso.
I nomi dei campi
Nei paesi del Cremasco già censiti sono emersi questi toponimi di probabile origine longobarda. Ricorre ovunque Bréda, da brayda, il prato aperto vicino all'abitato.
| Paese | Toponimi |
|---|---|
| Madignano, Ripalta Vecchia | Bréda, Làma biùnda, Stuchèt, Valdesino |
| Ripalta Arpina | Brayda Odoni, Bréda, Costasàla bàsa, Gazzino, Sala, Silva de Sala |
| Salvirola | Brayda Bonina, Bréda |
| Chieve | Brèda, Cisguarì, Facchinazzo |
| Montodine | Bianchogna, Brèda, Facchino (incerto) |
| Casale Cremasco, Vidolasco | Bréda, Bréde, Bréduine, Gavazzetti (incerto) |
Glossario cremasco-longobardo
I Longobardi furono bravi carpentieri, ottimi combattenti e abili cavalieri, e il lessico lo conferma. Il gruppo più folto di parole riguarda gli oggetti di legno. Seguono le armi e la bardatura dei cavalli, la filatura, il cucito e la cucina, e sorprende il numero di nomi delle parti del corpo. Il punto interrogativo segnala le voci la cui derivazione longobarda è discussa. La sigla finale rimanda alla fonte usata dall'autore.
Glossario cremasco-longobardo129 voci · voce cremasca, significato, etimo
Nessuna voce corrisponde alla ricerca.
- A-munt (d)uscire dal gioco, dalle regolelong. Hamund = fuori dalla tutela giuridicaVE
- Angremìriempirelong. in-KrammjanDELI
- Ancaancalong. HancaGLO
- Anfilsintirizzitolong. Filz = copertaTER
- AspaAspolong. HaspaGLO
- Bàfalardo, pappagorgiaBahhaINC
- Bàlapallalong. BallaDELI
- Balcùbalconelong. Balk = traveDELI
- Balenchstrano, mattolong. LinkREW
- Bàncapancalong. BankaDELI
- Bàracarro agricololong. Bara = lettigaDELI
- Bàrbazio paternolong. BarbaDELI
- Baröfabaruffalong. Birufan = attaccare brigaDA
- Baròsbirocciolong. Bara = mezzo di trasportoDELI
- Bèrtatasca, Bertalong. Berta = splendenteFI
- Biàcacolorante biancolong. Blaich = pallido , sbiaditoDELI
- Bindabenda, striscia di terrenogerm. Binda = benda, fascia (?)GLO
- Biótnudolong. BlauzOR
- Blùndamerlettolong. Blahjô = bianco/ Bleon = lenzuoloTER
- Bogaceppo, catenalong. Bauga = anelloTER
- Brascabracelong. BrasGLO
- BréabrigliaBridel = redineTER
- Brèchcima del monte, pane a forma di cornettilong.Brèch = ariete,pecoraGLO
- Bredaterreno in prossimità dell’abitatoBrayda = prato, pianura apertaREW
- Brendenàlalare del camino (deriv. Bernàs = paletta)long. Brando = tizzone ardente, spada (?)OR
- Brótbrodo di carnelong. BrodINC
- Bùrcioborsa, cestino del pescelong. Burgi/Burki = porre al sicuro, custodireINC
- Burnìscenere, favillaBruni = braceNO
- Ciöfciuffolong. Zupfa = trecciaDELI
- Còrechgabbia in vimini per gallinelong. Korg = cestaGLO
- Cràmpcrampolong. Khrampf (?)DA
- Falìafiocco di nevelong. Fal = cadereGLO
- Fasólfazzolettolong. Fazzjo = pezzuola, cencioTER
- Fètafettalong. PahhaINC
- Fódrafoderalong. Fodri = guaina (?)DA
- Fudrètafedera del cuscinolong. FederaDELI
- Gatèlpiolo, cavicchio, mensolalong. Galero/Katero = cancello, steccatoTER
- Ghédagrembo, stoffa ai fianchi delle camice a punta di freccialong. Gaida = puntaVE
- Gnòchgnoccolong. Knohha = nodo (?)DA
- Góltaguancialong. WankjaDELI
- Gòrasalicelong.Wõra = chiusa di un fiume (?)TER
- Gràfagraffa, ganciolong.KrapfaDA
- Grimadonna vecchia e bruttalong. Grima-n = maschera dell’elmoVE
- Grasèlgermogli, radicchio di pratolong. Grasa = erba, Grasjan = germogliareVE
- Grepiagreppialong. KruppjaTER
- Grinsagrinza, rugalong. Grimmisõn = corrugare la fronteDELI
- Gröpiagreppialong. KruppjaDELI
- Guàdarete da pesca a strascicolong. WadaINC
- Imbastìimbastirelong. Brustian = ricamareGLO
- Làmamolong. AngulTER
- Lepàleccarelong. Lapan = mangiare degli animaliDA
- Lòbialoggiatolong. LaubjaTER
- Löchstupido, gufo, barbagiannilong. Luk = non saldo, deboleGLO
- Magùaccoramento, gozzolong. Mago = stomaco, gonfiore, angoscia,DELI
- Malusér, Marusérsensale, mediatorelong. Marh-sloz = chiusura contratto per cavalliINC
- Melmamelmalong. Mëlm = sabbiaGLO
- Mènolcollare per animalilong. MenniTER
- Milsamilzalong. MilziDELI
- Nàpagrosso nasolong. Napp(j)aTE
- Nistulacintura, bindellalong. Nestila = nastro, fettucciaDE
- Nocanoccalong. Knohha = giunturaDELI
- Pàcapaccalong, Pakka = pezzo di un tuttoDE
- Pàlchpalcolong. Balk = traveDELI
- Pàtapatta, brachetta dei pantalonilong PaitaTE
- Pèrsech (pès)pesce persicolong. Parsik (?)DELI
- Piségasbrigatilong. Bisig = affaccendati (?)DA
- Pradèlgradino, cimiterolong. Brëdel = tavolettaDELI
- Rafà, Rancàafferrare con violenzalong. (h)RaffonDELI
- Rangùpalo di sostegno per viti (deriv. Ma-rangù)long. Hrango = paloTER
- Respìraschietto, spatolalong.Ruspi = gezzo, ruvido (?)OR
- Rigalinealong. Riga deriv. rigadì = tessuto casalingo a righeDELI
- Röfaforforalong. HrufAV
- Rubàrubarelong. Raub = rapinaVE
- Rùnfàrussarelong. HrûzzanDELI
- Salastanzalong. Sala = casa padronaleVE
- Saserazazzeralong. ZazeraDELI
- Sbriga (sbragà)strappolong. Brehhan = strappare, rompere (?)DA
- Sbruiàscottare, bruciarelong. Breowan = immergere nell’acquaTE
- Scàgn /Scrègnasgabellolong. Skranna = sedia con braccioliDELI
- Scafàlscaffalelong. SkafDELI
- S-cepàspaccarelong. SpahanGLO
- Scalcagnàtmalmessolong. Skalka = servitoreVE
- Schénaschienalong Skena = osso, stinco (?)DELI
- Schersàprendere in giro, burlarelong. SkerzönDELI
- S-ciümaschiumalong. SkûmDELI
- Scürimpostalong. Skûr riparo, protezioneDELI
- Scusàlgrembiulelong. Skauz = lembo di abitoTER
- Scòsgrembolong. SkauzDE
- Sècazecca, insettolong. ZëkkaDELI
- Sghèrocattivo, crudelelong. Skarrjo = capitanoDELI
- Sgrèfagrinfialong. Grif = artiglio, brancaINC
- Sguàterlavapiattilong. Wahtari = guardianoDELI
- Slitàslittarelong. Slita = slittaDELI
- Sòca, Söcaceppo, sottana, donna, zuccalong. Soka (?)GLO
- Söpazuppalong. SupfaGLO
- Spacàromperelong. Spahhan = fendereDELI
- Spaltspaltolong. SpaldOR
- Spànalarghezza della mano apertalong. SpanaDELI
- Spéaspialong. Spèhon = osservare attentamenteOR
- Spràngasbarralong. SpangaDELI
- Stàfastaffalong. StaffaDELI
- Stàgnduro, saldolong. StagnGLO
- Stangastangalong. StangaDELI
- Stèrssterzo, manubrio di guidalong. Sterz = manico dell’aratroDELI
- Stirpadote della sposalong. Scherpa- skerfa = corredo beni mobiliFI
- Stinchstincolong. Skinko = tibia, femoreDELI
- Stòchpalo per armature o ponteggilong. Stok = ceppoDELI
- Stràchstancolong. StrakDELI
- Stranfugnàsgualcire, stropicciarelong. StraufinõnAV
- Strasstracciolong. StrupfTER
- Stringàlegarelong. Strikkan = chiudere con spagoGLO
- Stròsstrozzolong. Strozza = golaDELI
- Strùnsstronzolong. Strunz = stercoDELI
- Strusàstrozzarelong. Strozza = golaDELI
- Stüchstuccolong. Stuhhi = crosta, intonaco, scorzaDELI
- Sturlìstorlino, ingenuolong. Sturler (?)GLO
- Süpazuppalong. Supfa = polenta teneraDELI
- Strücàspremerelong.Thrukkjan = comprimereDA
- Tacatacca, incisionelong. TakkaGLO
- Tàculachiacchiera, cornacchia, gazzalong.TahhalaDELI
- Tànf(a)puzza, odore sgradevolelong. Thampf = vapore, fumoDELI
- Tòchpezzolong. Toh = panno, velo pregiatoTER
- Tràpulatrappolalong. TrappeGLO
- Trincàbere avidamenteGerm. Trinkan (?)GLO
- Trogoltrogololong. Trog (?)TER
- Tüfàtuffare, immergerelong. Tauff(j)anDELI
- Tùnftonfo, cadutalong.TumpfAV
- Uia meme sfortunatalong. Auja = fortuna (?)VE
- Vadacoperchio, mantellolong. Wada = rete da pescaDA
Sigle delle fonti. AV Devoto, Avviamento alla etimologia italiana. DA Zoccolo, Da Celti a Friulani. DE Taglietti, Dizionario etimologico del dialetto cremonese. DELI Cortelazzo e Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana. FI Molinari, La filologia germanica. GLO Bertani, Glossario longobardo. INC, NO, TER Mastrelli, studi sulle invasioni barbariche, sui nomi delle piante e sulla terminologia dei manufatti. OR Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine. REW Meyer-Lübke, Romanisches Etymologisches Wörterbuch. TE Frau, I tedeschismi nel friulano. VE Francovich Onesti, Vestigia longobarde in Italia.
Fonte · Walter Venchiarutti, Longobardi e longobardismi. Spunti e suggestioni antropologiche nelle consuetudini del Cremasco. Il testo qui è riassunto, il glossario e i toponimi sono riportati dall'articolo.
08Il Vocabolario della Gallia Cisalpina
Le 893 voci comasche e brianzole che Pietro Monti credeva celtiche.
L'abate Pietro Monti stampò nel 1845 il Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como e undici anni dopo vi aggiunse un'appendice, il Saggio di vocabolario della Gallia Cisalpina e celtico. In quelle pagine accostò centinaia di voci comasche e brianzole a parole delle lingue celtiche vive, convinto che il lombardo conservasse sotto la veste latina la lingua dei Galli.
L'idea di Monti
Per Monti i Romani riuscirono a cambiare istituzioni, leggi e costumi dei popoli conquistati, senza toccare nella sostanza le loro lingue. I dialetti lombardi sarebbero quindi dialetti celtici, fratelli del gallese, del gaelico di Scozia e d'Irlanda, del cornico e del bretone, e il loro studio servirebbe a completare «il grande vocabolario celtico universale, che ancora ci manca».
Le prove principali le cerca nei nomi di luogo, che il popolo avrebbe tramandato quasi intatti per trenta secoli mentre scrittori latini e notai medievali li storpiavano. Riconosce però che è un terreno su cui è facile illudersi, e sul nome di Bellagio mette in fila tre spiegazioni senza scegliere con certezza. Può venire dal latino bis-lacus, perché lì il Lario si divide in due rami. Può venire dal dio Bel, dato che sul monte sopra il paese sta la Pietra Luna, creduta un antico altare dei Druidi. Può unire bel (bello) e ac (abitazione), e questa gli pare la più verosimile.
L'umana scienza in notabile parte non è che probabilità.
Le congetture che giudica più solide si fondano su poche radici ricorrenti.
| Radice | Significato |
|---|---|
| dun, bin, bré, torr | monte |
| komb | convalle |
| mag | pianura |
| man, men, carn | pietra |
| kar | villaggio |
| lenn | lago |
| aven, aon, an, on | fiume |
| ros | valle |
| ac, ago | abitazione, tribù. È la desinenza di molti comuni lombardi. |
| asca | rifugio di montagna o di valle |
Da qui le sue letture di Com come convalle tra i monti, di Lech come costa inclinata, di Lompino come monte nudo, di Pisaròta come acqua corrente, di Pedrinate come sito concavo.
Come leggerlo oggi. Il lombardo è una lingua romanza e discende dal latino. Il sostrato celtico esiste e ha lasciato tracce in diversi nomi di luogo e in un certo numero di parole, ma è molto più ristretto di quanto Monti pensasse. Parecchi dei suoi confronti avvicinano voci lombarde di origine latina a parole gaeliche o bretoni che vengono anch'esse dal latino, oppure si reggono sulla sola somiglianza di suono. Il vocabolario resta prezioso per due ragioni. Raccoglie voci comasche e brianzole dell'Ottocento con il loro significato esatto, e documenta una stagione degli studi in cui i dialetti cominciarono a essere trattati come testimoni di storia.
I segni di pronuncia
| Segno | Come si legge |
|---|---|
| O | sempre «u» |
| aa, oo | in fine di parola, vocale dal suono prolungato (participio passato) |
| U | come in francese, mur, sur |
| Oeu | come in francese, œuf, bœuf |
| Sc | come in sciare |
| S'c | «s» seguita da «c» palatale, pronunciate separate |
| C, G | dolci davanti a E, I. Gutturali se seguite da H |
| B, D | in fine di parola si leggono come «p» e «t» |
| V | cade in mezzo alla parola (scova diventa «scoa») e si legge in principio |
| Z | come la «s» italiana |
Il glossario
Le voci sono quelle dell'edizione che ho tra i miei appunti, una scelta moderna dal Saggio di Monti che tiene le parole più legate alla presunta fonte celtica. Dopo il significato compare tra virgolette la voce celtica proposta, in verde, con la sua traduzione. Ci sono molti nomi di paese della Brianza e del Lario.
Vocabolario della Gallia Cisalpina893 voci · voce lombarda, significato, confronto celtico
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- AbalIdoneo, abile. habal
- AbitAbito. haibid
- AbondioMietitura. buaineadh
- AcassAccidentalmente, a caso. eascar (caduta)
- AccusaAccusa. Casaidh
- AcusadooAccusatore Casaidich
- AdaFiume Adda. Atha fiume basso. Viene nominato nel poema di Ossian, Canto I Temora.
- AdasiLentamente, adagio. Adhais (ozio)
- AdêsSaldo, Adh seas (sta fermo)
- AfinitaaAffinità, parentela. Fineach, tribù.
- AgarAcido. Achiar.
- AgoDesinenza di mo lti comuni lombardi. Aic, tribù. Ac abitazione. La prima parte di questi nomi esprimeva la particolarità locale, o il nome del capo tribù.
- AgòrdEccedente in peso e misura. Gour, Gor misura.
- AgroA stento, a fatica. Air eiginn.
- AitàmeneLieto, letizia. Detto in modo esclamativo. Aite (lieto)
- AjèeAgliaio, pianta di aglio. Aj. Chi voeu on bon aièe, la pianta de genée.
- AlbaaAlbiate. Alb (paese in sito elevato)
- ÀlbaraSuperbia, altezzosità. Albach.
- AlbioeuBeccatoio. Cassetta in cui si dà il cibo agli uccelli. An ballan.
- AlpAlpi. Altura. Alp
- AltoForma di salute: addio, buon giorno. Altaich (saluto)
- AmMi. Am disan (mi dicono). Am (a mè)
- AnAnno. Ann (cerchio). Rivoluzione della Terra durante l’anno.
- ÀnNe. An soo nagòtt (non ne so nulla). An (ne, qui). An ghél ? (dov’è ?).
- AngôtQuesto giorno, oggi. Andiug.
- AndagàAggomitolare. Ang (giro, filo)
- AndeghéeUomo all’antica nei modi e nell’abito An de (al di fuori, fuori dagli schemi)
- AndùlolSorta di salame Andulen.
- AngariiImposizioni, balzelli. Aincheara
- AngìdaMucca sterile. An gineadh (che non genera).
- AnamAnima Anam
- ÀnnSi usa come interiezione, per far intendere di sapere cosa non saputa. Aithne (cognizione)
- AntamenemànSubito, all’istante An ceart amannan.
- AntecoeurCrudele, spietato Antrocair
- AntiànPadellino Aghann
- AnvôltaCurvatura, volta tonda Ann (giro)
- AràArare Ar
- AraaAratro Arach
- ArgegnArgegno Ar gen (sopra il fiume)
- ArèntVicino Aren
- ArsciuuPigro, inerte, strambo Aircleach
- AsAsso. As (cascata d’acqua). Vicino ad asso si trova la cascata della Vallategna.
- AselaAscella Asgall
- AscaSenza. Asca tì (senza di tè). Seach
- AscaDesinenza di alcuni paesi. Asgailt (rifugio di montagna o valle).
- AscàArdire, audace, osare. Oscaradh (audace)
- AsèeAbbastanza Saich
- AsiccVaso per contenere liquori soiteich
- AsnàghPaese di Asnago. Asna (in rilievo)
- Avas, avesAmpolla sorgiva d’acqua. Acque sotterranee. Abhvinn
- AvrìAprile Abraon (mese di miti piogge)
- Baasc, BasiccCasa diroccata. Bac’h (luogo chiuso)
- BabiBabbeo, sciocco Buban
- BabiôtFanciullo vispo Baban
- BacanBaccano. Bachanlachd
- BàcarSpecie di secchiello o vaso di legno Bachla (bicchiere)
- Bacarêl/Bachit/BachitaiBastoncello Bachall
- BàcolBastone Bachull (come quello druidico)
- BacoladaSciocchezza Beulkeeres (in bretone )
- BadalùchRissa rumorosa. Andà a badalùch (andare in rovina) Bualadh
- BagaGrasso, corpulento. Bagadh
- BàgaGran bevitore Bachair
- BagàSbronzo Bach (ebrezza)
- BagatêlaCorbezzole ! (modo esclamativo) Beag
- BagaiBambino, fanciullo Beag
- BàgarCalesse, carrettino Baighin (carretta)
- BagaroeutLombrico Biathainne
- BagiànSciocco, babbeo Beadagan
- BagianadaSciocchezza Beadaganach
- BàgiolLegno su cui vanno a cavallo le streghe Baghiol
- BajadaSchiamazzo Ballardach
- BalabiBallabio Baile (villaggio)
- BalabiôtPezzente. Bean-bhochd (donna povera)
- BalandraMarrano, persona dissoluta Brad (perfidia)
- BaldôriaTripudio, gran festa. Fad teine daire (accendi fuoco grande)
- BaléntRagazzo Balach
- BalêrnaVillaggio Baile Ern (villaggio scosceso)
- BalestràEssere lunatico, farneticare Breislich
- BalmSasso cavernoso Vamha (caverna)
- BandaFianco Bann
- Bar/BarlôchTestardo Barloch
- BaracànPanno ruvido Baracan (panno ruvido di peli di capra)
- BàrachAlbero da frutto come il pero Baréch (chiuso , fatto di rami)
- BaradêllMontagnetta Barr (monte)
- BaràgiaCampagna vasta. Anabarrach (smisurato)
- BarbaZio Barth-tas (zio paterno)
- BarchGruppo di casolari con campi chiuso da siepe o steccato Pairc
- BarìBarile Barail
- BarilôtBallo di streghe Ball druidh (ballo di gente allegra)
- BarìnnMontone Barr
- BarìtOnda spumosa e bianca del lago Bairlinn (onda tempestosa)
- BarlusciàTuonare, lampeggiare Boillsg (lampeggiare)
- BarnaBarni. Brean (abitazione montana)
- BarôccCarretto a due ruote Baraic
- BaroueciaBerretto Bairead
- BascFogliame. Bileach
- BasciaGrappolo d’uva, fila di pagnotte Bagaid
- Ba’sònLuogo acquitrinoso Bais
- BassiccCasa diroccata Baasc
- BastrùchRagazzaccio Paisdealach
- BavigioeuTarlo del grano C’hovibu
- BechBecco, caprone Boc (saltare)
- BèdolaBetulla Beith
- BelànPaese di Bellano Bel Avan (bel fiume)
- BenôlaDonnola, furetto Baineasagh
- BertaChiacchierona, linguacciuta Briotal (cicaleggio)
- BasôgnFare le faccende di casa, i lavori Ba - son (causa, affare, utile)
- Bia’sàGustare. Blas (sapore)
- BiceeBicchiere Biceir
- BiciolannIgnorantone Cion eolach (ignorante)
- BiêlaGrosso tegame Beille (caldaia)
- BisabôssOrnamenti sfarzosi Beosaigh (ornare)
- BisbilàSpumeggiare, brulicare Bi-suileagach (essere effervescente delle bolle sulla superficie di un liquore)
- BisbinMonte Bisbino Bis (nero) Bin (monte)
- BissFosco, scuro. Dicesi di occhio, cielo, d’aria Bis
- BitT orrente Vilt
- BodàchGonzo, inerte Bodach (zotico)
- BoeuscFracasso, rumore Beuch (suono)
- BoeugiaCaverna scura e profonda Buth
- BôgiaPancia Bolg
- BôgliaPappa, minestra Brochan (sorta di potaggio farinaceo)
- BôjaColeottero. Bogus
- BolènghStagno piccolo, laghetto. Boglach
- BolgiaSacco di pelle Bolg
- BòlgiraRabbia, stizza. Bodag
- BonètBerretto di tela o panno. Antico nome di famiglia. Boneid (berretto)
- BòraTronco grosso e rotondo di albero. Bun (tronco)
- BòrdOrlo di veste che si mette per ornamento Bordair
- BorêlaTesta. Si usa talvolta nella frase Tajà via la Borêla decapitare. Barr (testa)
- BorìchAsino. Bioraiche
- BòrmiPaese di Bormio. Voce composta da Boyl (calda) e Muj (acqua)
- BorniCieco. Born
- BorzeghéeRovi, roveto. Briarach
- BòsciaVacca. Bo
- BosìssPaese di Bosisio. Parola composta da Bos (villaggio) e Visick (presso il molto d’acqua o fiume)
- BôtStivali. Botuinn
- BôtBotta. Butadh
- BotigiaOtre, piccola botte. Botul (otre)
- BotònnBottone. Putan
- BôzPozza grande. Bog (palude)
- BòzarFanciullo vispo, inquieto. Brogach (fanciullo vispo)
- BozararìaBazzeccola, sciocchezza infantile. Bogaleach
- BrachCane da caccia, bracco. Abhag
- BragaBraghe, calzoni. Brag, briogais
- BragiàGridare a squarciagola. Braor, Braic (bocca)
- BramàPioggerellina. Braon (gocciola di pioggia)
- BrancàBrancare. Prendere fortemente con unghie e mani. Preachan (uccello rapinatore)
- BrascBraccio. Borlà giò i brasc (sgomentarsi). Brac
- BasGreto di fiume. Bas
- BregadaQuantità di gente. Freiceadan
- BrègnCasa rovinata, stamberga. Breach, Bread. Bré (monte)
- BréjelPortare. Breth
- BrènnPaese di Brenno. Bren (monte)
- BrenaPaese di Brenna. Brenniat (castello)
- BrianzaTerritorio che si estende fra Lecco, Brivio, Como. Due significati: Brigh (monte, divinità celtica) e Brig-gan (piccola altura)
- BricaBriciola. Brioth (frammento)
- BrichBalze scoscese. Bruach
- BriènBrienno. Paese sul lago di Como. Blen (stazione di barche)
- BrinscètGinepro.”Briar” (spina)
- BriossBrioso, spiritoso. Briosg (moto vivace)
- BrisaBrezza. Vento freddo. Brisim
- BriviPaese di Brivio. Briva (ponte)
- BroàtMalaticcio. Breoit
- BrochètRicotta. Brocheta (secchiello). Blioch-caise (latte, cacio)
- BròdegaFulmine. Boisge
- BrodigàrLordare. Brodagh
- BroeudBrodo. Brochan
- BroeuliVerziere, orto. Brons (bollone di pianta)
- BrombaSatollo, pieno. Brulionta
- BronzaBroncio, proprio dei bambini. Borras (allungamento delle labbra)
- BruccBarchetta di fondo piatto, senza chiglia e senza vela. Biorach (battello)
- BrughPianta dell’Erica. Brugh. Paesi di Bruga, Brugo, Lambrugo in gaelico Fraoch (landa di Erica)
- BrunaaPaese di Brunate. Bru-near (villaggio-oriente)
- BrusaOrlo, precipizio. Bruach (margine)
- BuaFuoco, tizzone (voce infantile). Bvite (tizzone)
- BudònFascio grosso di legna da fuoco. Budhag (fascetto)
- BugàRimbombare di tuono. Beuchd
- BùiPazzia. Boil
- BunàlGomitolo. Peler
- BuràlaAratro. Buraich
- BurbarBurbero, fiero. Burb
- BurlàDeridere. Boirleadh
- ButAlveare, arnia. Buth-sheillean (stanza delle api)
- BùtUrto. Put (spingere)
- ButèerBurro. Butar
- CàChe cos’è ? che cosa ?. Ca (dove)
- CàCasa. Cà
- CavarCapra. Gabhar
- CabrôccCaprone. Gavar
- CadìghGià, quasi. Chean (già) e Deigh (dopo)
- CàdoraMestolo. Chatair
- CagnàMordere, mangiare. Cagnadh (mangiare)
- Caìs - CaìslaAgnello/agnella. Caora (pecora)
- CalaSentiero che si fa tra le nevi. Cai (strada)
- CalàScemare. Caill (perdere)
- CalabrònTafano, grossa vespa. Cearnabhan
- CalabrozaPioggia gelata. Gealaich-frosach
- CalcàCalcare, stipare. Calc
- CalchìnNano, pigmeo. Ceigein
- CaldàrCaldaio. Caudarn
- CamànaCapanna, casotto. Camhan (cavernetta)
- CamnàghPaese di Camnago. Camhan (pianura incurvata)
- CamoscionPrigione. Caobhan
- CànVerme del formaggio Can (tarlo)
- CanaMattarello, legno per la polenta. Cruinn (tondo)
- CanèccCanneto. Cainneach
- CanèstarCanestro. Canastair (vaso)
- CanestrejPianta o frutto del mirtillo. Cannach (mirto)
- CànevaTino. Cann (serbatoio)
- CanevelliOsso sporgente della caviglia. Gnaimna-lurga (caviglia)
- CanôgiaSecchio. Cuinneog
- CanôsFloscio, spugnoso. Si dice di rapa e simili. Canach
- CànovCanapa. Candib
- CantLato, angolo. Cliatach
- CapìnnRampino. Caf
- CaraGioia. Oh gioia !. Cairde
- CaraCarezza. Fà ‘na cara. Cara (guancia)
- CaraaPaese di Carate. Car (pietra)
- CarabiaPertica. Cabhar
- CaradooCarrettiere. Carbadair
- CaragnàPiangere. Chun (pianto) Acanaich (sospirare)
- CaràscPalo alto delle viti. Carasc (vite alta)
- CarcajàVerso della gallina. Garcail (verso della gallina quando fa l’uovo)
- CardìnaPaese di Cardina. Car (sito) Din (fortificato)
- CargaCar ico, peso. Cargo
- CarimaaPaese di C arimate. Proviene dalla parola composita di Car (castello, villaggio) e Imeach (abbondante in burro)
- CarlàzPaese di C arlazzo. Carn-glaz (sasso grigio)
- CarlisantCardo. Chua-ran
- CarnaCarne. Carn
- CarnàghPaese di Carnago. Carnach (sito sassoso monumentale)
- CaroeuCaruccio. Kerrys
- CarônPaese di Caronno. Kar (sito) On (buono)
- CaronêlFiume rapido che dà il nome a Carona. Caoir (torrente rapido)
- CarpìLatte rappreso. Garbh (denso)
- CàrrCaro, amato. Car (amato)
- CasciàPigliare, mettere mano. Si dice cascià man ovvero mettere mano. Gabh (pigliare)
- CasciàsPrendersela, offendersi. Cawz (accoramento)
- CasinaCascina, stalla. Caisearach (luogo dove si produce il formaggio)
- a’solFormaggio. Caise
- CàspiMucchio di vinacce poste sul torchio. Caor-fion (grappoli)
- CastiònPaesi di Castione, Castiglione. Kastal (castello) e Jon (signore)
- CatCaspita !. Caith
- CatabùiGuazzabuglio. Cadall (mischia di combattenti)
- CatanàiTafferuglio, rissa rumorosa. Ceatharn (truppa)
- CattàPrendere, cogliere. Cat
- CaùrgaVicolo stretto, viottolo. Cai (strada) Cughan (angusto)
- CavàVangare. Cab, Caibe (scavare, vangare)
- CavagnaGrande cesta di vimini. Cliabh
- CavargnaPaese sopra Porlezza. Ca (casa) Vaigneas (recesso)
- Cavèz - CavezoeuPezzo di tela di varie dimensioni. Gweth
- CavigionCattivone (in senso spregiativo). Caugyon (brutto)
- CavoeuccZanzara. Cuileag
- CavoreiraStalla alpina. Caorach (gregge)
- CechSelvaggio. Coilleach
- CereghìnUovo cotto in tegame. Caraiceag (sorta di frittata)
- CeriSmorfia. Si dice fà su ceri ovvero fare le smorfie. Geasrag (incantesimi)
- CermenaaPaese di Cermenate. Kaer-meannach (villaggio ricco di capre)
- CernôbiPaese di Cernobbio. Grean (ghiaia) Vik (sito)
- ChenaBocca. Caib
- ChichéeCastagne. Geanm-chno (castagna)
- ChichìnaGioia, gusto. Si usa nell’espressione Oh Chichina!. Chaoichealach (molto allegra)
- CiàlSciocco. Ceal (stupidità)
- CiàpFrammen to. Scealp
- CiàpPiccolo podere. Achadh
- CiàpScodella, piatto. Cupa
- CiarrChiaro. Ciar (biancastro)
- CiasadaChiasso. Ciasail
- CiccPiccoletto. Chic
- CifolinaVin o leggero. Faisgein-fion (annacquato)
- CimbalisCimberli. Si usa nell’espressione Vess in cimbalis essere pieno di gioia per il troppo vino bevuto. Ceobach (ebrezza)
- CiôcaCiucca. Sbornia. Clog
- CiogrìnCampanellina. Cluigein
- CiôssCampo recintato da siepe. Clos (chiuso)
- CiribìtBurattino. Ceir (cerca) Pothan (bambino)
- CiriponêlaBurattinaio. Cilleagan (fantoccio)
- CisciolìscCominciare a bollire. Suileagach (pieno di bollicine)
- CoàscCovo di lepre o lupo. Cuas (caverna)
- CobiàAccoppiare, congiungere. Cuplaich
- CocconàBalbettare. Gadach (balbuzie)
- CochìnNoce senza mallo. Cnoth (noce)
- CòciaMucchio, abbondanza. Cus (quantità)
- CoeurCuore, coraggio. Cur (coraggio), memoria. vegnì in coeur - ricordare. Cuimhne (memoria).
- CoeussCucinare. Còc (cucinare).
- CoeuvaCovoni. Cval (fascio di piante da frumento)
- ColàdaErba tintoria. Kolo (paglia)
- CôlichPaese di Colico. Cuil (angolo)
- CòlmanCima di monti non alti. Cuinnlein (cima dello stelo del grano)
- ColondeiPorzioni. Codaichean-
- CômCittà di Como. Kom (convalle fra i monti)
- ComèMolto. joma (molto)
- CômorPieno fino all’orlo. Comhal (cumulare)
- CòraGallina. Cearc
- CorcelleRami recisi con il coltello. Corcaireachd
- CorchCarro per trasportare concime. Corch
- CorènPaese di C orenno. Corr An (piccolo territorio)
- Corìl - CorileeNocciola - bosco di noccioli. Coirilech
- CorlascFalce con lama larga e corta. Corcag (coltello scozzese)
- CòrnaSasso, rupe, corni, (come i corni di Canzo). Corn
- Corna-maraMonte sopra il paese di Montagna. Cornamara (rupe grande)
- CornôccAngolo di stanza. Cearn, Korn (cantone, angolo)
- CortèlPendente. Si usa nella frase stà a cortèl (stare in pendenza) Crochta (pendulo)
- CòscSonno, dormire. Si usa nella frase andà a còsc (andare a dormire). Kosk (sonno)
- CôtFracido. Dicesi di albero. Crot
- CotonàAccarezzare, proteggere, allevare. Si usa nella frase cotonà i fioeu (allevare i bambini) Coton (coprirsi di cotone)
- CressònNasturzio. Cleorann
- CriàGridare, rimproverare. Criha
- CriaaAllevato. Mal o ben criaa (male o ben allevato) Criach
- CronàscPidocchio. Mial-chaorach (zecca, insetto)
- CroscAccorciarsi. Si usa nella frase fà el crosc. Cruscan
- CrôtSciame. Sgaoth
- CrusciaBottiglietta in terracotta con manico. Crogan
- CucadaCiottolato. Cuch
- CuchSasso, ciottolo. Cuch
- CuèlPaese di Cueglio. Cuil (recesso)
- CulabsFuoco fatuo notturno. Culeag (mosca)
- CulpichRotolare. Si usa nella frase andà culpich (capitombolare) Cuibhlich (rotolare)
- CusciaghPaese di Cucciago. Cuilceach (luogo acquitrinoso)
- DanaStizza. Dhart
- à’SanAccorgersi. Deare-air
- DaveraVeramente. Davad
- DefrìzaDi fretta. Deifrich
- DelèbiPaese di D elebio. Dail (campo verso il fiume)
- DermaaAppoggiato, sostenuto. Tearmunn (sostegno)
- DertaErto, clivo, salita ripida. Direadh (salita)
- DervPaese di D ervio. Der (fiume)
- DervìAprire. Daryvas
- e’sàAcconciarsi. Si usa nella frase de’sàs sù (acconciarsi, abbellirsi). Deasaich (acconciarsi)
- DesdessAdesso. Drasda (ora)
- DesedàSvegliarsi. Divisg
- DincantoPerfettamente. Ottimamente. Deanta (perfetto)
- DirlindanaFiore del maggiociondolo. Direachan (salire perpendicolare)
- DiruscàScortecciare, scorzare. Dyrvskyr (scorzato)
- DisombriàTogliere l’ombra. Dubhar (ombra)
- DobiaCoperta del letto. Dubhladh (coperta)
- DoeurioPietra di granito nel paese di Blevio, legato a delle leggende antiche. dolmen
- DomàSolo, soltanto. Amhain
- DonghPaese di Dongo. Dun (fortezza)
- DrasciàAndare lentamente. Dregas (chi resta)
- DrènLampone.”Drein”
- DruddForte, vigoroso. Dru (druido)
- EmMi. Si usa nella frase em regòrdi - mi ricordo. En
- ErbaPaese di Erba. Er (eccellente) e Bair (fonte)
- ErbariGiardino. Erber
- ErborìnPrezzemolo. Erboirinn
- ErgnaEdera. Eidheann
- ErnoPaese di Erno. Ern (dirupo)
- FalàchPersona pigra, inerte. Failligeach
- FalchFalco. Falchan
- FalôcaSi dice di frutto vuoto. Falamh
- FambrosaLampone. Ampros
- FaolàdegaCampo sterile. Faoladegh
- FarèeFabbro Ferror
- FarforelOmetto da niente. Frugolo. Fearfuadain (vagabondo)
- FarinèlFurfantello. Fear-foirieirt (ladro)
- FarioeuFerraiolo. Falvin
- FarudaCastagna verde cotta nella sua corteccia. Farusg (corteccia)
- FlesgFascio. Fleasg
- FiaraCrema che galleggia sul latte. Vadhar
- FiaschDamigiana di vetro. Fleasg
- FiladelNibbio. Fiolar
- FincisciadaaPigrizia. Fanachd (restare fermo)
- FiôcaNeve. Fioachan (acqua gelata)
- FirascolaFiabesco. Fursan (fiamma)
- FisMolto, assai. Fis (molto)
- FisèlaCordicella. Funen (nastro)
- FloeudarBiada, foraggio per cavalli. Fodarach (fieno)
- FlôsPersona fiacca. Floch
- FoeughFuoco, focolare. Fok
- FognàNascondere. Folaigh
- FoìnFuretto. Fail
- FolàPigiare, follare (uva), assodare. Fuladh (assodare)
- FolagaUccello acquatico che frequenza il Lario. Faoileag
- FolascAcini. Plaosg
- FondPodere. Fonn
- FarafàlaFolla di gente. Foirfoire
- ForestForestiero, straniero. Fear-stair (viaggiatore)
- ForlôchChi parla confusamente. Ferloch
- FôrtaFermo ! Forc
- FortigiaVinello leggero, non buono. Fotusach (non buono)
- FregaroeuPesciolino vivace. Fraigeasach
- FriccGran freddo. Frioch
- FrignSchifintoso nel cibo. Friagn
- FrignàPiagnuccolare. Fiaclach
- FrìgolaBricciola. Fuigheall
- FrinfignàSghignazzare. Frinfin
- FruaNome generico di ogni latticino. Fronn (latticello)
- GagìnPaese di Gaggino. Gagg (bosco)
- GàiGermoglio. gai
- GajôfaSaccoccia, tasca. Jalc’h (borsa)
- GajùmScorza verde che avvolge il guscio della noce. Nome della fonte dei corni di Canzo. Gcocull
- GalbéeBianco- giallo. Geal-buidhe
- GaldìnSasso. Nome di famiglia. Gall
- GaldònNome di torrente presso Lecco che si getta nell’Adda. Gall (rupe) Tonn (onda)
- GalèdaSorta di brocca in cui si porta il vino. Galan
- GalèdolaGabbiano. Gwylan
- GalivergnaNebbia fredda. Glawik-ièn (pioggerella gelida)
- GarampanaDonna vecchia e brutta, deforme. Grain (deformità) Bhean (donna)
- GaràmpolTerreni magri e incolti. Garan
- GaravìnaDirupo. Car (pietra) Luaisg (scoscesa)
- GarbagnaaPaese di Garbagnate. Garbhanach (sassoso)
- GareteeLegaccio delle scarpe. Carana (piede)
- GargantuariSpilungone. Gugurlach (uomo grosso)
- GàrofMucchio di pietre. Sgeir (roccia)
- GàbolCiottolo. Gaireal (sasso vivo)
- GarzoeuPollone. Gasan (ramo tenero)
- GarzoeulaPaese di Garzola. Gasrbhshliosach (aspro declive)
- GasceraRisata di scherno. Sgeigeireach (scherno)
- GasciànSciocco. Gleosg
- Gatù-sùArrampicarsi. Gata
- GavasciaBoccaccia. Gabag (donna chiacchierona)
- GechiiAgghiacciato. Eigh
- GenPaese Geno. Geann (promontorio)
- GenàComprimere. Genn
- GeraGhiaia. Gaireal
- GhèVedere, conoscere. Gnie (cognizione)
- GherbaNuvola bassa. Ceoban
- GhelfFurbo, falso. Cealgach (malizia, impostore)
- GherbAcerbo. Geur
- GhezLucertola verde. Glaz (verde)
- GiarìRidere dei bambini. Gair
- GibilàLume tremolante. Gabhar (lume)
- GigiaFanciulla. Geig (fanciulla bella)
- GimàchScioccone. Gilmean
- GioàlaPertica, palo della vite. Guaille
- GigiolaSpalla. Si usa nella frase portà a gigiola (portare a spalla) Giulan
- GiôlaMinestra. Giullachd (nutrimento)
- GiromètaFanciulla del villaggio. Geirseach
- GiubaGinepro. Giuhar-beinne
- GiugàAndar bene, servire allo scopo. Si usa nella frase quella ciaff chì la giuga minga ben. Questa chiave non apre. Juchair (chiave)
- Gnach e petachVess tra gnach e petach. Essere tra l’incudine e il martello. Gnach (colpo) Palltag (picchio)
- GnifMuso, ceffo. Gnuis (muso di animale)
- GnòchColpo. Gnag
- GnuchAdirato, burbero. Gnoig
- GognìnFurbetto. Goidiche
- GolàdegaFavilla che vola. Golou (lume)
- GordIngordo. Gortach
- GraaVecchia. Gruach
- GraìsciaGraticola. Greatach
- GrasèlPolpastrello. Grass
- GratacuuBacca della rosa canina. Segeach-chubhra (rosa canina)
- GrègnaManciata di riso. Greimm, Glacag.
- GrenaNebbia con nevischio. Gruaim (oscurità)
- GriantPaese di G riante. Grian (sole) Tir (territorio)
- Gnif, SgriffArtiglio. Skrif
- GrignaViso arcigno. Greann
- GrioeuBimbo piccolo. Crion
- Grisol, SgrisolBrivido. Gris
- GrôglSonaglio rotondo. Gugan
- GrônaRoccia, monte, dirupo. Grona (roccia)
- GropìAnnodare. Grob (unire saldamente)
- GrùGambe lunghe. Garan
- IncoconàUrtare, spingere. Eignich
- IdèaSembianza. Eadan
- IghDesinenza di alcuni paesi come Inverigh, Orsenigh. Ick (sito)
- ImbriachUbriaco. Embhriach
- InarmàArmarsi, stare all’erta. Armaich
- IndiàrAccumulare. Iadh
- IndùnPaese di Induno. In (paese) dun (colle)
- In entraTra, f ra, entro. In eadar (dentro, fra)
- In giòIn basso. Iosad (giù, sotto)
- IntraTra, fra. Intra
- IntracànCosa ingegnosa. Intinneach
- IntrèghInerte, stupido, inetto. Eatreorach
- InverighPaese di Inverigo. Inbhir (confluente d’acque)
- IsèchAsma. Tirà l’isèch (avere l’asma). Iseach
- IssaAdesso. Issa
- JadRaffreddore. Jen (freddo)
- JascaNome di famiglia comasca ora estinta. Jasgadh (pescheria)
- JôlCapretto. Joigh
- LaccLatte. Lac
- Lagà - La’sàLasciare, abbandonare, non tenere più. Leigas
- LaghLago. Loch
- LàiPaese di Laglio. Lays (verde) Ail (riva)
- LalaaNinnare, cantilena per far addormentare i bambini. Lalla - Lloliaow
- LàmAmo per pesca. Amh
- LàmbarNome del fiume Lambro. Lam (cascata) bar (monte)
- LambrùghPaese di Lambrugo. Lann (campo) Brugh (erica)
- LanaPoltrire. Si usa nell’espressione fà la lana. Lanar
- LanchètPozzanghera. Lochan
- LapaChiaccherare. Labhair (parlare)
- LapàccSporco, lurido, sconcio. Lapan (fango)
- LapèraUsignolo. Labhair (parlare)
- LàriLario. Lear (mare)
- LavàLavare con l’acqua. Lav (acqua)
- LavarìnBagnarsi. Ciapà on lavarin (bagnarsi per la gran pioggia). Jonnlaid
- LechCittà di Lecco. Leac (fianco del monte)
- LenPaese di Lenno. Linne (golfo), Lenn (stagno)
- LènLuogo acquitrinoso. Lenn (stagno)
- LentadaaLentezza. Leann-tadh
- LentànStriscia flessibile di legno. Lubag
- LèsnLampo. Laise
- LesnàLampeggiare. Luisne
- LiàmLegame. Liamm
- LibidôchVile, inetto. Leibideach
- LiernaPaese di Lierna. Lir (sito) Ern (dirupo)
- LifrôchBriccone. Lifrinneach
- LiminôtaSposa (voce antica). Leannan
- LinaaSorta di rete che si usa sul Lario. Lion
- LiôchAntica famiglia comasca ora estinta. Loich (piazza)
- LipômPaese di Lipomo. Li-Bom (luogo rialzato)
- LôccFandonie. Leog
- LoeughPodere, possedimento. Loeuch (abitazione, luogo, casa)
- LongònPaese di Longone al Segrino. Long-on (casa buona)
- LôrgnaPigrizia. Lorganach
- LovènPaese di Loveno. Lov-en (fiumiciattolo)
- LucaaTizzone acceso. Leus-ghath (luce-raggio)
- LucernaLanterna. Lochran (luce)
- LudroSudicio, sporco. Ludair
- LuesanaCscine con campi estesi. Lusanach (erboso, luogo selvatico)
- LugheraFavilla, lampo. Lluch
- LuisaghPaese di Luisago. Luisreagach (pratoso)
- LussLuce. Leus
- Lustrà - LutàrLustrare, bramare un qualcosa. Luadh (desiderio)
- MacaFiglio. Mac
- MacàgnPaese di Macagno. Mag (campo arato)
- MadònetaPapavero selvatico. Miadan
- MagatèiBurattini. Macan (fanciullo)
- MaggMaggio. Maigh (gradevole)
- MagôlcAmmasso di materia putrida. Malcadh
- MaidèAnzi. Maidah
- MalètaBisaccia del viaggiatore. Maileid
- MamMamma. ma mam (la mia mamma). Mam
- MamàoFantasma. Maom (paura)
- ManMano. Man
- MandèlPaese di Mandello. Mean (pietra) teilu (famiglia)
- ManfrigolaTorta fritta. Mann (farina) frighig (friggere)
- MangiasèchFormaggio. Mann-caiseach (cibo a base di formaggio)
- Mani, ManisFrutto del rovo. Muine (spina)
- MaollaDestrezza, astuzia. Mealladh (frode)
- MaragnoeuMucchio di fieno a forma conica. Meallanach (mucchio)
- MarànInerte, stupido. Mairnealach (pigro)
- MarcGrande. Si usa nella frase a marc despèt (a gran dispetto). Morc (grande)
- MargàscFusto di granturco. Meiligeag
- MarioeulaAcetosella. Merlys
- MarmelDito mignolo. Marm-mear (dito piccolo)
- MarmotàLamentarsi sottovoce. Marm-Mothar (piccolo rumore, bisbiglio)
- MàrtolBabbeo. Mar-tor (grande stupido)
- MargnuchTestone (riferito ad una persona). Muing (scioccone)
- MasaraaBagnato, ammollito. Masg (macerare)
- MascarpaRicotta. Meilg-Garbh (latte denso)
- a’sciôcaLatte acido che si è coagulato e separato dal siero. Meadh- Cuisnich” (rappigliarsi)
- MasnàMacinare. Measraich (comprimere)
- MasnadaGruppo di soldati. Malsluagh
- Matà - MazàAmmazzare. Matag (coltello)
- MazacrùCaprone. Maithroich
- MeA mè, mi. Me
- MèdarModello, forma. Muadh
- MègoliBricciole di sterco. Mirean (bricciola)
- MelaFalcetto. Mel (ferro)
- MenàassPaese di Menaggio. Men-Ach (pietra del popolo), oppure Menachan (pietra sorda)
- MesedàMischiare, miscelare. Meisg
- MesnaCambiare opinione. Si dice mudà mesna. Maonn (pensiero)
- MingaNo, mica, niente. micha (particella negativa)
- MinaSembianza. Min
- MimmeFior di farina. Minmhme
- MinùdarPiccolo, minuto. Meanad
- Mi’seeNonno, avo. Mo-seanair (mio avo)
- MocàSpuntare, mozzare
- .Much
- MôchenaScherzo, burla. Magadh
- MogninnMoina, lusinga. meinn (carezze) “
- MolascìnGranturco sgranato. moll (paglia)
- MoltenPaese di molteno. molt (montone) tain (armento)
- MoltràsPaese di moltrasio. mul-fra (monte spoglio)
- MonaghètaFiordaliso. mor-cuain (nero-azzurro)
- MorbegnPaese di morbegno. morbeinn (gran monte)
- MorlàchSconosciuto. muir-thall (oltre il mare)
- MosìnnZampillo di vino bollente. Mais (splendore)
- NagòtNiente. Nygoth
- NercMalaticcio. Dineart (infermità)
- NesPaese di Nesso. Neas (promontorio)
- NetàPulire. Nigh (pulire)
- NiForse ?. Ni
- NiascNido. Nias
- NientNiente, nulla. Nih-ann
- NigùnNessuno. Nigonan
- NinzàIntaccare. Neag
- NiòlNuvola. Neul
- NòccNotte. Noch
- NoeuvNuovo. Nuadh
- OeurOrlo. Oir
- OeuvUovo. Ubh
- OgiònPaese di Oggiono. Og-on (sito buono)
- OmbrìaOmbra. Dubhar
- OnPaese di Onno. Onn (pietra)
- OnccUngere. Ung
- OrioeuLucciole. Ourech (igneo)
- OrlàBastonare. Urlann (bastone)
- OròchAllocco, barbagianni. Ulukes
- OrsenighPaese di Orsenigo. Ors-vigh (acqua eccellente)
- OrzoeuAmpollina. Scorà i orzoeu (sgocciolare le ampolline).
- PagànPagani. Si chiamarono così gli abitanti dei piccoli villaggi non ancora convertiti al cristianesimo.
- PairoeuPaiolo di rame. Prais
- PalatòCappotto. Paltoch
- PalòSasso enorme presso Carlazzo, scavato dal basso a forma di tetto. Pailiun (tenda)
- PalpéeCarta. Palpair
- PaltaFango, fanghilia, melma. Pol
- ParàdaTorta di farina fritta con burro. Bairin (nome di divinità. I Caledoni erano soliti offrire questa torta in autunno alla dea della Luna, regina del cielo)
- ParùscPezzo di legno, legnetto. Barr
- PatàngoleSuonare a festa. Peiteadh (musica)
- PègorPecora. Beo-Caora (bestiame di pecore)
- PelandaVeste lunga. Peallag
- Pelocà-sùDare degli scapellotti. Peileid
- PenccRigoglioso. Dicesi di persona. Peucach (nitido, bello)
- PendorarArrestare, legare. Peinntealadh
- PerlìnRiferito al vino. l’è giò ‘l perlìn, l’è giò ‘l perlìn; crepi i fastidi, crepi ‘l destin; viva la trinca e’l bocalin.L’è giò ‘l perlìn, l’è giò ‘l perlìn. È giù il buon vino, è giù buon vino; Bando ai fasidi, crepi il destino; Viva il barleto col boccalino. È giù il buon vino, è giù il buon vino. I Caledoni ebbero una bevanda di idromele che chiamarono Bir-fhion, ossia acqua-vino, anche chiamata Peire-Leann, ossia sidro fatto con succo di pere.
- PìdriaGrande imbuto per riempire le botti di vino. Pid (concavo)
- PisôraSoffio im petuoso di vento. Bis (fosco)
- PizaaAcceso. Peitach
- PiusmìRammaricarsi, gemere. Piugach (piangere)
- PobiaPioppo. Pobhuill
- PoeurivOmbreggiato. Dibhrich
- PoleggioFossetta, buca. Pollag
- PôrchMaiale lanuto, cinghiale. Porc
- PremanaPaese di Premana. Brig-mhean (monte pietroso)
- PrendComprare. Prenna
- PriaPreda, selvaggina. Pri
- RabadànRumore. Rabalach
- RabìschVernacolo. Rabhdadh
- RacagnaRhum, acquavite. Rach
- RamfCrampo. Crampadh
- RampaSdrucciolevole. Rampa
- RangàGhiacciare dal freddo. Ragaich
- RantagàRussare. Srannartaich
- Recatà-sùComprare del cibo per rivenderlo. Reic (vendere)
- RescaLisca del pesce. Esgara
- RèsegaSega. resadh
- ResegaùscSegatura. Sgamhar
- ResentàRisciacquare, lavare. Ruinnsich
- RezSentiero erto. Direach
- RezitèPrendere. Si usa nella frase binè e rezitè (dare e prendere). reishteach
- RiaaRivo, sorgiva d’acqua. Riabh
- RigolàVangare. Ruadhair
- RinRigagnolo. Rin (letto del fiume)
- RoeudaRuota. Ruith (correre)
- RoscBranco, truppa, nido. Ruth (moltitudine)
- RôtarChi spala la neve per aprire un varco. Rodair (uomo di strada)
- RovèdaRovo di more. Ruadh (rosso)
- RovelPaese di Rovello. Rose-vell (valle fortificata)
- RovellascaPaese omonimo. Rosveann (valle piccola)
- RovenaPaese di Rovenna. Rosven (piccola comunità)
- Ruà, RiàArrivare, giungere. Ruig
- RuàghPercuotre, battere. Ruathar (aggressione)
- RuccRutto. Ruchd
- RuggMucchio. Ròbba a rugg, ovvero sostanze in abbondanza Ruc
- RugaErba ruta. Rugh
- RugantArrogante. Rucasach
- RuscaCorteccia grossa di alberi. Rusc
- RuscàScorticare. Ruisg
- SaccDisgustoso (cibo). Sadach
- SaghMalvagio. Sath
- SagroAvaro. Santach
- SàlasSalice. Sail
- SaltamartìnCavalletta, locusta. Levmartaich
- SamnaUnità di misura utilizzata per il vino e le granaglie. Sumnag
- SamôlegaInerte, pigro. Slaodach
- SardêlaSardella (pesce). Seirdean
- SarônPaese di Saronno. Sar (eccellente), On (abitazione)
- SavonSapone. Savoan
- SbachGrande quantità, abbondanza. Saibhireachd
- SbadàggSbadiglio. Sabalearch
- Sbaratà sùSpalancare la porta, l’uscio. Spreadh
- SbarloeugiaLosco. Brach-shuileach
- SbergnàSchernire, sbeffeggiare. Spig
- SberluscBrillante, smagliante. Boillsg
- SbignaPaura. Bidgh
- SbilibrìMostrare troppa allegria. Suilbhear
- SbiôchSpilorcio. Spiochair
- SbisìSbirciare. Suil (occhio)
- SbregàDisperdere, spargere. Spreigh
- SbrisigàScivolare. Speil
- SbrisighéntSdrucciolevole. Speileach
- SbrisighètaSdrucciolo. Speileireachd
- SbrìssPoverissimo. Brìs (inabile a pagare)
- SbrodoladaVile adulazione. Brionnal
- SbrojàLavare le stoviglie o i legumi in acqua corrente. Broar
- SbulàSgusciare. Spalog (guscio di legumi)
- ScràbiaSpazzola. Sguab
- ScalisònMagro, esile. Scaol
- ScalmanaCaldo soffocante. Sgamhan” (febbre polmonare)
- ScalôsAlbero di noce o castagno vecchio e cadente e vuoto al suo interno. Slochdach (cavernoso)
- ScalpàScavare. Scailp
- ScamôfiFaccia che fa smorfie. Camadh-beoil (smorfie)
- ScanccFossa molto profonda. Stanc
- ScaramusciadaScaramuccia. Rissa tumultuosa con percosse. Sceirmeiseachd
- ScarpaaLacerato, stracciato. Sgealbach
- ScengCingere. Ceangail
- ScentenereviStrisce verticali. sceanteanarach
- ScepDirupo. Scealp
- ’cepàSpaccare. Sgealb
- SercCerchio. Searcall
- ScerveleePizzicagnolo, salsicciaio. Uircean
- ’cesserCompatto, consistente. Sceachar
- ’cetSchietto. Shecht
- ScigheraNebbia. Sceaghar
- ScinsgèllPertiche trasversali delle siepi. Sgannail
- SciàtNano, basso di statura. Siochair (nano)
- ScicioleTrucciolo. Sliseag
- ScidràBere. Seocheirdin (bevanda)
- ScidrionBacca del mirtillo. Dearc
- ScigolàScivolare, sfuggire. Scigolà foeura di mann (sfuggito di mano). Suibhlach (scorrevole)
- SciguidaGinestrella. Sceachagh
- ScìlaCera. Ceir
- ScirôsPolvere rossa dei mattoni. Cé-ruadh (terra rossa)
- SciusnàEsplorare, spiare. Ceasnach (cercare)
- Scoeula - ScoeuraScuola. Sgaol
- ScôlcStelo del grano mietuto. Sgaldach.
- ScorandolaStriscia di cuoio. Crios (ritagliare una fune)
- ScorlàScrollare, scuotere. Seog (agitare con le mani)
- ScorlèraSmagliatura. Scorr
- ScorlìdaBattitura, scrollato. Slachdadh (l’atto di battere con le mani)
- ScorubiònChi beve rumoreggiando co le labbra. Srabair (assorbire)
- ScôssaGrembiule. Sgvirt
- ScôtaCarbone. Malattia del grano. Skaod-du (grano annerito all’interno)
- ScrinàPettinare. krib
- ScrìvScrivere. Scriobh
- ScrocàOttenere con destrezza, furbizia. Crochair (furfante)
- SechSecco. Seac
- Sedèl - sedèlaSecchiello, secchio. Soitheach (vaso in rame)
- SègarSegale. Seagall
- SeghèzFalcetto. Searr
- SegrìnNome del lago di Brianza presso Canzo. Seren (lisca), grelin (lago)
- SentàssSedersi. Svidh
- SentimentSenno. Nella frase te me feet perd el sentiment, mi fai arrabbiare, perdere il senno. Seinteach
- SèrSignore. Sear
- Seras-dréInseguire con furia. Saraich
- SerioeulaRuscello. Srulag
- SesìPrendere con forza. Sas
- SettìlSegale. Settil
- SfalzàVenir meno, mancare. Failich
- SfantàLanguido. Fanntalach
- SferzèiMazze di ferro per battere i cerchi delle botti. Fairc
- SfrissCancellatura. Fà on sfriss (cancellare). Freiss
- SgairàSpendere e spandere. Sgaireach (scialacquare)
- SgajôsaGran fame. Sgoinnead
- SgàrGrido acuto. Sgal
- SgarbelàGraffiare. Sgriob
- SgarlàSchiantare. Sgalas - sgain (separare, recidere)
- SgarlìGettare alla rinfusa. Scanraich
- SgarotadaMucchio di sassi. Sgeireagach - sgairneach
- SgavìsciaStelo erbaceo come cipolla, rapa. Cviseag
- SgiàffSchiaffo. Sgailc
- SgobàsIngobbirsi. Cubadh (contrazione del corpo)
- SgòrbiaBacello dei piselli. Sgiol
- SgrazaGrappa. Gagan
- SgrebenTerreno sterile. Sgreagan
- SgrescRozzo, ruvido. Sgrabach
- SgrifaArtiglio. Skilf
- SgrisolàTremare dal freddo. Criothnnaich
- SgrognàSacrificare. Sgor
- SguràLavare le stoviglie (ma non le superfici di legno). Sgur
- SguradaPulitura. Sguradh
- Sì - sienCosì, egli è, loro sono. Sead
- SiraSera, occidente. Siar
- SlàparSudicio, sporco. Slapair
- Slavàgg - slavìggFiume. Fiume profondo. lav (fiume). lav-aigeal (fiume profondo)
- SlèmbrichTenera (dicesi di carne). Sleamhvinn
- lì’sàLisciare, levigare. Sliseagaich
- SlòfenAndare a letto. Loven
- SlòiPigro, svogliato. Sload
- SlojadaSvogliatezza. Slaodalach
- SlusciàInfradiciarsi, riempirsi d’acqua. Slichcadh
- SmìnzighMagrolino. Min
- SmòiBacinella d’acqua. Si usa nella frase mett i pagn in smòi (mettere gli abiti nell’acqua). Smeach
- SmorzàSpegnere. Smaladh (spegnere con il fiato)
- SoeugaFalco cappone. Seabhag
- SoeulPavimento. Sol
- SogaFune di corteccia di tiglio. Svgan (fune di paglia)
- SògnSogno. Svainn
- SolchSolco. Solc
- SoléeGranaio. Soille
- SolenghSpavento. Oillt - Oillg
- SoeuliSemplice, schietto. So - Leir (apparenza bella e chiara)
- SolzàghPaese di Solzago. Soille (sole) Aic (paese)
- SoràRaffreddarsi. sorr
- SortìUscire. Soiras
- SpaciugadaImbrattamento. Spairteach
- SpaltusciàSporcato con poltiglia, fango. Spairt-plais
- SpampanadaMillanteria, sparata, boiata. Spailpearach
- SparagnàRisparmiare. Sparria
- SparasciaMallo della noce. Spalog
- SpetàscFacile da schiacciare, sbattuto a terra. Splaidse
- SpetasciadaSchiacciamento, schiacciato. Splaidseach
- SpilaaSpoglio (dicesi di albero). Spuilleadh
- SpiritSpirito, anima, coraggio, fiato. Spir (vivere, respirare)
- SquaccSpavento improvviso. Sgath
- StadCondizione, stato. Staid
- StagnònSpilorcio. Sanntach
- StigàAizzare. Stig
- StòchBastone. Stoch
- StòlcGallo di montagna. Storch
- StracadaStanchezza. Trachladh
- StracòlStorta al piede. Torchar
- StraforzìnCordicella, spaghetto. Taodan (funicella)
- StravacàRibaltato, rivoltato, rovesciato. Streach
- StròlgiaQuantità di sculacciate. Straoille (gran colpo)
- StrusaGran divertimento. andà a strusa (andare a divertirsi). Striopac
- StùaStufa. Stobh
- StuaaStufato. Stoibhe
- StuvìnVasellame utilizzato per cuocere lo stufato. Stabh
- SuccAsciutto. Seasc
- SughSugo, succo . Sugh
- SurèFischiare, zuffolo. Sivsarnadh
- SvèltSvelto. Sgiolta
- Ta, tiLa tua. Ta
- TàTenue, piccolo, poco. Per stò tà rostìtt (per questo poco arrosto). Tana
- TabiaaStanza a tetto. Tallach (soffitta)
- TàbòlCane. Tabhan
- TabojàAbbaiare. Tabhain
- TachFuggire. Batt ol tach. Tach - teich
- TafiadaSpruzzo d’acqua, zaffata. Taosg (zaffata)
- Tananach - TananànImbecille. Tamhanach
- TàgnanZotico. Tamhasg
- TapasciàCamminare velocemente. Tapaidh (affrettare)
- TarelBastone. Tarran
- TarlucàdaSfrontatezza. Toilealach
- TarùscImmondo (si dice di persona). Trusdar
- TataPapà. Tait
- TataaBambinaia. Tataidh (allattare)
- TavanadaGoffaggine. Tavanteg
- TavernaTaverna, osteria. Tavargn
- TèTu, a tè, ti. Tu
- TeccTetto, casa. Teach
- TeciàCoprire il tetto con le teghole. Teagair
- TegnoeulaPipistrello. Tialtag
- TejPaese di Teglio. Tul (altura)
- TemonàAndare speditamente. Deannal
- TemorèscTimoroso. Timeach
- TenccFuliggine attaccata alla pentola. Tench
- TenevelaTrivella. Taradh
- Teòn - TèaPino silvestre. Teon
- TìTu, a tè, ti. Ti
- TibiSfratto. Dagh ol tibi (dargli lo sfratto). Troid (strappare villanamente)
- TirlimbètaAltalena. Tuirlem (balzare”)
- TisìnFiume T icino. Ti (valle grande). Sion (neve, pioggia)
- TuannPian del Tivano. Tuan (caverna)
- TòTuo. Do
- ToajaTovaglia. Toal - tubhailt (ricoprire di eriche la casa)
- TòchColpo Tatog
- TòchCaduta. Tuit
- TommaFormaggio cattivo. Tomlach (latte rappreso)
- TontonàTentennare, vacillare. Tonn (ondeggiare)
- TopicàInciampare. Tachair
- TòstaArrogante. Tostalach
- TràTempo, occasione. Tra
- TrabescàEssere sempre indaffarati. Trachladh
- TràccOccasione, opportunità. Trath
- TrachignòtBasso di statura. Tuirginn
- TragiaFionda. Tradh (lancia)
- TramadìccRimasuglio di latte. Iarmad (rimasugli)
- TraoghìrLatte cagliato scaldato sul fuoco. Tivgaich (condensarsi)
- TrapuscéTalpa. Tochailtar
- TraùchScarpe da contadino. Troigh (suola)
- TraùsiBraghe lunghe. Trius
- TrebulàTribolare. Triobhaidich
- TrebuleriTroppa confusione. Triebhech
- TremezPaese di Tremezzo. Tre (villaggio), Mez (campo aperto)
- TripèeTreppiede. Tri (tre) pez (dita)
- TrònTuono. Taran
- TrovàsVaso grande di fontana. Trohan
- TrucàFuggire. Teich
- TuttTutto. Tuit
- Uf !Voce di disgusto. Ubh
- UfOfferta. Ofrail
- UmalUmile. Umhail
- UràghPaese di Urago. Ur (costa) Agh (schiatta)
- UroPaese di Urio. Uro (costa)
- VargàValicare. Falbh
- VergòtQualcosa. Rudeighin
- VernaOntano. Fearn
- VèssEssere. Vea
- VestaggVia ripida. Beistagg
- VestéeArmadio. Vuistigh
- VighizoeuPaese di Vighizzolo. Vick (villaggio) Gizev (del bosco)
- VignìVenire. Vinsa
- VìlichSnella, briosa. Si dice di persona. Beo-fheoil (donna vispa)
- ViroeuPirolo di legno, caviglia di violino. Brioran (stecco)
- ViscascScherno. Abhcaiche
- ViscorVivo, vivace, brioso. Suilbhear
- VoeudVoto sacro. Boid
- VògaFama, moda. Bugad (ostentazione)
- VòraOra, adesso, tempo. Vaire
- VudàCoprire di fuliggine. Uluidh
- ZabràchChi si veste in modo trascurato. Sracach
- ZabròchScarpe logore. Sracach-brog
- ZacagnàAlterarsi, fare rissa. Tacagnar
- ZamìnFrutto di sambuco. Droilmein
- ZèmbolaPollone. Ginemhvinn
- ZertChi ha una brutta cera. Seargta
- ZibaldònVagabondo. Seabhaideach
- ZichPoco, briciola. Bich
- ZòcaFossa. Sloch
- ZoròchGonzo, gaglioffo. Svarach
Fonte · Pietro Monti, Saggio di vocabolario della Gallia Cisalpina e celtico, appendice al Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como, Milano 1856, nella riedizione moderna intitolata Vocabolario della Gallia Cisalpina. L'opera di Monti è di pubblico dominio.
09I gerghi di mestiere
Gaì dei pastori bergamaschi, tarom dei calderai trentini, rügín dei magnani ticinesi.
Un gergo è un lessico segreto innestato su un dialetto, di cui tiene la grammatica e la sintassi. Lo parlavano i mestieri che vivevano in cammino, cioè pastori transumanti, calderai, arrotini, spazzacamini, seggiolai. Serviva a capirsi tra compagni senza farsi capire dagli altri, e insieme a riconoscersi come gruppo.
Cesare Lombroso lo aveva osservato già nel 1889. La tendenza a formare un gergo cresce tra chi fa lo stesso mestiere, soprattutto se costretto a una vita nomade e a qualche soggezione di fronte al pubblico, e con quel linguaggio speciale, scrive, «affermano costoro la propria comunanza e si sottraggono alla altrui vigilanza». Per i pastori la vigilanza da cui sottrarsi era quella dei contadini. Antonio Tiraboschi fa risalire il loro gergo al tempo in cui la lotta tra agricoltura e pastorizia si fece più viva, e nota che i pastori chiamano il contadino con lo stesso nome del lupo, mosèt.
Chi confronta le raccolte si accorge presto che i gerghi si somigliano anche a grande distanza. Glauco Sanga arriva a dire che i gerghi storici «sono sostanzialmente uguali, talché è possibile parlare di un gergo unitario che possiede varietà locali». Alla base c'è un nucleo comune che risale al furbesco del Cinquecento, tramandato dal Novo modo de intender la lingua zerga, su cui ogni gruppo ha poi costruito le proprie parole. Il lessico riguarda quasi sempre la vita quotidiana (il pane, il vino, il letto, i soldi, le guardie) e contiene pochi tecnicismi del mestiere.
| Italiano | Pastori bergamaschi, 1879 | Slacadùra, 1921 | Tarom, Val di Sole | Rügín, Val Colla |
|---|---|---|---|---|
| uovo | albüs, olbüs | albüs | albesi | albes |
| pane | arsébol, artèc, artù | strìdech, maròch | artibi | artibie |
| vino | scabe, masnì | scabe, masnì | scabi | |
| bere | scabà, scabià | scabià | scabiar | |
| formaggio | staèl | staél | stavel | stavèll |
| polenta | gana | gana, pastocia | rebaia | rebaia |
| fuoco | röf | ruf | rüff | |
| dormire, letto | patömà, patòm | patomà, patöm | cobiar, patum | cobiá, patüm |
| notte | embrüna | embrüna | ambruna | brüna |
| cane | bajùs, garólf, grép | garòlf, grép | garolf | garólfe |
| gallina | raspanta | raspenta | rüspanta | |
| prete | còbüs | cóbis | còbis | |
| osteria | büsa | büsa, carèra | carera | caréra |
| pagare | scajà | scaià | scheiar | scheá |
| carne | bergna | bèrgna | mornia | mòria |
| coltello | smésser, melì | smesser | sterz | smèsser |
| vecchio, vecchia | baldro, baldra | baldra | ciósp | ciòspe |
| no, niente | bös | böss, pil | necia | nipa |
| fame | sbersa | bérsa, sgajùsa | berga, gheza | |
| parlare | trombà, gössà | slacà | slacar |
Come nasce una parola di gergo
Matteo Rivoira ha studiato i meccanismi di creazione gergale su un campo ristretto, i nomi degli animali, raccogliendo circa un migliaio di forme per oltre cento concetti. Più di settecento vengono da gerghi di mestiere, poco più di duecento da girovaghi e marginali urbani, meno di cento da malfattori. Gli animali nominati sono quasi solo quelli di casa e di stalla. La gallina ha 96 nomi, il cavallo 71, il gatto 60, la vacca e l'asino 58 ciascuno, la pecora 51, e i pidocchi ne hanno 98. Gli animali selvatici nominati sono appena venticinque e compaiono solo nei gerghi delle comunità alpine.
Deformare la parola
È il modo più economico. Si prende la voce dialettale e le si attacca un suffisso gergale. I calderai della Val Soana dicono agnelarro per agnello, anióca per anatra, galüsci per gallo, lümathóca per lumaca.
Nominare dal tratto più vistoso
Franca Ageno la chiama «falsa metafora», perché coglie l'aspetto più ovvio di un solo oggetto. La pecora è la lanosa, la capra la barbina, il gatto bergamasco è mognardo (da mogn, baffo), l'asino è müsel.
Nominare dal comportamento
La gallina che raspa è raspanta quasi ovunque, da Bergamo alla Val di Sole fino a Firenze. Il cane che abbaia è baius, i cavalli sono balarin, i pidocchi dei calderai solandri sono saltenti.
Le corna
È il tratto più produttivo per bovini e caprini. Nel gaì dei pastori bergamaschi la capra è cornaröla e il capretto cornaròl. Altrove si trovano cornant, cornüa, cornaiola.
Un'aria germanica
I gerghi amano i suffissi -ardo, -aldo, -engo, -olfo e i prestiti dal tedesco. Garolf per il cane viene, secondo Prati che riprende Tiraboschi, da Werwolf attraverso il francese loup garou. Ros per il cavallo è Ross, e l'asino in Val di Sole è esil, da Esel.
Le parole dei sinti
Dalla romanì viene cacagna per la gallina (da khakena), una delle voci più diffuse nei gerghi italiani. Vengono da lì anche crai o grai per il cavallo e codro per il tacchino.
Tra i pochi animali selvatici, l'orso è brodèc per i pastori di Bergamo e gazana in Val di Sole, e in Val Rendena può essere bàrba, cioè «zio». La lepre a Bergamo è campagnöla. Non mancano i nomi propri usati per scherzo, come bertoldo per la capra in Valmalenco.
Fonte · Matteo Rivoira, Nomi di animali nei gerghi storici italiani: qualche appunto, «Rhesis. International Journal of Linguistics, Philology and Literature», 9.1, 2018, pp. 27-43.
Il gaì dei pastori bergamaschi
I pastori lo chiamavano gaì oppure spasèl, e si chiamavano tra loro tacolér. La prima raccolta a stampa è quella che Tiraboschi pubblicò nel 1879 in appendice al Vocabolario. Il glossario mostra bene il gusto del gergo per i sinonimi. Il pane ha quattro nomi (arsébol, artèc, artù, strìsec), il diavolo sei, la polenta altrettanti, il denaro quattro, e per il contadino di pianura ci sono bér, ciòr e mangia-tèra.
Due voci raccontano i rapporti tra le valli. I petaèle è il nome che i pastori bergamaschi davano a quelli della Val Camonica. I camuni ricambiavano chiamando i bergamaschi i trolì, i pigri.
Giai o spasèl, gergo dei pastori bergamaschi476 voci · dal gergo all'italiano
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- ClènerPidocchio
- ClóberCalzolajo
- CòbüsFrate, Prete
- CòfenBicchiere, Scodella, Vaso
- CógolSasso
- ColégioPrigione
- ColòbiaBrodo
- CornàčPrete
- CornaròlCapretto
- CornarölaCapra
- CospaVecchia
- CrolàAccattare, Mendicare
- CroladùrAccattone, Mendico
- CröscPastore
- CrügiaStalla
- CutìMontone
- DaquadùrAnitra
- ÉchesStorto, Bilenco
- EmbrünaNotte
- EmpiombàCapire, Intendere
- Farinù, FarinùsMugnajo
- FedérPastrore
- FédolaPecora
- FerlìGamba
- FiànchenFieno
- FicàMettere, Porre
- FiorèlFieno
- Flais, FlèisCarne
- FracànčFagiuoli
- FrajàMangiare
- FràulaDonna
- FreròlFerrajolo, Gabbano
- FrissaPascolo abusivo
- FrissàRubare
- FrissérFattore
- FüsèlaGamba
- GaassòlCatino di legno
- Gabùs (trà ‘l)Morire
- GačBello, Buono, Bene
- GadòfiaMinestra
- GagiàPiacere
- GagiòlBellino, Belloccio
- GaìGergo
- GajanaGiubba
- GajanètGabbano, Palandrano
- GalénaForza
- GàlesPadrone
- GanaPolenta
- GanïèlTabarro, Pastrano
- GardèneDiavolo
- GardùDiavolo
- GarólfCane
- GatòmLetto, Covo, Sacco da dormirvi
- GatömàDormire
- GépaGiacchetta
- GhibanaGiacchetta
- Ghirlòt, GhislòtCavolo
- GhisalbeCapannello di donne brutte
- GiàfSbirro
- GiordanaGiubba
- GiüdéaBorsa pei denari
- GnafèlBambino
- GnafèlaBambina
- GnaraLetto
- GnarèlRagazzo
- GnarèlaRagazza
- GnòraVacca
- GobàPortare
- GóghenaSterco, Sporcizia, Immondizia
- GömérScarpa
- GössàParlare
- GramfùsBraccio
- GranùsFrumento, Riso
- GrépCane
- Grepà, GripàRubare
- GrepadùrLadro, Braccio
- GròlaCastagna
- GròpiaGreppia
- GuagiaBocca
- GuasLetto
- GugiaròlBorsa pe’ denari
- GularòlVecchio
- ImbrünaNotte
- ImpeltràCapire, Intendere, Conoscere
- Impiombà, ImplombàCapire, Vedere, Udire
- IngössàDire
- InsolgàStrada
- IntobisàUbbriacare
- IntobisadaImbriacatura
- Irdana, irdusaErba
- JòSì
- Lénseda, Lensida, LensilaAcqua
- Lensidà, LensilàPiovere
- LimbröscaUva
- LiscàPerdere
- LöghítSvelto, Vispo
- LömàVedere, Guardare
- LömùGendarme
- LömusaLucerna
- LössiàVedere, Guardare
- LünùLunatico
- LüsaAcqua
- LüsiartSole
- MadérDiscorso, Ragionamento
- MadraPadrona
- MadrìPadroncino
- MadrinaPadroncina
- MadrùPadrone
- MàfiaDonna di mezzana età
- MagàmCoso, Cosa (indicatore generico)
- Mandèl (a)Scarsamente
- Mandrèl, MandròlPrato, Campo
- ManéaDonna giovane
- Mangia-grópFalegname
- Mangia-tèraAgricoltore di pianura
- MàrenBue
- MargòtGozzuto
- MarnaVacca
- MaròcBue
- MarùtMaturo
- Masér (ol mé), (ol tó)Io, Tu, Egli ecc.
- Masnì, MasnoVino
- Méa guèrNon molto, Poco
- MelgàPiovere
- MelìColtello
- MenósLadro
- MenüdìRiso
- MésPane nel latte o nella panna
- MócContadino, Agricoltore
- MócColui, Quel tale
- MocaròlFazzoletto, Moccichino
- MocarölaLucerna, Sigaro
- MóciaLepre, Uva
- MognardaFinestra
- MognàrtGatto
- MonèlLadro
- Morál, MoralùGrande saccoccia
- MòrghenPadrone
- MorgnùCappello
- MosètLupo
- MostùsOlio, Butirro
- MostusàPiangere
- MotóFormaggio cattivo
- MulàScappare
- MüselAsino
- MüssaPecora
- NampioNaso
- NàpeiRavizzone
- NasnoVino
- NegrérCamino, Paiuolo
- OfeBrutto
- OfiàSgridare
- ÒfiaBrutta
- OfiéraRissa, Contesa, Lite
- OlbüsUovo
- Öle (cassà)Piangere
- Onda (a)A josa, A bizzeffe, In abbondanza
- OregiùRaviolo
- ÖrgnālCappello
- OrnèBrache
- OtoérBecco, Caprone
- PadelùBelone (piagnone)
- PadelunàPiangere
- PapàerScarpa, Ciabatta
- PapérCarta, Libro
- PatàfiaCarta
- PaticiásConfessarsi
- PatïùColtre grossa, Imbottita
- PatòmSonno
- PatömàDormire
- PeciàMungere
- Pédra, PedrinaMeretrice
- PedrinérPuttaniere
- PelegrìPastrano, Tabarro
- PelöcaLana, Barba
- PelòjaSignore, Prete
- Petaèle (i)Appellativo dei Pastori bergamaschi a quelli della Valcamonica
- PetenàsConfessarsi
- PiànchenFieno
- PîlNon, Punto (inteso come punto finale)
- PiocAsino
- PissóngherGnocco
- PistìCieco
- PlacàMettere, Porre
- Placá detérMettere dentro
- PlànecPrete
- PolàcMendicante
- PontàSpuntare, Cominciar a nascere
- Proférte (i)Orazioni, Preghiere
- PufDebito
- RamàComperare, Prendere, Rubare
- RamparölaScala
- RaspànčPolli, Galline
- RaspàntPollo
- RaspantaGallina
- RefaldàCuocere
- RefilàDare
- RèmCucchiajo
- ResùrSindaco
- RisséraCittà, Borgata, Villaggio
- RisserùGrande città
- RödàbelCarro
- RöfFuoco
- RöfàAbbruciare
- RóndelCavallo
- RöscaSale, Pelle
- RöscàLavorare
- RöspPollo
- RóssoSole
- RügàntPorco
- RussìMarengo, Napoleone d’oro
- Saf (i)Gendarmi
- SalérSacchetto, Borsa da riporvi il sale
- SalònecDebito
- SalvàdecPater Noster
- SamàEssere
- SanàerTabacco
- SanavraScatola da tabacco
- SantusaMessa, Festa, Chiesa
- SapùDente
- SbalcunàOsservare, Guardare
- SbapSignore, Iddio
- Sbaséglia, SbasigliaChiesa
- Sbasì, SgasìUccidere
- SbedgaMamma, Poppa
- SbersaFame
- SbersātAffamato
- SbertéraMorte
- SbertìMorire
- SblòsserDenaro
- SbojàMangiare
- SbojadaMangiata, Corpacciata
- SbótesScarpe
- Scabà, ScabiàBere del vino
- ScabadùrBevitore
- ScabeVino
- ScabrìBastone
- ScabrinàBastonare
- Scabrina, ScavrinaLegna
- ScabrinadaLegnata, Bastonata
- ScacDenaro
- ScajàPagare
- ScajùSasso
- ScajunadaSassata, Colpo di sasso
- ScajusaPaglia, Stoppia
- Scaldana, ScaldusaStalla
- ScamòsRavizzone
- ScamössaPrigione
- ScandèlFrumento
- ScarnàsSchioppo
- ScarnebiàPiovigginare
- ScartòsOrecchio, Testicolo
- ScatiffiaPolenta
- SchineBrutto
- SčiaìPieno
- SčiainaPiena, Gravida, anche Scorpacciata
- SčiainàPascolare
- SčiarinàOrinare, Piovere
- SčiarùsSole, Giorno, Olio
- SčiarusaLuna
- ScòčMandriano
- ScrossìPagare
- Sdéghen, SdéghenaSpada
- SelìCappello
- SelvìFieno
- SèmolaPaura
- SèreFreddo
- SfatìBorsa pe’ denari
- SfojèteCarte da giuoco
- SfojusaCarta
- SgagnarsaAcquavite
- SgandablaBocca
- SgàolaFame
- SgaràSpendere assai
- SgasinaPolenta
- SghélterDenaro
- SgórSorcio, Topo
- SgòrbaMeretrice
- Sgorlér, SgörlerSacco in cui dormono i pastori
- Sgössaröle, SgüssaröleNoci, Nocciuole, Castagne
- SgòtLatte
- Sgrafa-gaérGallina
- SgréfaMano
- SgrögnùSchiaffo
- SgrüsaSale
- SguèrsaScarsella, Tasca
- SighéraNebbia
- SignacaRicotta
- Simério, SimergioCapo, Testa
- SimìočCapelli
- Sinquai, Senquai (i)Dita
- SlancGrano turco
- SlataduraLingua
- SlüsàPiovere
- SlüsinàPiovigginare
- SmenadaPedata delle pecore
- SmésserColtello
- SmògiaPolenta
- SmorgnùCappello
- SmulatCappello
- SofanèlFattore
- SofécPidocchio
- SofflètaPistola
- Soflàt fòImpazzato
- SoflùGatto
- SolènePazzo
- SpàerPadrone
- SpàeraPadrona
- SpaerìPadroncino
- SpaerinaPadroncina
- SpaìPartorire
- SpàlemLatte
- SpapàerScarpa
- SpasèlGergo
- SpigaròlFrumento non battuto
- SpolverusaFarina
- StaèlFormaggio
- StaélaCasatella (formaggio)
- StagàgnPajuolo
- StancòciaPolenta
- StansiàEsserci, Essere presente
- SternìPerdere
- SterpérPovero, Mendico
- Stéssa, StissaGamba
- StoblàBevere
- StóblaPinta
- StobladaBevuta
- StobladùrBevitore
- StobléraSete
- StödegnPidocchi
- StörlìPidocchio
- StrìsecPane
- StröcFormaggio
- StröcàMungere
- StroérCapraio
- StroìCapretto
- StròjaCapra
- SturnaPolenta
- SunàPuzzare
- Tàcola, Tacole, TacoiPecore
- TacolérPastore
- TanajàMordere
- TaplìLingua, Linguacciuto
- TartèifelDiavolo
- TegöreCasa
- TesèlFrumento
- TimignòlPecora
- TobísUbbriaco
- ToméCaprone
- TonèlCampaio (custode dei campi)
- TònerDonna, Serva sciocca
- Törca, TörcagnölaGrano turco
- Torés, TorísPrato, Campo
- TorlèneBoccale
- TorlengaPinta (due boccali)
- TortonésBravo mendicante
- TrapelàVenire, Capire
- TremànsFestino
- TreösgheCopri-brache
- TrobiòlVino
- TròlaDonna, Sposa
- Trolì (i)I pigri (appellativo che i pastori della Valcamonica danno a quelli bergamaschi)
- TrombàParlare
- TròssecDonna o uomo che fa le bisogne famigliari
- TüìUccidere
- Vèl (fica ‘l)Andar via
- VerdùsPrato
- VerdusaErba
- ZanarsaAcquavite
- ZömelFratello, Pene
- ZömèlaSorella, Conno
Fonte · Antonio Tiraboschi, Il gergo de' pastori bergamaschi, appendice al Vocabolario dei dialetti bergamaschi, Bergamo 1879. Di pubblico dominio.
La Slacadùra di tacolér
Il primo febbraio 1921 la Tipografia Cairo di Codogno stampò un vocabolarietto tascabile di 432 voci intitolato Slacadùra di tacolér, cioè «linguaggio dei pastori». Lo aveva compilato Giuseppe Facchinetti, pastore e commerciante bergamasco, figlio di quell'Arcangelo che la prefazione chiama «il padre dei pastori». La prefazione è datata da Vall'Alta e presenta il libretto come un vademecum pratico per «quella classe perseguitata e pur tanto benemerita» che contava migliaia di pastori.
Giacomo Rozzi ne ha ritrovato una copia presso una famiglia di ex pastori di Monchio delle Corti, nell'Appennino parmense. I monchiesi scendevano d'inverno nella pianura padana, vi incontravano pastori bergamaschi, bresciani, cremonesi e piacentini e da loro avevano imparato il gergo. Rozzi attribuisce a Facchinetti l'invenzione di quel linguaggio all'inizio del Novecento. Il confronto con la raccolta di Tiraboschi mostra che molte voci circolavano già quarant'anni prima (albüs, bèrtol, baldra, scabià, calca, patöm, tacolér), e che Facchinetti mise per iscritto un gergo che i pastori si tramandavano a voce.
Il nome gaì nel libretto non compare mai. Si diceva però parlema el gaìn.
El tàcole gl'én samà en-t-el mandròl e gh'àn sbojà gàcc la fraja.
Ol, ma adésa gh'é da fa 'l vel e da slacà el salvàdech che en ghe slöma el bir ofe! Dopa, nuetre tacolér samòm ala baitél a sbojà la gana con el staèl.
Le pecore sono andate nel campo e hanno mangiato molta erba.
Sì, ma adesso c'è da scappare e da pregare che non ci veda il contadino cattivo! Dopo, noialtri pastori andiamo alla capanna a mangiare la polenta con il formaggio.
Rozzi riporta una scelta di termini tra i più usati nel dialogo fra pastori, ordinati a partire dalla voce italiana. Alcune immagini meritano di essere notate. Dio è o casér de töcc. Pregare è slacà 'l salvàdech. Il medico è palpògn e il veterinario palpogn de mòles. La luna è lampiusa o polonia, l'ombrello paraslüssa.
Slacadùra di tacolér93 voci · dall'italiano al gergo
Nessuna voce corrisponde alla ricerca.
- AcquaSlüssa
- AgricoltoreBir
- AmanteGagéra
- AndareSamà
- AnnoLonghì
- AsinoBèrtol
- AvaroTragn
- BastoneScavrì
- Bello, buono, bravoGàcc
- BereScabià
- Bestia bruttaCiorlina
- BoccaSavàta
- BugiaGalösa
- CampoTorìs, Mandröl
- CaneGaròlf, Grép
- CapannaBaitél
- CapraStroja, Soja
- CarneBèrgna
- CattivoOfe
- ColtelloSmesser
- ContentoEngageràt
- DiavoloGardù, Bérgnöl
- DioO casér de töcc
- DormirePatomà
- FameBérsa, Sgajùsa
- FanciullaGnara, Gnaréla
- FestaSantùsa
- FienoFiorél, Fianchél
- FormaggioStaél
- FreddoSére
- FrumentoSpigaröl
- FuggireSamà, Fa ‘l vel
- InnamoratoEnlocàt
- InvecchiareImbaldrà
- Io, meOl mé maser
- LanaPèlöca
- LatteSpadem, Sciarèl
- LavorareRöscà, Stöinà
- LetameBordech
- LettoPatöm
- LinguaSlacadùra
- LuiO so masér
- LunaLampiusa, Polonia
- MangiareSbojà, Caesà
- MedicoPalpògn
- MessaSantusséra
- MinestraBadòfia
- MondoGlöp
- MungereSgorlà
- NeveBianchìna, Biancusa
- NoBöss o Pil
- NotteEmbrüna
- OcchioBarönàl, Lösnèl
- OdiatoMal lomàt
- OmbrelloParaslüssa
- OraBatenta
- OsteriaBüsa, Carèra
- PagareScaià
- PaiuoloRantech, Nigrer
- PaneStrìdech, Maròch
- PastoreTacolér, Crösc, Fedér
- PauraOlva, Spàch, Schèch
- PecoraTàcola
- PiangereBredà
- PidocchioStorlì, Soféch
- PolentaGana, Pastocia
- PregareSlacà ‘l salvàdech
- PrigioneCamösa
- RubareFrissà, Brinà, Carpinà
- SaccoSgorlér
- SaleRösca
- SeteScabiéra
- SiOl
- SoleLussinant, Scerusér
- SordoTapù
- SpiaStobbia
- StallaCaldùsa
- StortoGalöp
- StradaCalca, Calcusa
- SuonareSmorfià
- TabaccoSanàr
- Tabarro, mantelloGainèl
- Te, tuTo masér, to madro
- TosatoScamösàt, Spelöcat
- Uomo forteTaröl
- UovoAlbüs
- UvaMocia
- VaccaMarna, Sgorla
- VecchiaBaldra
- VedereSömà, Balcunà, Stobbià
- VeterinarioPalpogn de mòles
- VinoScabe, Masnì
- ZoppoGalöp, Sghèrlo, Batüs
Perché un gergo
Nel Seicento buona parte della pianura padana era incolta e malsana, e i pastori vi pascolavano quasi ovunque. Con le bonifiche, con la proprietà privata sempre più frammentata e con l'espansione del capitalismo agricolo lo spazio per le greggi si ridusse. Molti contadini proibivano persino il passaggio sui loro terreni, e i pastori finirono lungo gli argini dei fiumi e ai margini delle strade. Parlare in gaì permetteva di accordarsi sugli spostamenti senza essere capiti, ed era anche un motivo di orgoglio.
L'anno del pastore
- Autunno. La prima brina o una nevicata precoce decidevano la partenza. Le mete dei monchiesi erano la Maremma e la pianura padana. Si partiva con il cane, l'asino con il basto e due bisacce, il tabarro nero, il cappello di feltro, l'ombrello verde di tela cerata e il bastone dal manico ricurvo, detto palpignan o scavrì. Il viaggio durava settimane e si arrivava in pianura verso Natale.
- Inverno. Era la stagione più dura. Una nevicata in pianura costringeva a pregare qualche bir di aprire una stalla vuota e a comprare il fieno a caro prezzo. Poteva servire il «foglio di pascolo vagante», che certificava la salute degli ovini.
- Primavera. Con l'erba nuova crescevano i contrasti con i contadini, e spesso si pascolava di notte. Tra fine maggio e inizio giugno si risaliva ai monti.
- Estate. Sui pascoli alti c'era una capanna con la rapasola, un letto di rami e foglie. Si faceva il formaggio, si aiutava la famiglia con il fieno e a metà agosto si tosava per la seconda volta.
Il gregge raramente apparteneva per intero a chi lo conduceva. I contratti erano la mezzadria, che divideva a metà il frutto lasciando il capitale al proprietario, la soccida, che dava al pastore una parte della proprietà del bestiame, e il contratto «a cap sod», con una cifra fissa annuale per ogni capo. In Maremma l'affitto dei pascoli si pagava con la fida, una tassa sul numero delle pecore che finiva nelle casse dello Stato senese e da cui nacque il Monte dei Paschi. Chi aveva poche pecore le univa a quelle dei vicini in un solo gregge portato al pascolo a turno, secondo un accordo chiamato la zvenda.
La tosatura si faceva due volte l'anno ed era un lavoro collettivo. La lana di primavera si filava, quella di fine estate, più corta e detta lana da guaimm, serviva per imbottire trapunte e materassi. Durante la transumanza i pastori imparavano a orecchio i canti di altre regioni, e così la Pia de' Tolomei e i brani del Maggio toscano sono entrati nella tradizione orale di Monchio.
Fonte · Giacomo Rozzi, I pastori, la transumanza e la «Slacadùra di tacolér», in «Le Valli dei Cavalieri», annuario n. 26, 2009. Il vocabolarietto originale è di Giuseppe Facchinetti, Slacadùra di tacolér, Codogno, Tipografia A.G. Cairo, 1921.
Il tarom dei calderai della Val di Sole
Nell'alta Val di Sole, in Trentino, i ramai ambulanti parlavano il tarom, chiamato anche gaìn. Il calderaio è ciapèra o brunasèr, da brunàs, il ferro. Lo trascrisse Cesare Battisti, che ne fece parte della sua tesi di laurea e lo pubblicò nel 1906 sulla rivista «Tridentum». Per grammatica e sintassi il tarom segue i canoni del ladino parlato nell'alta Val di Sole. I solandri emigravano, scrive Battisti, «di preferenza nel Veneto, nelle Romagne e in Toscana, pur non tralasciando le altre terre italiane e la Francia».
Il glossario riporta molte frasi d'uso, che fanno sentire il gergo in bocca a chi lo parlava. Che gheza che gai e no gai necia da stapir vuol dire «che fame che ho, e non ho niente da mangiare». El sluma e nol slaca necia, guarda ma non parla. I brunaseri l'è le gran stampe, i calderai sono dei gran furbacchioni. La bicicletta è brida de brunàs, l'asino di ferro, e il medico è zoador dei sbalatori, colui che va dai morenti.
Tarom, gergo dei calderai della Val di Sole337 voci · glossario di Battisti
Nessuna voce corrisponde alla ricerca.
- Albesi, AlbisiUova
- Alla caréraPari sul gioco
- AmbrunaSera
- AncispaSterco, Merda
- ArsantDenaro
- ArtefenePatate
- ArtibiPane
- ArtúsMestiere
- ArzágolMembro virile
- ArúzIn fretta
- BacànMaritoel bacan stoina i bornoi alla mania, il marito fa le corna alla moglie
- BadiálBuono, Bello
- BagiContratto
- BaitaCasabaita del barzola, casa del diavolobaita nel moncio delle ciorle, casa rustica
- BarbinaCapra
- BarbusteiGioventù, Giovanotti
- BarbínCapretto
- BarlofaLingua
- BaronèlaGiornata
- BarzólaDiavolo
- BasofiaMinestra
- BattentOrologio, Cuorebattent della santocia, campanade tut ruf battent, di tutto cuore
- Battent de la santociaCampana
- BeataMancia
- BeciaPecora
- BefDeretano
- BefardaPistola
- BelardaOrecchia
- BergaFame
- BergrufFurto
- BertoldiFagiuoli
- BertélPorta
- Besi (i)I signori
- BianchinLatte
- BindochFrate
- Biolda, BiordaCamicia
- BlancosLatte
- BlestosarScrivere
- BlestosiMarenghi
- BlestósLibro
- BlestósaLettera
- BlestóseCarte da giuoco
- BodriMare, Fossobodri che zoa, fosso d’acqua che scorre
- BofàrlFucile, Schioppo
- BolaCittà
- BolesaBottiglia
- BolessaMisura trentina dei liquidi
- BolgiaAndare a zonzoAndare in bolgia, dicesi dei calderai che non hanno negozio stabile
- BorlásGendarme, Soldato
- BotesaScarpa
- BotesánaCalcioBotesàna en del bef, pedata nel deretano
- BotesèrCalzolaio
- BridaAsino, Cavallobrida de brunàs, la bicicletta
- BrionePatate
- BrodósCaffè nero
- Bronz, BronzèlaSborniana bronzela de quele badiale, una sbornia fenomenale
- BronzaTesta
- BrugnacaCaffettiera
- BrunasèrCalderaio
- BrunásFerro
- BrustélFrumento, Grano
- Burlas, BurlascGendarme
- BásiaScodella grande
- BésolPiagnucoloso
- BólderiTedeschi, Pidocchi
- BólesLitro
- CalcósiStradoni
- CamolGendarme
- CamóciaPrigione
- CanipaNaso
- CareraOsteriaalla caréra, pari sul gioco
- CarpidorLadro
- CarérOste
- CiaoliBestiame minuto
- CiapèraCalderaio, Ramaio
- CimeriCappelli; Capelli
- CimérCappellocimer della baita, tetto della casa
- CiorlaVacca
- CiufarRubare, Prendereciufar el blancos alle farele, mungere le vacche
- CiufélDiavolochel ciufél te strusia, che il diavolo ti porti
- Ciugot, CigotSalameperca su sot che stanzia el cigot, ciufel, petel en tiragna nunc et in ora mortis nostris amen, guarda il soffitto dove c’è il salame, piglialo, mettilo in tasca, “nunc et in ora mortis nostris amen”
- CiugoteLucaniche
- Ciósp, CìosperaVecchio
- CobiarDormireciufa la polonia che zoam a cobi, prendi la lanterna che andiamo a dormire
- CodogniSassate, Pugni
- CricaPipa
- CrichiZolfanelli
- CricárFumare
- Cruscar al zamerPerdere al giuoco
- CruscárPerdere
- CóbisPrete
- DespasinarAprire
- El me odenIo stesso
- EmbaginUbbriaco
- EmbaírUnirsi ad una donnaho ciapà n’embaida, la mi è andata male
- EmboschidorLuogo comune, Cesso
- EmbrunasérFabbro, Calderaio, Magnano
- EmpasinaChiave
- EmpasinárChiudere
- EmpiombarCapire
- EncispadorRitirata, Cesso, Luogo comune
- Engaboladora de rantegCatena del fuoco
- EngabolárLegare
- EnghirardaA credito
- EntartidorRitirata, Luogo comune
- EnzampoiarSposare, Maritare
- EnzampoiarseSposarsi
- EnzoaínaIn giro
- EsliAsino
- FardéiMuli
- FardéloBaule
- FareiBuoi
- FareleVacche
- FarelinVitello
- FilibusèlaVulva
- ForelaFinestra
- FulCiarlatano, Testa sventata
- FélesDebito
- GaimGergo dei calderai solandri
- GalúpServo
- GarelaScodella
- GarolfCane
- GarzétiMedico
- GazanaOrso
- GhezaFameche gheza che gai e no gai necia da tapir, che fame che ho! e non ho nulla da mangiare
- GhirardiDebitori
- GialdínZecchino
- GianIoel me gian, io stesso
- GianiNoi
- GibolRagazzo, Individuo
- GisàlbaFurbo
- GnarelRagazzino
- GnifelaRagazzina
- GnifonGiovanotto
- GnifonaRagazza
- GnifoncelRagazzino
- GratósaRogna
- GregaBarba, Ziogrega soto el moc, baffi
- GrengenarSonare
- GrisínFerro
- GrisòpFreddo
- GroppolosiPeccati
- GözePatate
- IochélaMarsina
- IonaGiubba
- IstèkLìel cobia giò istèk quel gibol, dorme laggiù quel tizio
- LanzegherPoliziotto
- LaorOrdignolaor da scabi, botticello
- Larghignol del moncioPrato
- LecárdaPadella
- LestraBottiglialestra dal scabi, bottiglia del vinolestri o lestre nelle tapine, anelli
- LestroTerrasmêrges doi biose sulla bronza che el cobia nel lestro, dategli due schiaffi sulla testa che deva dormire a terra
- LicheGendarme
- LippaLingua
- LiscaFannullone
- LofiMale, Brutto
- Lofi scheaUno che paga male
- LonghinAnno
- LordaStalla
- LoscarNascondere
- LucirPiangere
- LupiaFame
- LusneiOcchi
- LusnelSole
- LussínDi poco valore
- LöcPorcello, Bestia, Sporco
- LögiaDonna di mondo
- MaggerMolto bene
- MaisaVentre
- MalgaCittà
- ManiaDonnamania ciospa, donna sposataMania gnifela, donna nubile, giovane
- MaralinSasso
- Marina (La)Sale
- MarnigaGozzo
- MaölaTesta
- MocarRidere
- MochNaso, Furbol’è n moch, è un furbo
- MocheneMontagne
- MochinTabacco
- MochinaPipa
- MochinarFumare
- Mocio mocioPiano pianomocio mocio che l’è anche al me oden de quei slonzi, piano piano che sono anch’io di quei paesi
- MolesìnRicotta
- MoncioFieno
- MordentiDenti
- MorelaAcqua
- MorfantaBocca
- MorgheraRicco
- MorniaCarne
- NeciaNo, Niente
- NegrinaCocoma
- NobisquoqueMembro virile
- Nonzi, NonzoiPiedi
- OdenStessoel me oden, io stessoel stanzia el me oden, ci sono anch’io
- OfaPaura
- Ofi, Ghe vegnù ofiGli è venuto male
- OleBotte, Busseole al bindoch, bótte nai frati
- OntosUntostoina ontos, metti unto nel ciboontos del blancos, burroontos de löc, lardo
- PalaiolaCamicia
- PamplaniPidocchi
- PasinaChiave
- PasinarChiudere
- PatumLetto
- PedrinaProstituta
- PelerPovero
- PellocLadro
- PeloniCapelli
- PercarVederenol ghe perca da quel lusnel, non ci vede da quell’occhio
- PerfSacco
- PertegarPercorrerepertegar la calcosa a rödoi, fare la strada a piedipertegar la calcosa col brida de brunas, fare la strada in bicicletta
- PociarTimbrarepociar le blestose, timbrare le lettere
- PoloniaLanterna
- PozagnSecchio dell'acqua
- PáusPadrone
- PögiaGravidal’è pögia, è gravida
- QuitekQuitorna quitek, vieni qui
- RantèlPaiuolo
- Raspent, RespentPollo
- RaspentaGallina
- RebaiaPolenta
- ReclantaMorosa
- RemarCacciar viarema for dei bacuel gibol, manda via quel tipo
- RossetRame
- RufFuoco
- Rufa-patumScaldaletto
- RufarDar fuocorufete el bef, fatti benedire
- RödolPiede
- SaltentiPidocchi
- SantociaChiesa, Messa, Festasantociar, pregare, andare in chiesasantociarse, andar a confessarsi
- SaosCampagna malandata, in malora
- SbaladoraMorte
- SbalarMorire
- SbelinarPulire, Lavare, Lustraresbelinar el rantel, pulire il paiuolo
- SberlaPezzona sberla de artibi, un pezzo di pane
- SbeziferarScrivere
- SbiosaSchiaffo
- SbrisarAndar a gambe all’aria
- ScabiVino
- ScabiadorUbbriacone, Bevitore
- ScabiarBere
- ScabieraSete
- ScabrinBastone
- ScabrinaLegna da bruciare
- Scabrinador del rufStufa
- ScabrineBocce da giocare
- Scabrine zoade de sgiavelGiuoco del bigliardo
- Scalembra, SgalembraSedia
- ScalembreScale
- ScalembroPianta di alto fusto
- ScaraminelleTesta leggiera
- ScarpaciaTorta
- ScateiTesticoli
- ScheadorChe paga bene, Generoso
- ScheiarPagare
- ScheixPaga
- SciarinarPisciare
- SciarosGiorno
- ScorzMantello
- ScotonFrate
- SefeniDenti
- SfoiosaCarta da lettera
- SfoioseCarte da giuoco
- SfoisaPasta, Lettera
- SgagnaAcquavite
- SgasirAmmazzare, Morire
- SghilbarselaCavarsela
- SghingaGamba
- SghirardarRiscuotere i debiti
- SgiavelBastone
- SgrebenCampo, Prato cattivo
- SlacarParlareel sluma e nol slaca necia, guarda ma non parlaslacar en gain, parlare il gergo dei ramai
- SlaffaStoffa
- Slandrin del mochFazzoletto da naso
- Slandrin del patumLenzuolo
- SlanziPidocchi
- SleltrarVendere
- SlobiaSvogliatezzagho slobia, ho poca voglia
- SlonghineAnni
- SlonzPaese
- SlumarGuardare
- SmergerDaresmergio dò sbiose, do due schiaffi
- SmorellarPiovere
- SnaiderSarto
- SniclarLavorare, Fare i mestieriche la snicla ela, che lavori lei
- SocVesta
- Spigarda, SpingardaPaglia
- SpolfiaFarina
- SpolfiadorMulinaio
- SpolfierMugnaio
- SportoloniOcchiali
- SpozziMustacchi
- SpáverGran signore
- StampaFurboi brunaseri l’è le gran stampe, i calderai sono dei gran furbacchioni
- StangheGambe
- StanziarAvere
- StapirMangiare
- StarlucCretino
- StavelFormaggio
- SterzColtello
- StoblarAscoltare, Spiarese ì parla ofi dei nos giani, ascolta quel che dicono; se parlano male di noi
- StodoiPidocchi
- StoinaPezzo grandena stoina de rebaia, un pezzo di polenta
- StoinarLavorarestoinar gnifele, corteggiare le ragazzestoinar na blestosa, scrivere una letterastoinar scabrina, rompere, spaccare legna
- StolfaPuzza, Coreggia
- StonzenarBallare
- StorteaBottega
- StringheLegnate
- StropeBoschi, Montagne
- StrusarPortare
- TapinaMano
- TarantoleVesti
- TardosaNotte inoltrata
- TaromGergo dei calderai solandri
- TartarGuadagnaree tì ciapéra che t’enpiombel el gain, fa mocio, che se tarta badiala, ghe scabiem na bolesa, e tu ramaio che conosci il “tarom”, stà zitto, che se fai buoni guadagni berremo una bottiglia
- TartidorRitirata, Cesso
- TartirCacare
- TartosChe apportò buon guadagno
- TartufolPatata
- TavecFratello
- TaveciaSorella
- Tiragna, En tiragnaTasca, In tasca
- TireCalzoni
- TirentVento
- TocGatto
- TogniFinanziere
- Toma e zoaVieni e và
- TomarVenire
- ToparDare
- TridaVentre
- UfePatate
- VedrosinBicchiere
- VertelUscio
- ZamerGiuoco
- Zoa, zoaVa là
- ZoadorChi vàzoador dei sbalatori, medico (colui che và presso i morenti)
- ZoarAndare
- Zurlo da scabiarCaffè
Integrazione del vocabolario127 voci · raccolta successiva
Nessuna voce corrisponde alla ricerca.
- Albarèl, AlbisUovo
- AndadaSterco
- BaiocMoneta. Come aggettivo, falso
- BaràmbolePatate
- BarbaZio
- Barba (en)A dispetto
- BarbisePatate
- BarzàgoiCoglioni
- BarzùchAsino (aggettivo)
- BasòfiaScodella di terraglia, in dialetto bàsia
- BedoItaliano
- BerfaCalce spenta
- BerlicheteDiavolo
- BernaVacca
- BerzaFame
- BesünaSignora ricca
- BesturloStupido, eccentrico, bastian contrario
- BezolfStupido, come besturlo
- BigòraSvanita, cretina, stramba
- BofardaDoppietta
- BoriDenari
- BötesaScarpa
- BregiàrOffendere
- Brendòs (a)In gran quantità
- BridaAsino (animale)
- BronzaTesta
- CalegonPentola in genere
- CarpirRubare
- CasFienile
- CiarosDomani, giorno
- CiosiCampi e prati, campagna in genere
- CiòspèreGrossi secchi da stagnare
- CiurloCaffè da bere
- Cobi (nar a)Andare a dormire
- CorèntStagno
- CrapaTesta
- CruscarlePrenderle
- Curmartel, CulmartelCapitombolo
- DrelaVacca
- EmboschidaCacata
- EmboschirCacare
- EncorentàrStagnare
- En lusUn pochino
- EntaciàrScrivere
- EntopàrRappezzare
- EnzampoièriMatrimonio
- FilipaOrgano genitale femminile, come filibustela
- Fis-ciàrBere
- GaiofaTasca
- GatòrbolaPrigione (passato anche nel dialetto)
- GionaGiubba larga
- GozPovero
- GözaFameche göza che gai e no gai necia da stapir, che fame che ho e non ho niente da mangiare
- GraspentaGallina
- GratarRubare
- GrelaVacca scadente
- GrelàrPicchiare, battere, offendere
- GreladòrBastonatore, offensore
- LampaPigro, indifferenteno far el lampa, non fare il menefreghista
- LofGhiotto. In dialetto è il lupo
- LofiMale (aggettivo)me fa lofi la borela, mi fa male la testa
- LusSottovoceslaca lus che 'mpiomba i bedi, parla sottovoce che i signori capiscono
- MalscherpaUva
- MarolfePatate
- MèloPiombo
- NifelRagazzo
- NipaNiente
- No slacar nipaFar silenzio
- OlarselaFarsela
- Olarsela en le tireFarsela nei calzoni
- OlvaPaura
- PasinaChiave
- PasinarölFabbro che fa serrature, chiavi e grimaldelli
- PelandaDonna di mala vita
- PelocarRubare
- PertegadaViaggio a piedi
- PiscöpCaduta
- Rachele, RachelaAcquavite
- RantekPaiolo
- RosarVino
- RuscarlePrenderle
- SbelinàrPulirechi ben sbelina, ben encorenta, chi ben pulisce bene stagna
- SbertidorMorentezoadar dei sbertidori, medico
- SbertidoraLa morte
- SbertirMorire
- SbronzelaUbriacatura
- ScaiarPagare
- ScatélRagazzotto
- ScatelàrPrendere in giro, beffare
- SciapinBuono da niente
- S-ciapìnSpaccalegna
- ScorzPaletò
- SganferloZoppo
- SgheiscAffamato
- SgnacàrMetteresgnàchel en tiragna, mettilo in tasca
- SgnafaBoccaccia
- SgnafarMangiare avidamente
- SgrafignarRubare
- SgrifaMano
- SlafChiacchierone
- SleferCucchiaio (dal tedesco)
- SmoinarCorteggiare
- SmorelaPioggia
- SolfaCapra
- SpantegarPerdere oggetti un pochino alla volta
- SpantegiarRantolare
- SpigarolGrano
- StodolPidocchio, detto anche trotaplan
- StoinLavoro in genere
- StoìniOggetti da riparare
- StortégaBottega
- StortegarNegoziante
- SvaltrarVendere anche a basso prezzo
- SvogherParenteè sberti el me svogher, è morto il mio parente
- TaborScemo
- TagorenAbitante della Val Camonica (entrato nel dialetto)
- TibecTalel'as percà quel tibec, l'hai visto quel tale
- TiboraDiarrea
- TirStraccio
- TóderloTedesco (dispregiativo)
- TolfaSaccoccia
- TopaPezza di rame per rappezzare i paioli. Anche tedesco (entrata nel dialetto)
- UsmarVedere
- VerdogiaErba
- VerdosFrutta verde
- ZiozufelDiavolo
- ZurloPrete
Una poesia
La raccolta che ho in scansione la presenta come la sola poesia pubblicata in tarom solandro.
A slacar giust n'ho mai smoinà gnifèla,
ma quan che ho slumà ti su la forèla
de na báita lassù fra i nossi slonzi
vergot de nöf me s'è stanzià 'n te 'l cör
e coi lusnèi che me pareva 'mbronzi
da quel ciaròs n'ho pù percà che ti.
E fin ch'el zoadòr dei sbertidòri
no 'l dirà che l'è ora de zoàr
e ciaperò 'n te l' bèf 'na botesada
e no sarò pù bon de stonzenàr
e pertegàr col ràntech la calcósa
e amò dopo che sarò sgasì
la me manìa sarásti demò ti.
A dir il vero non corteggiai mai una ragazza, ma quando vidi te sulla finestra d'una casa dei nostri paesi, sentii di aver in cuore qualcosa di nuovo; e, cogli occhi imbambolati, da quel giorno non vidi che te. E fin quando il medico non dirà ch'è ora d'andarsene e avrò un bel calcio nel di dietro e non sarò più capace di saltare e correre sulla strada col paiolo sulla schiena, ed anche dopo che sarò morto, tu sola sarai la donna del mio cuore.
Due racconti
La stessa raccolta contiene due prose con la traduzione a fronte. En ciapèra gaìn (Un furbo ramaio) racconta di un garzone di calderaio che la vigilia di Natale chiede polenta e un po' di fieno a un contadino ricco e viene quasi cacciato. Nella notte il padrone si sente male per il troppo mangiare, e i figli corrono dal ramaio, perché i calderai ambulanti passavano anche per medici. Lui accende due candele, tira fuori il libro dei debiti e con voce da orso recita in gergo la sua preghiera.
«Bacàn, has smergiù nécia st'ambruma stapìr al ciapérà, sbertìsi, tàbor!» e tuti a respònder: «Amen».
I presenti si convincono che il vecchio sia salvo e offrono al ramaio carne, pane e vino. Il racconto è dedicato alla memoria di Odoardo Focherini, «di vecchia stirpe ciapéra».
Na cacia al gazana (Una caccia all'orso) è un racconto storico di Vermiglio. Nell'autunno del 1851 dieci uomini del paese salgono a cacciare l'orso che si era visto sui greppi di Presena. L'animale ferito travolge Marcantonio il funaio, gli spezza un braccio e gli cava un occhio, poi fugge alle grida degli altri e va a morire presso una sorgente. Marcantonio, che tutti credevano morente, visse fino a novantun anni. La testa dell'orso fu spedita al museo di Innsbruck e i cacciatori riscossero la taglia del governo, con cui mangiarono e bevvero per diversi giorni.
Tre gerghi trentini a confronto
La scansione si chiude con le prime due pagine di una tavola che mette in colonna il gergo degli arrotini della Val Rendena, quello degli spazzacamini della Val di Non e quello dei ramai della Val di Sole. Copre le voci italiane da A a «bastonatore». Le sigle delle fonti presenti nell'originale sono omesse.
| Italiano | Arrotini, Val Rendena | Spazzacamini, Val di Non | Ramai, Val di Sole |
|---|---|---|---|
| abitante della Val Camonica | tagòrn, tagoren | ||
| accendere | rüfàr | dar ruf | |
| accendisigari | càncar | ||
| acqua | morèla | morèla | morèla |
| acquavite | borzàga, brusca, martàna, pelùga, racàgna, rachèle, (s)balanzona, sgana, strìa | grègia, rabiosa, rachèle, snòp | sgnapa, rachèla, palinca, spagna |
| aceto | agrés, scabièra | ||
| aerei | mosconi, tavani | ||
| affamato | sberzià | emberzà, sberzà | |
| afta epizootica | sgerlosa | ||
| ago | spontosa | ||
| alloggio | cubio, patùm | ||
| ambulante | baticasòn, cròmar | clòmer | |
| amico da non fidarsi | òden | ||
| ammalarsi | entaizàrse | ||
| ammalato | crònich, marot | entaizà | |
| ammazzare | stinciàr | stincàr | |
| amorosa | calzinàc' | fràila, manìa | manìa, reclanta |
| andare | zoàr, (s)cafcietàr | zoàr | zoàr |
| andare un po' qua, un po' là | nar en bólgia, nar en zoaina | ||
| andar per aria, scivolare | sbrisàr | sbrisàr | |
| anello | zerciòs | cierclos | |
| anello del paiolo | cigót | ||
| anni | lùni | sgopolosi | slonghine, longhìn |
| ano | büs | ||
| appestarsi | 'mpegolàrse | empegolarse | |
| appestata | 'mpegolàda | empegolada | |
| aprire | despasinàr | ||
| arnese | tàtar | laor, tàtare | |
| arrestare | binàr, 'mbarcàr, 'mpacàr su | ||
| arrotare | ('m)babiàr, imbabiàr, slavaciàr | ||
| arrotatura | ('m)babiàda, imbabiada | ||
| arrotino | carisöl, lèpa, slàifar, slavàc, tiracampanèi | ||
| asciugamano | fràgòn, sugatapine | ||
| ascoltare | stoblàr | ||
| asino | arbìch, bürich, camòr, ciùrlo, tamanìn | èri, ésel | brida, esli, èri |
| asino (aggettivo) | barzùch, sobrìch | ||
| astuto | gaìn | bergnìf, bargèl, sbergnìf | |
| attenzione! | trino! | ||
| atto carnale | lustrada, pociada, siringada, stanziada, tociada, trombada | sgabanada, lustrada, 'mpironàda | |
| automobile | rodela, zoèla | ||
| avaro | granito, carìntio, carpèla, tignìz | tegnìc | |
| avemaria | barlòca | ||
| avere | stanziàr | stanziàr | stanziàr |
| avvocato | magnòn | ||
| baffi | barbìs, moscoèc, squac' | sgnàuzi | barbìsi |
| bagnarsi | smorelàrse | ||
| bagnato | sciarinà | ||
| balbettare | chechiàr | ||
| ballare | tortìr | stonzenàr | |
| barba | grèga, grèca, copaciöc | grèga | |
| barbiere | pelaciòrle | taios, tosasgiarolfi | |
| bastonatore | sgrelador, stomblador |
Tra gli spazzacamini della Val di Non gaìn vale «astuto». È un indizio su che cosa volesse dire, per chi lo parlava, il nome stesso del gergo.
Fonti · Cesare Battisti, Il tarom o gaìn, gergo dei calderai della Valle di Sole nel Trentino, «Tridentum», fasc. II, 1906 (di pubblico dominio). L'integrazione del vocabolario, la poesia, i due racconti e la tavola comparata vengono da una raccolta a stampa successiva che possiedo solo in scansione, senza frontespizio.
Il rügín dei magnani della Val Colla
La Val Colla sta a nord-est di Lugano e confina con la comasca Val Cavargna. I suoi calderai ambulanti, i magnani, parlavano il rügín, uno dei gerghi più ricchi della Svizzera italiana, con circa seicento parole tramandate soprattutto in glossari scritti dai parlanti stessi. Nicola Arigoni, del Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona, ne ha studiato i prestiti.
Quattro secoli di strada
| Anno | Testimonianza |
|---|---|
| 1484 | Un Petrus de Borilis de Colla è debitore verso Gio. Giacomo Serbelloni per del rame comprato a Milano. |
| 1536 | Una carta dell'Archivio Torriani di Mendrisio ricorda una lite tra un oste di Chiasso e «un biricchino magnano di Colla». |
| 1591 | Il curato di Colla scrive al vescovo di Como che circa 150 uomini della parrocchia sono fuori «a far il magnano» e tornano a Natale e a San Pietro. |
| 1803-1808 | I registri dei passaporti di Lugano sono pieni di «ramari» valcollini diretti a Varese, Desio, Monza, Milano, Pavia, Piacenza, Brescia, Verona, Parma, Genova. |
| 1854 | Il curato Francesco Malfanti di Sonvico compila un manoscritto di sedici pagine, «Gergo e linguaggio furbesco de' magnani di Val Colla». |
| 1934 | Oskar Keller pubblica il primo studio scientifico e avverte che il gergo vive ormai sulla bocca di pochi superstiti. |
| anni Cinquanta | Il mestiere scompare. |
Le piazze delle città erano il luogo dell'incontro. Un magnano intervistato da Aldo Petralli ricordava che Milano era «un punto di incontro di parecchie corporazioni di artigiani ambulanti». Carlo Butti di Vegna, in Val Cavargna, teneva con il padre una piccola bottega di stagnino ad Alzano, nella Bergamasca. I gerganti di valli diverse si capivano tra loro. Uno spazzacamino di Intragna diceva di un magnano della Val Colla che u ingalmiva tütt, capiva tutto.
Da dove vengono le parole
| Voce | Significato | Origine |
|---|---|---|
| basèrga | chiesa | poschiavino e plat di Bormio |
| dardèla | lingua | dardéll, attestato a Bondo in Bregaglia |
| gnórsa | pecora | bregagliotto nórza, di origine romancia |
| guarnéra | carne | gergo poschiavino, «carne salata essiccata» |
| guèita | acqua | poschiavino sguata, urina |
| madé | strada | poschiavino, «via tracciata nella neve» |
| mèla | falce fienaia | poschiavino méla, lama |
| vigol | paese | bregagliotto vigh |
| cirle | pidocchio | plat bormino cirlo, ubriaco, per il barcollare |
| matüscia | torta | dialetto della Val Cavargna, dove è una torta tipica |
| biscòff | vescovo | tedesco Bischof |
| züflica | calzolaio | tedesco Schuhflicker |
| bötes | scarpe | svizzero tedesco Böde, suole |
| smèsser | coltello | tedesco Messer |
| sgnòzz | baffi | svizzero tedesco Schnauz |
| èrle | padre | tedesco Herrlein, diminutivo di Herr |
| claus | chiodo | friulano di Tramonti di Sotto, paese di ramai ambulanti |
| picci | soldi | toscano picciolo, moneta di poco valore |
| sferlö | soldi | toscano ferlino, quattrino |
| chinéa | capra | italiano antico chinea, cavalcatura dai passi corti |
| bagüta | barba | baùta, la mantellina con maschera |
Il termine composto bötes de reménghe, zoccoli, alla lettera «scarpe di legno», è un calco del tedesco Holzböde.
La parentela con il Trentino
La scoperta più sorprendente di Arigoni riguarda proprio il tarom di Battisti. Ventisette parole del rügín si ritrovano soltanto nel gaìn della Val di Sole e nel tarón degli arrotini della Val Rendena, due valli lontane, i cui ambulanti i magnani ticinesi incontravano sulle piazze del Nord-Est. Una voce fa da spia. Bestósa, lettera, corrisponde al solandro blestósa, che è formato sulla parola dialettale della Val di Sole blésta, «strato compresso da un peso». La parola è quindi nata in Trentino ed è arrivata in Ticino come prestito.
| Rügín | Significato | Gaìn e tarón |
|---|---|---|
| artüsc | lavoro | artús (S, R) |
| baianín | campanile | baiaréli, campane (R) |
| beliarda | orecchia | belarda (S) |
| bestósa | lettera | blestósa (S, R) |
| bestosá | scrivere | blestosar, leggere e scrivere (S) |
| brünasc | ferro | brunás (S) |
| brünascè | fabbro ferraio | brunasèr (S) |
| cocócia | testa | cucùcia, cucùza, «far la pelle» (R) |
| in zováina | storto, ritorto | enzoaina, in giro (S) |
| ghisalpe | lupo, orso | ghisalpa (S), ghisàlba (R), orso e diavolo |
| gnifèll | ragazzo | gnifèl, gnufèl, gnifon, gnifoncel (S, R) |
| gnifèla | ragazza | gnifela, gnifona (S, R) |
| ghisòpa | neve | grisòp, freddo (S, R) |
| magér | grande, molto | magger, molto bene (S, R) |
| marina | sale | marina (S) |
| òden | con il possessivo forma i pronomi personali (el mè òden, io) | oden (S, R) |
| percá | vedere | percár (S) |
| pèrfe | sacco | perf (S) |
| tècch | qui | quitecch (S), chitèc (R) |
| smèrg | dare | smerger (S, R) |
| spigarda | stalla | spigarda, paglia (S), spingàrda (R) |
| sterlèra | botta, percossa | sterléra (S) |
| tavécc | fratello | tavecc (S) |
| tavécia | sorella | tavecia (S) |
| trida | borsa degli attrezzi | trida, portamonete (S), trìda, ventre (R) |
| stòrta | porta | stortea, bottega (S) |
| zamerá | giocare | zamarár, giocare alla morra (S, R) |
| Rügín | Significato | Gaìn e tarón |
|---|---|---|
| albes | uovo | albesi (S), albarìn (R) |
| brüna | notte | ambruna (S, R) |
| cispa | birra | ancispa (S), cìspa (R), sterco |
| artibie | pane | artibi (S, R) |
| bèff | deretano | bef (S, R) |
| bertòlde | fagiolo | bertoldi (S), bartòldi (R) |
| bóla | città | bola (S, R) |
| caréra | oste, osteria | carér, caréra (S, R) |
| ciòspe | vecchio | ciósp (S, R) |
| cobiá | dormire | cobiar (S), cubiár (R) |
| còbis | prete | cóbis (S), clòbis (R) |
| garólfe | cane | garolf (S, R) |
| lechèta | padella | lecarda (S) |
| longón | anno | longhin (S), longón (R) |
| manía | donna | mania (S), maniva (R) |
| mòria | carne | mornia (S) |
| nipa | niente | nipa (S) |
| ólba | paura | ólva (R) |
| patüm | letto | patum (S, R) |
| rüspanta | gallina | raspenta (S, R) |
| rebaia | polenta | rebaia (S), rèba (R) |
| rüff | fuoco | ruf (S, R) |
| scheá | pagare | scheiar (S), scaiàr (R) |
| ciariná | urinare | sciarinar (S, R) |
| spólfia | farina | spolfia (S, R) |
| stanziá | stare | stanziar (S, R) |
| stavèll | formaggio | stavel (S, R) |
| tartí | defecare | tartir (S), ntartìr (R) |
| töder | tedesco | töter (S), tödarlo (R) |
Arigoni spiega questa somiglianza proprio con la distanza. Le parole di un gergo lontano suonavano diverse e straniere, e per questo erano più facili da adottare. Il rügín, come ogni gergo, va pensato come un codice che è cresciuto negli anni, partendo dalla base comune cinquecentesca e accogliendo via via parole dai dialetti, dalle lingue e dai gerghi incontrati per strada. Per riconoscere questi scambi servirebbe uno strumento più volte annunciato e mai realizzato, un atlante gergale italiano.
Fonte · Nicola Arigoni, L'altro altro. Prestiti nel gergo dei calderai ambulanti della Val Colla (Canton Ticino), «Argotica», 1(9), 2020, pp. 21-34.
10Fonti e letture
Le opere da cui vengono gli appunti e una bibliografia per continuare.
Prima le opere da cui vengono gli appunti di questa pagina, poi l'elenco di riferimenti e consigli di lettura che accompagna la grammatica LOS, dove la lingua sta insieme a erbe, leggende, mestieri e storie di paese.
Le fonti di questa pagina
- Nicola Arigoni, L'altro altro. Prestiti nel gergo dei calderai ambulanti della Val Colla (Canton Ticino), «Argotica», 1(9), 2020.
- Cesare Battisti, Il tarom o gaìn, gergo dei calderai della Valle di Sole nel Trentino, «Tridentum», fasc. II, 1906.
- Ducato di Piazza Pontida, Vocabolario italiano-bergamasco, consultabile su ducatodipiazzapontida.it. È la raccolta più ampia del dizionario in cima alla pagina.
- Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, Bernardoni, 1853.
- Michele Consoli e Ghérman Ivanovschi, Regolamentazione della grafia LOS e Regolamentazione della grafia LOF, con le schede di grammatica LOS.
- Giuseppe Facchinetti, Slacadùra di tacolér, Codogno, Tipografia A.G. Cairo, 1921.
- Pietro Monti, Saggio di vocabolario della Gallia Cisalpina e celtico, Milano 1856.
- Matteo Rivoira, Nomi di animali nei gerghi storici italiani: qualche appunto, «Rhesis», 9.1, 2018.
- Giacomo Rozzi, I pastori, la transumanza e la «Slacadùra di tacolér», «Le Valli dei Cavalieri», n. 26, 2009.
- Antonio Tiraboschi, Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni, seconda edizione, Bergamo, Fratelli Bolis, 1873, con l'appendice Il gergo de' pastori bergamaschi, 1879.
- Walter Venchiarutti, Longobardi e longobardismi. Spunti e suggestioni antropologiche nelle consuetudini del Cremasco.
- Martino Vitali, La rassa bergamasca.
Riferimenti bibliografici e consigli di lettura
Lingua, dialetti e gerghi
- Bergamascamente, Umberto Zanetti, Lubrina Bramani Editore (Bergamo), 2017.
- Dizionario dei mestieri in bergamasco, Umberto Zanetti, Sestante Edizioni (Bergamo), 2005.
- Il gaì delle valli bergamasche e della Valle Camonica, Giacomo Goldaniga, Tipografia Valgrigna (Esine), 2016.
- Vocabolario del dialetto di Borno, Luca Ghitti e Giacomo Goldaniga, Tipografia Valgrigna (Esine), 2021.
- Culp de mòrbe, Bruno Milesi, Grafica Monti (Bergamo), 2016.
- Saì a che sant tacàs, Guerino Brozzoni, Edizioni Gruppo Aeper (Torre de' Roveri), 2017.
- Dizionario indoeuropeo della lingua latina, Grzegorz Tokarski, LAS (Roma), 2016.
- Filologia germanica, Nicoletta Francovich Onesti, Carocci (Roma), 2015.
- The Oxford Introduction to Proto-Indo-European and the Proto-Indo-European World, J. P. Mallory e D. Q. Adams, Oxford University Press, 2006.
Storia, luoghi e tradizioni
- Le genti bergamasche e le loro terre, Giovanni Cappelluzzo, Provincia di Bergamo, 1999.
- Cognomi e famiglie del bergamasco, L'Eco di Bergamo, 2000.
- Bergamo e la bergamasca nelle immagini tra Ottocento e Novecento, L'Eco di Bergamo.
- Leggende bergamasche, Carlo Traini, Tipografia G. Carrara (Bergamo), 1938.
- Pacì Paciana, Marina Assanti e Stefano Cattaneo, Editrice Velar (Gorle), 2020.
- Ricerche storiche e contributi sulla via Priula, Associazione socio culturale Priula.
- Sivlì e sivlòcc, Valter Biella, Centro Studi Valle Imagna.
- Lizzola, Felice Bellini e Walter Pinessi, Edizioni Villadiseriane (Villa di Serio), 1996.
- Saluti dalla Valle Serina, Roberto Belotti, Corponove (Bergamo), 2006.
- Serina ai tempi di Macondo, Roberto Belotti, Corponove (Bergamo), 2009.
- Tempo di guerra, Roberto Belotti, Corponove (Bergamo), 2003.
- Banca di credito cooperativo di Sorisole e Lepreno, Roberto Belotti e Davide Agazzi, BCC (Bergamo), 2004.
- C'era una volta…, Cristian Bonaldi, Corponove (Bergamo), 2015.
- Profumi e sapori di un tempo, Cristian Bonaldi, Corponove (Bergamo), 2011.
Erbe, piante e animali
- Piante e animali del mondo contadino bergamasco, Giampiero Valoti, Lubrina Bramani Editore (Bergamo), 2020.
- La salüte e po' piö, Guerino Brozzoni, Edizioni Gruppo Aeper (Torre de' Roveri), 2012.
- Le erbe della salute, Comunità Montana Valle Brembana, Ferrari Edizioni, 1999.
- Cent'erbe, Libritalia (La Spezia), 2002.
- Corso di erboristeria applicata, Sandro Morriconi, Bottega Verde (Pienza), 1991.
- Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione dal Reader's Digest (Milano), 1986.